La luce nei suoi occhi, intervista all'autore Carlo Lanna

'La luce nei suoi occhi' è il nuovo romanzo di Carlo Lanna, appena approdato sul mercato grazie a Narae, una casa editrice che ha rispolverato il concetto di 'feuilleton', portandolo nel nuovo secolo. Ecco cosa ci ha raccontato l'autore di questa straordinaria avventura
La luce nei suoi occhi di Carlo Lanna - Poster

È approdato sul mercato editoriale lo scorso 12 giugno La luce nei suoi occhi, il nuovo romanzo di Carlo Lanna per Narae, un'app del Gruppo Mondadori, che permette ai lettori di avvicinarsi a storie appartenenti al genere romance "a puntate". I capitoli, infatti, hanno una distribuzione cadenzata, proprio come avveniva per i feuilleton. La luce nei suoi occhi è un romanzo MM ambientato in epoca Regency che può essere catalogato nei trope del forbidden e impossible love.

Qui la sinossi ufficiale del romanzo:

East Sussex, 1812. Thomas è un giovane locandiere che ha imparato a vivere nell'ombra,  nascondendo i propri desideri in una società che condanna ogni deviazione dalla norma. Quando nella sua locanda entra Richard, marchese bello e tormentato, la sua vita ordinaria viene stravolta. L'uomo, in fuga da un destino fatto di convenzioni e matrimoni combinati, riconosce in Thomas la stessa fame di libertà. Tra sguardi rubati, carezze proibite e parole non dette, i due si scoprono simili, attratti da un sentimento che nessuno dei due osa nominare. Ma nell'Inghilterra della Reggenza, l'amore tra uomini è un crimine, e ogni passo verso la verità può costare caro. Divisi tra dovere e desiderio, segreti familiari e minacce che incombono, Thomas e Richard dovranno decidere se combattere per l'amore o rinunciare a esso per sempre. Perché anche nel buio più fitto, basta una scintilla per accendere la luce.

Proprio in occasione del lancio del nuovo romanzo, abbiamo avuto l'occasione e il privilegio di intervistare l'autore, che ringraziamo per il suo tempo e per la sua disponibilità. Ecco quello che ci ha raccontato.

Cominciamo parlando proprio della distribuzione di La luce nei suoi occhi, dal momento che rappresenta tanto una novità quanto un ritorno al feuilleton. Che cos'è una webnovel e che cos'è Narae?

L'idea di Narae è molto semplice: è una casa editrice che sfugge dalle logiche di una pubblicazione tradizione. Conserva tutte le tecniche più particolari del feuilleton francese ma spinge su libri di buona fattura, concepiti per un lettore onnivoro e che è in cerca di romanzi contemporanei o di romanzi storici. La webnovel – già molto famosa in Francia dove Narae è nata – rappresenta l'evoluzione del feuilleton. Prima veniva pubblicato sui giornali, ora appare sul web. Tramite un'app – che si può scaricare in modalità gratuita – c'è la possibilità di immergersi in un mondo fatto di storie e di emozioni. All'inizio, Narae ha portato in Italia solo traduzioni di webnovel (soprattutto coreane), poi si è aperta alle produzioni originali. E "La luce nei suoi occhi" è una di queste.

Come hai scoperto dell'esistenza di Narae?

In realtà non ho un ricordo ben preciso. Ho conosciuto Narae per puro caso, mentre navigavo su Instagram. Sono rimasto stupito quando ho scoperto che il Gruppo Mondadori ha investito su una start-up dove si parla e si pubblicano libri. Con la crisi dell'editoria è qualcosa di unico. Ho studiato un po' il catalogo poi, una volta che hanno aperto le selezioni per autori e autrici italiani, ho pensato di inviare il mio libro. Alla fine, dopo un mesetto, ho ricevuto la proposta di pubblicazione.

Pensi che l'idea di distribuire un romanzo «a puntate» sul web sia legato all'abbassamento della soglia dell'attenzione di questo periodo storico? Oppure è più legato al successo di piattaforme come Wattpad?

