Roma, Ghetto, la notte del 16 ottobre 1943. Una donna corre sotto la pioggia e grida a tutti di fuggire. È Elena Di Porto: separata dal marito, porta i pantaloni, fuma, gioca a biliardo e fa boxe. Nel ghetto la chiamano "la Matta", e forse è per questo che nessuno le crede quando avverte dell'imminente rastrellamento nazista, di cui ha saputo da fonti sicure. Un affresco che racconta, nell'arco di cinque anni (1938-1943), l'inesorabile ascesa di un orrore fermamente voluto dal fascismo e il coraggio di una donna ebrea dal temperamento ribelle e indomito, che trova una grande protagonista in Micaela Ramazzotti, riscoprendo il dialetto giudaico-romanesco.