Festival del Romance, a Roma un'edizione di successo
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Si è tenuto a Roma il 21 settembre 2024 il Festival del Romance Italiano che, dopo l'edizione primaverile dello scorso marzo, è approdato in una capitale baciata dal sole, al Marriott Park Hotel di Roma, dove sin dalle prime ore del mattino già moltissime persone si sono messe in fila per poter accedere all'evento. Le porte del FRI - come è comunemente chiamato nel settore - si sono aperte alle ore 10 e nella grande sala preposta all'evento scrittrici e scrittori di romance hanno accolto con gioia e riconoscenza tutti coloro che hanno acquistato il biglietto nella speranza di avere un autografo o una foto.
Nonostante la grande mole di persone presenti all'evento, l'organizzazione del FRI è stata impeccabile: la stanza era stata divisa in corridoi e una mappa indicava ai partecipanti dove avrebbe potuto trovare la casa editrice o l'artista del proprio cuore, di modo che la giornata si svolgesse nel modo più fluido possibile. C'era anche la possibilità di "ordinare" dei braccialetti per i nomi più richiesti, come quello di Naike Ror allo stand della Always Publishing, oppure per cercare di smaltire le lunghe file presenti anche agli stand di grandi case editrici, come la Salani.
L'evento si è svolto con estrema tranquillità e la sensazione che si è respirata per tutto il tempo è stata quella di una festa i cui partecipanti erano tutti felici di esserci. Spesso, nel mondo dell'editoria, il genere romance (con le sue variazioni) è ancora vittima di forti pregiudizi. Genere principalmente legato al pubblico femminile e, proprio per questo, considerato inferiore rispetto agli altri generi della narrativa, il romance è spesso il bersaglio di pregiudizi così radicati che è difficile estirparli da una cultura abituata a pensare che solo ciò che porta dolore, fatica o sofferenza abbia il diritto di esistere. Quando si parla di romance, anche i lettori che ne usufruiscono diventano obiettivi di insulti più o meno velati e più o meno gratuiti: quante volte, sotto un post che parla di questo genere, abbiamo letto frasi come "ma leggi libri veri", "questi libri sono tutti uguali", "erano meglio gli harmony". E la cosa più sconcertante è che spesso queste critiche arrivano da chi quelle storie e quel mondo non le conosce. Peggio, arrivano da chi non è nemmeno interessate a conoscerle. Ecco perché il Festival del Romance Italiano è un evento così seguito e così amato: perché offre un luogo sicuro, un safe space, dove non c'è giudizio, dove non ci sono critiche mosse per il semplice piacere di sentirsi superiore a qualcuno. L'edizione romana ha mantenuto questo stato d'animo: i corridoi della sala dell'hotel erano pieni di persone che ridevano, che condividevano una passione, che si consigliavano libri, che trasportavano felici trolley, zaini e carrelli della spesa pieni di libri, di storie attraverso le quali sognare, divertirsi o allontanare anche solo per un attimo il peso di questa realtà che ci vuole produttivi ma sempre tristi, sempre arrabbiati.
Il pubblico si è concentrato sui propri beniamini e sebbene rimanga il divario fortissimo tra l'attenzione data a chi pubblica con una grande casa editrice rispetto a quelle più piccole e indipendenti o a chi usa il self-publishing, la sensazione che si è avuta passeggiando tra i corridoi, guardando le nuove uscite - come ad esempio Come Darcy di Erika Pomella presente allo stand della Triskell Edizioni - o riscoprendo titoli già molti amati è stata quella di una giornata magica, a tratti stancante, dove ognuno cercava di dare volto e concretezza a quelle storie che a volte sono capaci di salvarci anche da noi stessi. Sarebbe utopistico aspettarsi che tutti i denigratori del romance si svestissero dei loro pregiudizi e provassero a visitare il FRI - la possima edizione è a marzo 2025 a Milano -, per capire quanto possa essere bello condividere una passione in modo tanto libero e profondo.