Don't Let the Sun - Immagine dal set

Don't Let the Sun

Film | 2025 | Svizzera e Italia | Trent Film minuti
Don't Let the Sun di Jacqueline Zünd - Poster

Don't Let the Sun è un film del 2025 prodotto in Svizzera e Italia di genere drammatico.  La durata complessiva è di Trent Film minuti. La regia è firmata da Jacqueline Zünd, mentre la sceneggiatura è stata scritta da Jacqueline Zünd, Arne Kohlweyer. Nel cast principale figurano come interpreti: Levan Gelbakhiani, Agnese Claisse, Karidja Touré, Maria Pia Pepe, Cecilia Bertozzi.  In merito alla distribuzione in Italia, la programmazione prevede l'uscita nelle sale cinematografiche da

Di cosa si tratta?In un mondo reso invivibile dal caldo, la vita sociale delle persone si svolge esclusivamente di notte. Un'esistenza regolata e funzionale, dove però le relazioni umane si sono ormai dissolte. Jonah lavora per un'agenzia che fornisce 'sostituti affettivi' a chi non è più in grado di reggere coinvolgimenti emotivi autentici. Quando viene assunto per interpretare il padre di Nika, una bambina chiusa e diffidente, la maschera dietro cui si protegge comincia lentamente a incrinarsi.

Trama

Jonah (28 anni) lavora per un'agenzia che fornisce relazioni umane su richiesta: un servizio a pagamento pensato per colmare vuoti affettivi e mettere al riparo dalle delusioni – perfetto in un'epoca in cui l'intimità è sempre più difficile da raggiungere. Le condizioni climatiche estreme hanno reso impossibile vivere alla luce del sole: la Terra si è riscaldata al punto che le persone sono costrette a vivere solo di notte. Ma se la temperatura esterna è salita, quella interiore, emotiva, affettiva, si è abbassata fino al gelo. 
Jonah non fatica a calarsi nei panni degli altri, a vivere vite non sue. È più a suo agio quando può essere qualcun altro. 
Ma un nuovo incarico lo costringe a uscire dal copione: interpretare il ruolo di padre per Nika, una bambina di 9 anni. La sua malinconia, il suo silenzio lo disorientano. 
Quando Nika inizia lentamente ad aprirsi, qualcosa si muove anche dentro di lui, qualcosa rimasto sepolto troppo a lungo. Il controllo sul suo mondo fatto di finzione e relazioni perfettamente regolate comincia a sgretolarsi. Il loro incontro accende una luce nella notte - una luce che illumina Nika e travolge Jonah fino a bruciarlo. 

Informazioni Tecniche

  • Titolo italiano: Don't Let the Sun
  • Titolo originale: Don't Let the Sun
  • Durata: Trent Film minuti
  • Formato audio/video: Colore
  • Genere: Drammatico
  • Lingua: inglese
  • Anno: 2025
  • Nazione: Svizzera, Italia
  • Case di Produzione: Lomotion, Casa Delle Visioni (Italia), SRF Schweizer Radio Und Fernsehen (CH), Ufficio Federale della Cultura, Svizzera (con il contributo di), Ministero della Cultura - Direzione Generale Cinema (con il contributo di), Zürcher Filmstiftung (con il contributo di), Berner Filmförderung (con il contributo di), Suissimage (con il contributo di), MEDIA Desk Switzerland (con il contributo di), Film und Medienkunst BS/BL (con il contributo di), Migros-Kulturprozent (con il contributo di), SRG SSR (con il contributo di), Focal (con il contributo di)
  • Uscite in Italia: 21 Maggio 2026 al Cinema
  • Uscita al Cinema in Italia:
  • Distribuzione: Trent Film
  • Uscite internazionali: Giovedì 19 Marzo 2026 - Svizzera
  • Conosciuto anche come: Catch You Crying
  • Luoghi riprese: Italia (Milano e Genova), Brasile (São Paulo)

Cast Tecnico e Artistico

Dietro la macchina da presa, per la realizzazione di Don't Let the Sun con la regia di Jacqueline Zünd, si segnala la presenza di Nikolai von Graevenitz per la direzione della fotografia, Gion-Reto Killias al montaggio, Nicole Hoesli per la direzione della scenografia, Sophie Reble ai costumi, Marcel Vaid per le musiche, con la sceneggiatura firmata da Jacqueline Zünd, Arne Kohlweyer.

Interpreti e Ruoli

Produzione

Cast Aggiuntivo

  • Casting Director: Chiara Polizzi.


✖ crediti non completi

Articoli

Video

Curiosità

• Esordio nel cinema di finzione della regista svizzera Jacqueline Zünd.

