Tatà, il nuovo romanzo di Valérie Perrin da non perdere

E' appena uscito 'Tatà', il nuovo romanzo di Valérie Perrin per Edizioni E/O, che abbiamo potuto leggere in anteprima. Ecco la nostra opinione
Tatà di Valérie Perrin, copertina libro

Quando in libreria arrivò Cambiare l'acqua ai fiori, nessuno probabilmente era pronto al successo che il romanzo avrebbe avuto. Eppure il libro di Valérie Perrin è diventato uno dei long-seller più famosi degli ultimi anni, capace ancora di attrarre a sé nuove schiere di lettori. Nonostante abbia anche un nutrito gruppo di detrattori, pronti a spiegare perché i suoi libri proprio non funzionano, Valérie Perrin continua ad essere una penna elegante ed estremamente richiesta. Per questo non sorprende l'attesa che circondava l'uscita di Tatà, sua ultima fatica letteraria, appena giunta in libreria grazie al lavoro sempre splendido di Edizioni E/O. La storia è quella di Agnés, una regista con una crisi di ispirazione che ha difficoltà a superare la fine del suo matrimonio e che cerca di andare avanti come può.  La sua vita subisce una svolta quando viene raggiunta dalla notizia che sua zia Colette è morta. Il colpo di scena? Colette era già stata data per morta tre anni prima. Ma allora chi è la donna al cui funerale Agnés ha presenziato? E perché sua zia ha scelto di sparire e di farsi credere deceduta? Per Agnés inizia così un viaggio a ritroso nella vita della zia, per comprendere una verità che non sapeva nemmeno di dover scoprire. 

Costruito su una doppia linea temporale, Tatà è un libro che parla soprattutto dell'arte di raccontarsi. Composto da due linee temporali ben distinte ma comunque intrecciate, il romanzo della Perrin si erge soprattutto sopra l'urgenza di costruire la propria immagine di sé, di far sì che il proprio lascito non sia affidato ai ricordi di altri, ma alla nostra stessa voce, ai nostri ricordi e alle nostre scelte.  Agnés, in questo senso, si fa di nuovo bambina, come se stesse ascoltando una favola di cui conosce già il finale, ma che l'affascina per i capitoli di cui non conosce lo svolgimento. Anche i personaggi che le si muovono intorno - soprattutto gli amici d'infanzia perduti e poi ritrovati - conservano questa caratteristica del racconto. Anche loro diventano frasi e capitoli di una grande storia, di cui Agnés ignora l'esistenza e lo svolgimento e che la portano a indagare su qualcosa di terribile di cui non sapeva niente. Il lettore, proprio come la protagonista, si trova così invischiato in una lettura che si fa scoperta continua, che affascina proprio per questa capacità di essere una sorta di caccia al tesoro dell'informazioni. La Perrin sembra quasi voler utilizzare gli stilemi e i ritmi del thriller per raccontare un giallo che è soprattutto umano. D'altra parte questa è sempre stata la sua arma segreta. Come in Cambiare l'acqua ai fiori e nel successivo Tre, Valérie Perrin si mostra interessata a raccontare la stra-ordinarietà di un'esistenza, miscelandola con un giallo che scava nel passato, dove cicatrici e ferite non hanno avuto il tempo e la possibilità di guarire del tutto. Tatà non fa differenza. Da una parte c'è l'interesse verso Agnés e la sua ripresa, dall'altra la fascinazione per un personaggio come Colette, passata dal lavorare nei campi a diventare calzolaia, attraverso l'incontro con personaggi esotici e contraddittori, ma sempre estremamente affascinanti. Come in una sorta di matrioska, Tatà è quasi un omaggio a Le mille e una notte, con una cornice esterna che serve soprattutto a raccontare molte altre storie, nel quale è sempre facile e piacevole perdersi.

Resta invariato lo stile accessibile e fluido della scrittrice, che riempie le sue pagine di un sotterraneo senso di nostalgia che trasmette a chi legge un sentimento struggente che non ha nulla a che fare con la  morta e l'assenza, ma riguarda quasi la stessa condizione umana, impossibilitata com'è a fermare il tempo e a evitare che il male colpisca le persone che amiamo. Nonostante sia composto da quasi seicento pagine, Tatà è un libro che si divora quasi senza rendersene conto. Un po' perché, appunto, si vuole scoprire il mistero che danza sullo sfondo, un po' perché la lettura si trasforma in un viaggio insieme a personaggi a cui ti affezioni velocemente, tra bambini che muovono le dita su un pianoforte come se non avesse mai fatto altro e una donna che cerca in delle vecchie musicassette l'anima di chi non c'è più. In questo senso, Tatà potrebbe benissimo anche essere interpretato come un omaggio a quella che oggi si chiama slow life, quando quasi ti dovevi meritare le storie e le persone, quando c'erano ore vuote che non vedevi l'ora di riempire con la presenza di qualcuno che per te era un punto fermo, un'àncora, una rassicurazione.