I Mastri

I Mastri
Film | 2025 | Italia | 63 minuti
Sceneggiatura: Daniele De Michele

Trama

Con "I Mastri", De Michele continua a studiare il patrimonio materiale e immateriale italiano attraverso un approccio antropologico. Dopo il cibo, ha perlustrato l'Italia per dieci anni alla ricerca di artigiani sparsi nella penisola, raccontando la loro strenua resistenza allo spirito del tempo che li vorrebbe prossimi all'estinzione. Sei Mastri costruiscono i loro manufatti partendo dalla materia bruta: la terra, il legno, il vetro e la pietra. La trasformano e la plasmano attraverso la forza degli elementi naturali: acqua, fuoco e aria. Due alabastrai di Volterra, una giovane liutaia napoletana, dei fabbricanti di pentole di argilla in Romagna, un costruttore di tamburi alle pendici del Vesuvio, un ragazzo senegalese che impara a fare il vetro e Murano, un maestro d'ascia veneziano. Il lavoro li porta a osservare il mondo che cambia, la chiusura delle botteghe, la produzione in serie e la fine della trasmissione dei saperi. Tutto si sintetizza in un'opera effimera e simbolica che ogni anno, da secoli, si costruisce con legno potato a Novoli, in Salento. Metafora del mito di Sisifo, della pietra che si continua a far salire nonostante tutto, perché i mastri, tenaci e orgogliosi, restano a resistere alle intemperie e a difendere l'eternità delle loro conoscenze.

Gli Artigiani

Clara Contadini - Napoli
Clara ha il suo piccolo laboratorio nel centro di Napoli. Bisogna andarla un po' a cercare perché non ha un vero e proprio negozio. La sua forza è il passaparola tra musicisti. È il miglior strumento per valutare se si è bravi o no. 

Moulaye Niang - Murano
Moulaye ha aperto la sua bottega il "Muranero" nel quartiere Castello di Venezia. Passa molto tempo da Perla e famiglia per prendere il vetro e per ritrovare ispirazione nella sua amata Murano. I suoi lavori sono esportati in tutto il mondo. 

Luca Casaril - Venezia 
Luca e il maestro d'ascia che lo accompagnano sono ancora lì, nonostante tutto. Il cantiere resiste, probabilmente perché non converrebbe veramente a nessuno non avere un cantiere che ripari le barche dentro Venezia. 

Antonio (Tonino 'o Stocco) e Raffaela Esposito - Mariglianella
Tonino e Rafilina restano i maestri nella costruzione dei tamburi napoletani. Sono ispiratori della riscoperta della cultura musicale, culturale e gastronomica napoletana, grazie alla loro grande accoglienza. 

Stefano e Mario Simoncini - Volterra 
Mario purtroppo non c'è più. Resta Stefano a presidiare la bottega e a fornire la cooperativa degli Alabastrai di Volterra. Parte del tempo lo occupa per militanza all'Arci Garofano dove cucina tutti i giovedì. 

Maurizio Camilletti e Rosella Reali - Montetiffi
Maurizio e Rosella continuano a fare le loro teglie. Alcune aziende producono teglie di argilla, ma nessuna azienda rispetta le regole e gli insegnamenti degli anziani di Montetiffi. Loro restano gli ultimi eredi di questa grande cultura. 

I costruttori e i volontari della Focara - Novoli
La Focara c'è stata, c'è e ci sarà sempre e per sempre. La si fa da tempi immemori e anche nell'anno della pandemia hanno trovato il modo di farne una. Maestro Renato continua a farla, costeggiato da Claudio, il suo allievo. 

Info Tecniche

Titolo italiano: I Mastri
Titolo originale: I Mastri
Durata: 63 minuti
Formato: Colore
Genere: Documentario
Lingua: italiano
Nazione: Italia
Produzione: Colibrì film, Audioimage, Rai Cinema Vox Communication (in collaborazione con), Fermento (in collaborazione con), Regione Campania (con il sostegno allo sviluppo di), Film Commission Regione Campania (con il sostegno allo sviluppo di)

Cast

Sceneggiatura: Daniele De Michele
Fotografia: Mario Bucci
Montaggio: Paolo Turla

Altro cast:
Aiuto regia: Antonello Carbone.
Color Correction: Simona Infante.
Montaggio del suono e Mix: Marco Saitta.

