I tre moschettieri, il musical con le musiche di Giò di Tonno debutta a Roma
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"Tutti per uno, uno per tutti" è il motto che accompagna I tre moschettieri, capolavoro firmato da Alexandre Dumas che ora torna a teatro in una nuova veste, grazie a I tre moschettieri - Opera pop, diretto Giuliano Peparini, con testi scritti da Alessandro Di Zio e musiche composte da Giò Di Tonno. Prodotto da Stefano Francioni Produzioni e dal Teatro Stabile d'Abruzzo, I tre moschettieri - Opera pop racconta la storia tramandata dal capolavoro letterario. Il guascone D'Artagnan (Sea John) arriva a Parigi con il sogno di diventare uno dei moschettieri del re. Ma, appena giunto nella capitale francese, finisce con l'essere sfidato a duello da tre moschettieri: Athos (Giò Di Tonno), Porthos (Vittorio Matteucci) e Aramis (Graziano Galatone). Ben presto, però, i nemici finiscono con il fare squadra comune contro Rochefort (Leonardo Di Minno) e il suo superiore Richelieu (Christian Mini) che, con l'aiuto di Milady (Camilla Rinaldi), vogliono portare la guerra in Francia. Con l'aiuto dell'amata Costanza (Beatrice Blaskovic) e del fidato Planchet (Gabriele Beddoni), D'Artagnan e i moschettieri faranno di tutto per evitare che i piani del cardinale vadano a buon fine.
Se la trama dell'opera pop è strettamente canonica nel seguire il testo di Dumas, quello che sorprende è la messa in scena. La prima cosa che va sottolineata è che I tre moschettieri - Opera pop non si contenta di essere un musical e un'opera teatrale, ma si fa anche racconto metalinguistico. Prima ancora che lo spettacolo abbia inizio, infatti, sul palcoscenico appaiono operai che "mettono in ordine" il palco, tra rumore di cantiere e chiacchiericci di fondo. Poi, uno di loro, trova un libro. Si siede e comincia a leggere. Così entra in scena Dumas in persona (Roberto Rossetti), che racconta l'opera che scrive. In questo modo i personaggi sono sia "persone reali" sul palco, ma anche maschere e ombre che vivono solo attraverso le parole dello scrittore che le ha cavate dal fondo della sua immaginazione. In particolare, c'è una scena in cui Dumas muove la mano e i personaggi parlano, proprio per sottolineare questo legame tra creatura e creatore, tra scrittore e personaggio. Come a voler smascherare "a voi che guardate" l'illusione che si cela dietro ogni racconto e, insieme, il paradosso di soffrire per personaggi che non esistono e che pure sono così concreti e tridimensionali da apparire come reali, come amici di cui condividiamo la sorte. Questa scelta metalinguistica, che in qualche occasione rompe la quarta parete, aggiunge un fascino aggiuntivo a un'opera che di per sé funziona già benissimo.
Con le coreografie di Veronica Peparini e Andreas Muller, I tre moschettieri - Opera Pop cattura lo sguardo anche per la scelta - tutt'altro che scontata - di usare per scenografie e costumi anche materiali che sembrano di scarto: scatole, lastre di ferro, nastro segnaletico. Come a voler sottolineare l'evanescenza del potere e della nobiltà, come a dare all'intero spettacolo il compito di ricordare a tutti che spesso, quello che si vede, non è reale e che anche le sale e le persone più chic e ricche nascondono un'anima che può essere marcia, corrosa dalla ricerca e dalla rincorsa del potere. Si tratta dunque di uno spettacolo dove niente viene lasciato al caso, dove ci sono numerosi livelli narrativi, di modo che qualsiasi spettatore possa trovare nello show quello che cerca: l'emozione, la partecipazione, il coinvolgimento, ma anche quegli elementi di denuncia e critica che sono propri all'opera di Dumas. Opera che, ça va sans dire, ha richiesto qualche taglio e qualche "spiegone": ma il tutto è stato risolto in modo così elegante, quasi ereditando la tradizione dei trovatori, che tutto l'impianto funziona così bene che alla fine le due ore di messinscena volano via, lasciandoti quasi un vuoto nel cuore. Straordinarie le interpretazioni di tutti gli attori in campo: dai mille volti di Milady alla capacità di Vittorio Matteucci di restituire un Porthos così reale da dare davvero l'impressione che i personaggi di Dumas di uscire dalle pagine del libro. Da Graziano Galatone che si lancia tra la folla a Christian Mini che riesce a dare il volto a un Richelieu assetato di potere, crudele e languido. Senza necessità di fare l'elenco di tutti gli interpreti, non c'è attore o ballerino sul palco che non appaia perfettamente in ruolo, capace di recitare col corpo e le espressioni oltre che con le voci. Davvero uno spettacolo da non perdere.