Il mago dell'aria, il libro che celebra il mito e l'infanzia di Philippe Petit

Con 'Il mago dell'aria', Mauro Garofalo offre al pubblico una versione inedita di Philippe Petit, colui che diede un'anima alle Torri Gemelle, camminando nel vuoto in una calda mattina d'estate
Il mago dell'aria. L'infanzia immaginaria di Philippe Petit, il funambolo tra le Torri Gemelle

C'è un motivo se si dice che Phillippe Petit abbia dato un'anima alle Torri Gemelle, decenni prima che il simbolo di New York diventasse il memento di uno degli attacchi terroristici più spaventosi degli anni Duemila, capace di sancire l'esistenza di un punto di cesura tra un prima e un dopo. Quelle torri che, con gli anni, erano diventate il simbolo dell'operosità dei newyorkesi e della capacità degli Stati Uniti di dominare tutto, all'inizio non erano altro che una presenza ingombrante e strana nello skyline di New York, qualcosa che i cittadini guardavano se non proprio con ostilità almeno con una nota di sospetto. Questo almeno fino alla mattina del 7 agosto del 1974, quando un funambolo francese tese una fune tra la Torre Nord e la Torre Sud e decise di sfidare l'aria e il vento, camminando nel vuoto senza alcuna corda di sicurezza. Quel giorno Philippe Petit divenne una leggenda universale, un mito che camminava tra le nuvole e, con la sua passeggiata nel cielo, rese le Torri Gemelle qualcosa di vivo, qualcosa di pulsante. Qualcosa che finalmente poteva intrecciarsi alla storia e al passaggio di New York, fino a diventare una ferita che, a distanza di 23 anni, sanguina ancora. 

L'impresa di Philippe Petit, di questo funambolo e circense che ricercava la magia sin dalla più tenera età, è stato spesso soggetto di opere di intrattenimento e di cultura, come il film di Robert Zemeckis The Walk, o il documentario Man on wire. Tra le opere che più recentemente hanno trattato il tema e il "personaggio" c'è Il mago dell'aria, romanzo di Mauro Garofalo edito Mondadori, un libro sognante e pieno di sogni, che miscela "l'immaginazione del ladro" a fatti reali, tracciando l'infanzia immaginaria e immaginata di Petit, prima ancora di camminare sul filo, prima ancora di scoprire che la sua ambizione più grande era tenere i piedi lontani dalla terra per poter portare la testa più vicino alle nuvole: non solo per sfuggire a una realtà opprimente, ma anche per fondersi col vento, per creare qualcosa di grandioso che gli permettesse di essere visto. Con questa premessa è evidente che Il mago dell'aria non deve essere "affrontato" come se fosse una biografia, una lista pedissequa di date e verità. Mauro Garofalo non è interessato a scrivere la verità nella sua totalità e nella sua accuratezza, proprio come Philippe Petit non ha mai avuto alcun interesse ad essere solo quello che gli altri si aspettavano da lui. Per questo la lettura de Il mago dell'aria somiglia più che altro alla lettura di una (bella) fiaba: al centro del racconto - soprattutto per tutta la prima parte - c'è un bambino figlio di un militare alieno e di una ballerina dallo sguardo vuoto. Un bambino che scopre l'importanza di convivere con la solitudine e che insegue la magia: il Philippe Petit di Garofalo è un bambino sensibile, accorto, che vuole curare la mamma con l'impossibile, che vuole essere visto mentre tenta ciò che non può essere e che è sempre alla ricerca dei "luoghi preferiti", quei "non-spazi" in cui può sentirsi a casa: che sia in sella a un cavallo o nella casa dei nonni. 

Scritto con il punto di vista soggettivo del suo protagonista, che si esprime attraverso la prima persona singolare, Il mago dell'aria sfrutta la struttura di una confessione a cuore aperto, un dialogo diretto tra l'artista immaginato e il lettore che immagina. Questo Philippe Petit fatto di carta e inchiostro si rivolge (come sempre) al suo pubblico, reclama la sua attenzione, attende di essere reso tridimensionale dallo sguardo di chi è incuriosito dalla sua esistenza. E Mauro Garofalo è molto bravo a miscelare l'onirico e il reale, il fatto concreto e il frutto dell'immaginazione. Questo anche grazie a uno stile ricercato, riflessivo, fatto di interrogativi e paure, di ambizioni e tentativi più o meno riusciti. Starà al lettore, se ne avrà voglia, sbrogliare l'inganno denunciato sin dall'inizio del romanzo, oppure scegliere di lasciarsi ingannare dalle mani abili di uno scrittore che, come un mago, non permette a nessuno di vedere i propri trucci. Consigliatissimo, soprattutto a chi è ancora affascinato dalla figura di Philippe Petit.