Per prima cosa, c'è da fare una distinzione tra Narae e Wattpad. Il primo non compensa l'altro: sono due cose differenti. Hanno un sistema di fruizione simile, ma la differenza sta nella cura dei testi. Wattpad è una sorta di palestra per chi vuole "diventare" uno scrittore, Narae è una vera e propria casa editrice che ha una cura quasi manicale sia nel testo che nell'approccio con il pubblico. Di per sé, c'è già un abbassamento della qualità dei libri che si trovano in vendita e il settore è in crisi nera (anche se dall'esterno non sembra). L'idea di un ritorno alle origini, però, credo che sia nata solo per rispondere a un'esigenza e trovare spazio in un mercato saturo e un modo per innovare il settore. C'è ancora molta strada da fare ma le intenzioni finali di Narae sono molto nobili.

Tu hai una grande esperienza con la scrittura, sia come giornalista che come scrittore. Pensi che sia cambiato il modo di raccontare tanto le storie quanto la verità? Le parole hanno ancora un loro potere o sono diventate anch'esse qualcosa da mettere solo in mostra?

Sono diventato giornalista nel 2014 ma ho collaborato per alcuni blog già dal 2009. Erano tempi diversi, rispetto a quelli che stiamo vivendo. Nell'arco di questo lungo spazio temporale ho visto e ho fatto praticamente di tutto. La scrittura è cambiata: ha perso il suo potere salvifico. Non c'è più la voglia di raccontare qualcosa ma di rincorrere solo la polemica sterile. Lo vedo sia in ambiato giornalistico che in quello editoriale. Nei libri ora si parla solo di trope, di scrivere quanto più veloce possibile per pubblicare il prossimo romanzo (che nessuno leggerà), senza pensare all'importanza della parola e del messaggio che dovrebbe essere veicolato. Per questo sto vivendo un periodo di disillusione. Credo molto nell'importanza della buona scrittura e il fatto di non poterlo fare come vorrei, be', mi crea molto disagio. Non è un'accusa diretta a nessuno. La società ha scelto questo cambio di rotta.

Parlando di La luce nei suoi occhi, il tuo ultimo romanzo, uno dei temi principali è quello dell'amore proibito. I protagonisti si innamorano in una società che ritiene i loro sentimenti non solo sbagliati, ma anche illegali. Perché hai scelto proprio questa ambientazione e questo taglio narrativo?

È stata una scelta che ho ponderato bene e dopo che ho studiato con attenzione il mercato dei romanzi storici ambientati in epoca Regency. In questo sottogenere ho notato che c'erano poche storie dalle sfumature LGBT e quindi ho deciso di imboccare la strada, sperando che fosse quella giusta. Dato che è stato il mio primo romanzo storico ho avuto molte difficoltà nel trovare la chiave giusta, poi una volta che la storia "è arrivata" mi sono lasciato coinvolge dai personaggi e delle loro interazioni. Il taglio così introspettivo è stato voluto, perché ho pensato che fosse giusto sottolineare la sofferenza di Thomas e Richard (i due protagonisti) nel dover far fronte sentimenti veri e sinceri in un mondo che li ritiene sbagliati. Una parabola che riflette anche sul mondo in cui viviamo.

Un tema, appunto, che per quanto sia terribile da dire è ancora molto attuale e che avevi già affrontato anche nel tuo romanzo precedente. Quale potrebbe essere una via o comunque un piccolo passo avanti per accettare il fatto che l'amore è di per sé libero e non dovrebbe mai essere condannato?

Il discorso non è facile. Oggi si nota ancora una certa avversione in tutto ciò che è diverso ma è nella diversità, invece, che si trova la vera autenticità. Il tema, infatti, da me è stato affrontato in altre storie ma sempre con naturalezza e senza forzature perché è questo il vero senso dell'amore. Per far cadere questo "falso mito" ci dovrebbe essere una maggiore attenzione, non solo da parte delle istituzioni ma, più che altro, ci dovrebbe essere un insegnamento da parte di scuola e famiglia nel far comprendere che l'amore non ha bisogno di etichette e che mai e poi mai deve essere condannato.

