E.1027: Eileen Gray e la Casa sul Mare
Trama
Costruì una casa per sé stessa. E si rivelò un capolavoro. Nel 1929 la designer irlandese Eileen Gray realizza in Costa Azzurra un rifugio modernista, intimo e radicale. La sua prima architettura, battezzata E.1027, nasce dall'intreccio delle sue iniziali con quelle di Jean Badovici, con cui la progetta. Quando Le Corbusier scopre la villa, ne rimane affascinato fino all'ossessione: dipinge murali sulle pareti senza permesso e ne pubblica le immagini. Gray definisce quei gesti un atto di vandalismo e chiede che vengano rimossi. Lui ignora la richiesta e costruisce il suo Cabanon proprio alle spalle della casa, imponendo la propria presenza sul luogo fino a oggi. La storia di una lotta fra la forza dell'espressione femminile e il desiderio maschile di controllarla.
Info Tecniche
Cast
Cast e Ruoli:
Eileen Gray
Jean Badovici
Le Corbusier
Louise
Altro cast:
Mix Sonoro: Daniel Hobi.
Gaffer: Peter Demmer.
Suono in presa diretta: Mathias Hefel.
Colore: Hannes Rüttimann.
Trucco: Marina Aebi.
Coreografie: Salome Schneebeli.
Commissaria ARTE: Sabine Lange.
Commissari televisione Svizzera SRF/RTS: Urs Augstburger, Baptiste Planche, Steven Artels.
Coordinatore nazionale SRG SSR: Sven Wälti.
Produzione esecutiva: Regula Keller, Antoinette & Kaspar Müller-Blum, Ellen & Micha-El Ringier, Annette Werenfels.
Produzione: Philip Delaquis (Produzione), Frank Matter (Co-Produzione).
Articoli
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Curiosità
• Le riprese si sono svolte nella vera E.1027, a Roquebrune Cap Martin (Francia), oltre che a Basilea (Svizzera), Vézelay e Parigi. Ulteriori immagini architettoniche sono state riprese nei Paesi Bassi e in Germania.
Il lavoro di Eileen Gray
Eileen Gray nasce nel 1878 in una famiglia aristocratica della contea di Wexford, in Irlanda, ultima di cinque figli. La madre, eccentrica e anticonformista, amava le competizioni equestri e sposò un pittore per provocare la propria famiglia. Gray fu tra le prime donne ad accedere alla Slade School of Art di Londra, per poi trasferirsi a Parigi, cuore pulsante dell'avanguardia degli anni Venti. Riservata e sensibile, trovava nella solitudine del suo appartamento in Rue Bonaparte lo spazio ideale per creare opere visionarie e coraggiose, in anticipo sui tempi.
In ogni scelta, Gray rimase una non conformista, preferendo la libertà artistica alle convenzioni sociali o sentimentali. A Parigi frequentò un ambiente cosmopolita, spesso vicino a artiste che si identificavano come "sapphiste". Non credeva nel matrimonio e condivise la vita solo con pochi amori.
Pur collaborando talvolta con altri artisti, Gray costruiva sempre i propri prototipi, modellandoli fino alla perfezione. Era ambivalente verso la visibilità pubblica e spesso non partecipava alle sue stesse inaugurazioni. Nel 1922 aprì la galleria Jean Désert, frequentata da artisti, scrittori e membri dell'alta società. Non si definiva designer: sulle sue carte da visita elencava semplicemente i tipi di oggetti che creava — paraventi laccati, mobili, lampade, tappeti, decorazioni d'interni. Nel 1923 progettò il Boudoir de Monte Carlo per il XIV Salon des artistes décorateurs. La critica reagì con diffidenza alla fusione di elementi decorativi e modernisti, ferendola profondamente.
Negli anni Venti conobbe Jean Badovici, fondatore della rivista L'Architecture Vivante, figura centrale dell'architettura moderna. Il loro rapporto, intellettuale e affettivo, resta enigmatico. Insieme scrissero l'importante saggio "From Eclecticism to Doubt" (1929), in cui Gray critica apertamente il modernismo dominante e propone una visione alternativa dell'abitare.
