Mamma ho perso l'aereo torna al cinema: 35 anni di un cult visto da una Millennial

Nexo ci ha invitato a vedere in anteprima 'Mamma ho perso l'aereo' prima del ritorno in sala per il trentacinquesimo anniversario del cult di Natale. La visione del film, specie per una Millennial, è stato un vero e proprio tuffo nel passato
Mamma, ho perso l'aereo - Poster orizzontale 2025 (Anniversario 35)

Ci sono film che riescono a diventare l'icona e il manifesto di un'intera generazione. Quando è arrivato al cinema nel 1990, Mamma ho perso l'aereo era "solo" un lungometraggio di Natale, un titolo volto a sfruttare al massimo le festività natalizie, che sono sempre molto proficue quando si parla di settima arte. Probabilmente nessuno - né lo sceneggiatore John Hughes né il regista Chris Columbus né la squadra di produttori - aveva previsto che una storia di un bambino di otto anni costretto a vivere da solo a Chicago per un paio di giorni potesse diventare un titolo fondante della cinematografia natalizia, uno di quei cult di cui oggi sappiamo ancora recitare alcune battute a memoria. Eppure è proprio quello che è successo. Il piccolo Kevin (Macaulay Culkin), che a suon di "voglio vivere da solo!" finisce davvero con il restare solo con sé stesso quando la sua famiglia parte per le vacanze di Natale in Francia, ha finito col diventare amico di tutti noi Millennial, che a quattro, cinque, sei anni abbiamo visto per la prima volta Mamma ho perso l'aereo. Trentacinque anni fa, il film era appunto solo questo: un film. Oggi, trentacinque anni dopo, è diventato un'icona e, insieme, un bagaglio condiviso nel nostro sempre più vasto immaginario collettivo, capace di creare un legame anche tra persone che non si conoscono tra loro. Noi Millennial - e, diciamolo, non solo noi - abbiamo impresso nella mente il volto di Catherine O'Hara mentre urla "Kevin!", mentre è comodamente seduta nella business class di un aereo che la sta conducendo a Parigi. Conosciamo a memoria le espressioni di Harry e Marv (Joe Pesci e Daniel Stern) e, soprattutto, ridiamo ancora come fosse la prima volta quando vediamo i due ladri messi nel sacco da un ragazzino capace di trasformare la propria abitazione in una trappola. 

L'importanza che ha avuto Mamma ho perso l'aereo non solo come prodotto cinematografico ma come vero e proprio fenomeno di massa è rappresentato sia dai tanti film che hanno provato a riproporre la stessa formula senza ottenere lo stesso risultato, sia dal citazionismo che ne è seguito. L'esempio più recente è probabilmente Una notte violenta e silenziosa, il film uscito nel 2022 che vede David Harbour indossare i panni di un Babbo Natale alcolizzato e violento, che interviene per salvare il destino di una famiglia presa in ostaggio durante la notte della Vigilia. E proprio la bambina di questo nucleo familiare in pericolo sarà colei che, dopo aver visto Mamma ho perso l'aereo, ricalcherà l'ingegno di Kevin McCallister per mettere in fuga "i cattivi." 

Nominato ai Golden Globe come miglior film commedia e con due nomination ai Premi Oscar per la colonna sonora, Mamma ho perso l'aereo ha finito col diventare anche un manifesto di malinconia verso un tempo che non esiste più. Ancora oggi, ad esempio, sui social si utilizzano le note di Somewhere in my memory quando si vogliono creare contenuti natalizi che sappiamo però restituire la tristezza verso l'infanzia lasciata alle spalle, la magia persa lungo il cammino o anche il dolore nel petto nel vedere un posto vuoto a tavola la sera della Vigilia. Ecco tutto quello che Mamma ho perso l'aereo rappresenta per noi Millennial. Non è solo il nostro "film di Natale" né quel comfort movie che ci fa pensare alla belle epoque della nostra infanzia. Il film scritto da John Hughes rappresenta in un certo senso quello che siamo stati e quello che speravamo potessimo diventare. E' un film che ci permette di ridere degli scivoloni - letterali! - dei due "topi di appartamento" e, allo stesso tempo, riesce a sottolineare senza toni edulcoranti, moraleggianti o troppo smielati che la magia del Natale non è quasi mai legata a un uomo vestito di rosso o ai doni che porta con sé, ma alla fortuna e al privilegio di avere una famiglia con cui condividerlo. Siamo cresciuti con quell'idea: l'idea della famiglia, delle persone care che restano al nostro fianco anche quando non siamo altro che "les incompetents". Per la generazione Z i Millennial sono cringe, sono quei quarantenni che non sono mai davvero cresciuti, che sembrano essere caduti in una bacinella di qualche sostanza radioattiva che ha rallentato l'invecchiamento della pelle. Ma i Millennial sono anche quelli che hanno avuto la possibilità, per primi, di condividere le passioni attraverso l'uso dei primi telefoni, dei primi SMS: sono quelli che hanno dimostrato che non sempre serve solo la famiglia di sangue e che quella d'adozione può essere altrettanto importante. Ed è per questo che Mamma ho perso l'aereo risuona soprattutto per quelli che oggi si aggirano intorno ai quarant'anni: perché l'importanza della comunità, della condivisione, dello stare insieme senza uno schermo che ci separi, è un marchio distintivo della nostra generazione. Eppure, e qui sta la grandezza del film diretto da Chris Columbus, Mamma ho perso l'aereo è un film che non solo ha sconfitto la prova del tempo, ma non subisce nemmeno la minaccia dell'invecchiamento. 

Il 30 novembre, in occasione delle anteprime speciali che si sono tenute a Milano e Roma, in sala non c'erano solo quarantenni. C'erano bambini con le loro orecchie da renna, bambine con maglioni natalizi che ridevano dell'incapacità di Kevin di prepararsi da solo la valigia. E quando Mamma ho perso l'aereo tornerà al cinema per celebrare in pompa magna i suoi trentacinque anni - il debutto ufficiale del ritorno al cinema è il 4 dicembre - siamo sicuri che la sala cinematografica ospiterà spettatori delle più disparate fasce d'età, perché quando un film riesce a toccare le corde del cuore di certo non si mette a controllare i documenti d'identità o l'età anagrafica.