Qual è stata la sfida più ostica mentre scrivevi La luce nei suoi occhi?

Sono nato come autore di romanzi contemporanei quindi ho avuto difficoltà nel far parlare i protagonisti secondo gli usi e costumi del tempo che, come è ovvio, sono diversi dai nostri.

E qual è invece l'elemento che ti ha dato più soddisfazione? Quello che ti ha fatto sentire che avevi scritto una storia che valeva la pena condividere?

Sono sincero: ho trovato molta soddisfazione durante la scrittura della parte finale della storia. Lì, una volta che ho sciolto il nodo narrativo (ero finito in un vicolo cieco), ho compreso di avere tra le mani una storia di grande impatto emozionale. E spero che lo abbia notato anche il lettore.

Una cosa che mi è piaciuta, durante la lettura, è che i tuoi protagonisti portano in sé una traccia costante – anche se a volte nascosta – di gentilezza. E trovo che sia un sentimento molto spesso sottovalutato, come se fosse un difetto invece che una virtù. È qualcosa che hai messo volontariamente nel romanzo o magari è solo un riflesso della tua visione del mondo?

In tutto quello che scrivo lascio sempre un pezzetto di me. È come se fosse una sorta di "marchio di fabbrica". Non lo faccio per un motivo in particolare ma è un modo per distinguermi. Noto che nel panorama letterario di oggi dove non c'è nessun tipo di identità, apprezzo che i lettori possano trovare (e ritrovare) un riflesso di me e di un aspetto della mia vita, magari per comprendere meglio gli aspetti della loro vita.

Qual è invece la cosa più strana e quella più sorprendente del pubblicare una webnovel a puntate? Come autore, per te è cambiato qualcosa? Non so, nei feedback del pubblico o nella partecipazione alla lettura.

Tutta l'avventura che ho vissuto e che sto ancora vivendo è stata la cosa più strana e sorprendente. Fin dall'inizio e fin da quando ho preso confidenza con la mia editor mi sono reso conto di far parte di qualcosa di veramente bello e originale. Come autore non sono cambiato ma ho compreso tanti e nuovi meccanismi per sfruttare tutte le potenzialità di una storia.

Un aspetto che apprezzo sempre molto della tua produzione è il fatto che non ti adagi mai sugli allori e sei sempre pronto a sperimentare, a cambiare strada, passando dalle storie romantiche ambientate a New York al romanzo in costume. C'è un genere o un sottogenere che magari non hai ancora affrontato ma in cui ti piacerebbe cimentarti?

Sono così anche nella vita vera e al di fuori della scrittura. Sono (e credo che lo sarò sempre) affamato di un mucchio di cose: come i viaggi, la fotografia, il cibo e la moda. Quanto ai libri, invece, mi piacerebbe tornare a quello che è il mio primo amore, ovvero il fantasy. Come lettore è qui che sono nato e, come senso di compiutezza, mi piacerebbe scrivere una storia del genere. Il fantasy e le sue declinazioni permettono di scrivere senza confini e regalano allo scrittore tutti gli strumenti per dare sfogo alla propria creatività.

Che cosa vuol dire per te, oggi, essere uno scrittore?

In fondo al cuore – ma molto in fondo – mi sono sempre sentito uno scrittore, prima ancora che pubblicassi il mio primo romanzo. Oggi è una questione ben diversa, rispetto al passato. Ci sono momenti in cui vorrei "appendere al chiodo" la penna, altre volte in cui mi sento come se potessi conquistare il mondo. Spiegare cosa significa essere uno scrittore è molto difficile. Influisce non solo lo stato d'animo ma anche l'ambiente che ci circonda. Di sicuro sono sempre in cerca di nuove avventure, di nuovi stimoli e di nuove storie da raccontare.