La villa E.1027 nasce dalla loro collaborazione, ma porta in modo inequivocabile la firma di Gray. Il nome stesso - E per Eileen, 10 per la J di Jean, 2 per Badovici, 7 per Gray - riflette la complessità del loro legame. La casa è un organismo sensibile, un modello di modernità poetica.
Il primo contatto con Le Corbusier avvenne tramite Badovici. Pur stimandosi a distanza, i rapporti rimasero freddi. Nel 1937/38, dopo che Gray aveva lasciato la villa, Le Corbusier dipinse grandi murali sulle pareti interne ed esterne senza informarla. Nel 1952 costruì il suo Cabanon proprio accanto alla casa, alterando per sempre la percezione del luogo.
Nel 1931 Gray lasciò E.1027 e si ritirò dalla vita pubblica. A 54 anni sentiva il bisogno di solitudine, che trovò nella sua seconda casa, Tempe à Pailla, sulle colline di Castellar. Più piccola ma ancora più sofisticata. Dopo un intervento agli occhi si trasferì a Saint Tropez, restaurando un'antica casa vinicola.
Tra il 1956 e il 1975 raccolse i suoi progetti in un portfolio: fotografie, schizzi, piante, sezioni. Mise in evidenza i mobili laccati, la galleria Jean Désert, E.1027 e Tempe à Pailla, oltre a numerosi progetti mai realizzati. Escluse invece pittura e fotografia, il suo mondo più intimo.
Prima del 1968 era quasi scomparsa dalla scena pubblica. Fu riscoperta grazie a un articolo su E.1027 e celebrata come pioniera della modernità. Morì nel 1976, a 98 anni, chiedendo alla nipote di distruggere tutta la sua corrispondenza privata. Voleva che restasse solo la sua opera.
Note di Regia
Al centro di questo film c'è un conflitto irrisolto. Si potrebbe sostenere che Le Corbusier non abbia fatto nulla di "sbagliato": quando arrivò, Eileen Gray non viveva più nella casa, e Jean Badovici gli diede il permesso di dipingere i murali. Ma è accettabile appropriarsi della visione artistica di un'altra persona? Per me, no. Da questa inquietudine è nato il film.
La violazione non riguarda solo le pareti bianche di una casa. All'inizio del Novecento, le artiste erano confinate agli spazi interni — arredi, decorazione, pittura, scrittura. Gray infranse quel limite entrando nel territorio maschile dell'architettura. Le Corbusier, il "Zeus" del modernismo francese, reagì cercando di ricondurla al suo posto.
Oltre alle questioni di genere, si tratta di uno scontro tra visioni del mondo. Le Corbusier incarnava il mito del genio maschile, competitivo e abilissimo nel promuovere sé stesso. Gray era l'opposto: un'artista inquieta, introspettiva, che si percepiva più come un medium che come una creatrice. Scelse sempre la libertà artistica al posto del potere o dello status. Le Corbusier non si appropriò della sua casa perché lei era una donna, ma perché non sopportava la sua prospettiva diversa — la sua sensibilità, la sua forza, la sua libertà.
Ancora oggi studiosi e restauratori discutono su responsabilità e paternità. La stessa ristrutturazione della villa è stata segnata da visioni opposte. Oggi E.1027 è un museo aperto al pubblico, dove queste due letture convivono e si confrontano. Il dibattito continua.
Note di Christoph Schaub (co-regista e co-sceneggiatore)
Prima di lavorare con Beatrice a questo progetto, avevo già realizzato diversi film sull'architettura, con stili e temi molto diversi. Ma Eileen Gray e la sua casa hanno aperto un territorio nuovo: arte, architettura, storia, personalità — un insieme ricchissimo.
Gray dovette affermarsi come una delle prime architette in un mondo dominato dagli uomini. Portò una voce femminile nel dibattito modernista. L'interesse di Le Corbusier per la sua casa generò una storia emotiva, quasi un dramma. Per raccontarla abbiamo scelto un approccio radicale: niente interviste, niente esperti, niente ricerca della "verità" documentaria.
Abbiamo preferito l'astrazione: creare uno spazio cinematografico dove emozioni e domande potessero emergere. Un luogo in cui anche Eileen Gray potesse interrogare sé stessa. È stato un viaggio impegnativo, ma estremamente stimolante.
dal pressbook del film
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