Note di Produzione

Note di Regia

Durante le riprese di Almost There (2016) in Giappone, ho scoperto qualcosa che mi è rimasto dentro: un'agenzia in cui puoi assumere attori professionisti per interpretare qualsiasi ruolo nella tua vita. Possono essere il tuo migliore amico, marito, figlia, amante o addirittura i partecipanti a un funerale. Sebbene questo fenomeno sembri appartenere più che altro alla cultura giapponese, l'ho visto come una prospettiva inquietante anche per le nostre società in Europa. 
Don't Let the Sun è una storia sulla natura fragile delle relazioni nella nostra epoca post-digitale. Il film esplora tematiche legate all'intimità: come nasce realmente? Che tipo di vicinanza desideriamo? Perché è così difficile permetterci qualcosa che tutti desideriamo? E quanto sono cambiati nel tempo i nostri bisogni di intimità? Nel mio film, non è il mondo digitale a creare distanza tra le persone, ma le condizioni climatiche. La terra si è riscaldata a tal punto che le persone sono costrette a restare al chiuso durante il giorno. Se il calore rende difficile stare bene nella propria pelle, come si può essere vicini a qualcun altro? 
La storia apre riflessioni provocatorie sui legami umani: è sbagliato colmare il vuoto dell'intimità con una sua versione "sostitutiva"? Le relazioni a pagamento sono davvero meno autentiche di quelle spontanee? In fondo, ogni rapporto non è uno scambio? Il film non cerca risposte, ma pone domande che toccano il cuore delle nostre fragilità. 
Il film rappresenta un mondo poco distante dal nostro – non solo per quanto riguarda le relazioni umane, ma anche per l'ambientazione: le persone hanno trasformato la notte in giorno, una possibile conseguenza della crisi climatica attuale che vede le temperature della Terra in costante ascesa. Le situazioni più comuni assumono un'atmosfera del tutto nuova quando si svolgono di notte: un cortile scolastico appena rischiarato da flebili luci artificiali o un tratto di spiaggia illuminato solo dalla luna dove la gente si ferma a nuotare e a parlare diventano luoghi sospesi, quasi irreali. Questa inversione del tempo quotidiano mi affascina profondamente, soprattutto dal punto di vista narrativo e cinematografico. 
Il film è ambientato in una città abitata da persone provenienti da tutto il mondo, che comunicano tra loro in inglese, ognuno con il proprio accento. Una città non più densamente popolata come un tempo, forse perché molti si sono spostati verso zone più fresche. 
In questo scenario frammentato, il complesso residenziale Monte Amiata di Milano si è rivelato il luogo ideale in cui ambientare la mia storia. Durante una visita al quartiere Gallaratese di Milano, sono rimasta colpita dall'architettura di Carlo Aymonino e Aldo Rossi: uno spazio che unisce elementi familiari e visioni futuristiche. Le forme essenziali e la materia spoglia di questi edifici riflettono con forza i paesaggi interiori dei personaggi, dando forma visiva alla loro vulnerabilità e solitudine.

Le location del film

Si è scelto di ambientare il film DON'T LET THE SUN in luoghi con una forte personalità architettonica e una marcata impronta di modernità, per evocare un mondo solo leggermente spostato nel futuro. Le riprese sono state effettuate in gran parte in Italia, a Milano e Genova, in due quartieri che sono diventati un simbolo internazionale dell'architettura contemporanea. La scelta delle location ha avuto un ruolo centrale nella costruzione dell'identità visiva del film. 
A Milano, il film è stato girato principalmente nel quartiere Gallaratese, all'interno del celebre complesso residenziale "Monte Amiata", progettato alla fine degli anni '60 dagli architetti Carlo Aymonino e Aldo Rossi. Un iconico esempio di architettura brutalista con un'impronta estetica caratterizzata da forme geometriche semplici e nette e progettato con l'idea di creare nella metropoli un corpo urbano funzionale e autosufficiente. 
A Milano il film è stato girato inoltre nel bellissimo Museo di Storia Naturale, nei Giardini di Porta Venezia, il primo parco pubblico della città, e nella grande area dismessa dell'ex Macello. Le location a Milano e in Lombardia sono state individuate e rese accessibili grazie alla preziosa e fattiva collaborazione di Lombardia Film Commission. 
Alcune scene del film sono ambientate poi a Genova, in particolare nel grande complesso residenziale di edilizia popolare conosciuto significativamente come "Le Lavatrici" di Pra', progettato nei primi anni '80 da Aldo Luigi Rizzo e destinato a diventare uno dei più controversi edifici genovesi della seconda metà del '900. Oggi riconosciuto come un simbolo dell'Italia in piena trasformazione, questo complesso è caratterizzato da forme monolitiche e da grandi spazi labirintici che arricchiscono l'estetica visionaria e distopica del film.


dal pressbook del film

Eventi

• Il film è stato premiato al Locarno Film Festival 2025 con il Pardo per la miglior interpretazione nella sezione Cineasti del Presente all'attore protagonista Levan Gelbakhiani.

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