Produzione: Antonio Borrelli (Produzione), Daniele De Michele (Produzione), Davide Mastropaolo (Produzione).

Articoli

Video

I Mastri di Daniele De Michele | Trailer

Curiosità

• I Mastri è il terzo documentario, dopo I Villani e Naviganti, per il pugliese Daniele De Michele noto come DonPasta.
• Il film si avvale delle risorse del POC Puglia 2014/2020 - Asse VI - Azione 6.7., nell'ambito dell'intervento "Promuovere il Cinema 2024"

Note di Regia

È dal 2017 che giro l'Italia in lungo e in largo alla ricerca di mastri, nello stesso modo in cui a suo tempo sono andato alla ricerca di contadini. In queste ricerche ho fatto esperienza di uno stupore e un incanto nel ritrovare intatte culture millenarie, ma anche di una grande frustrazione, mia e di chi quelle culture le incarna, nel vederne altrettante in pericolo. 
Quello che mi interessava raccontare erano storie di mastri artigiani e delle loro botteghe, che erano laboratori di ricerca, identità, sperimentazione acquisite di generazione in generazione. Dopo aver girato la penisola in lungo e largo e incontrato decine di mastri, ho osservato che a caratterizzarli fosse la non serialità e il voler instillare nell'opera il loro personale tocco, ma con il tempo mi sono accorto che stavo cercando altro. 
Ciò che mi aveva incuriosito è che questi uomini e donne, ripetevano un gesto all'infinito, perfezionandolo sempre di più nel tempo. Il fatto che la loro attività liberatrice, dipendesse dalla reiterazione del gesto, mi ha fatto pensare al Mito di Sisifo, condannato dagli Dei a portare e riportare all'infinito un masso sulla montagna per pagare il pegno di aver cercato la propria libertà. 
C'era un secondo aspetto, che balzava all'occhio. Come l'uomo si prepara a sfidare il tempo? Quel bagaglio di ricordi, conoscenze, sfrontatezze vissute a cosa gli sono servite? A osservarli bene, i vecchi mastri, sceglievano in fondo quello che era più vicino a loro da giovane. Il più inquieto, ribelle, non salvabile per la società, loro se lo mettevano di fianco e lo facevano diventare uomo, ancor più che artigiano. Per loro, l'essenza del mastro non finisce quando va via, ma se smette di insegnare. Come se la sua esistenza fosse parte di una secolare staffetta in cui una comunità protegge i suoi saperi nel tempo. 
Mi venne in aiuto la ricerca che facevo da un decennio sulla Focara di Novoli, in Puglia dove da secoli si costruisce ogni anno, nell'arco di un mese, una gigantesca montagna di tralci di vite, sovrapposte le une alle altre, che viene bruciata come buon augurio per la primavera che arriva. Questo monumento di venti metri di diametro, venticinque di altezza. è costruito dal maestro Renato e il suo allievo, Claudio, si occupano assieme a decine di volontari. Dentro questa Focara, questo totem, si racchiudevano i gesti, i segni, individuali e collettivi che la comunità doveva conservare. 
Questo film voleva essere una ricerca antropologica sul mondo artigiano, ma nel tempo si è trasformato in una ricerca su cosa caratterizza l'essere umano, sul senso che l'uomo dà al suo passaggio sulla terra: il tempo che passa, la realizzazione di sé stessi, la propria eredità. 
Più che mettersi alla ricerca dei motivi e delle cause che determinano la scomparsa dei mastri, il film si interroga sulla possibilità e il senso di tramandare alle future generazioni arti che la storia e l'economia fanno sì che non abbiano più ragione di esistere. 
Ciò che emergerà lungo il cammino è che questa ricchezza è prima di tutto una ricchezza di sguardi sul mondo. L'unicità dei personaggi raccontati, infatti, risiede nella loro capacità di dare concretezza a quegli sguardi nell'incontro con la materia, che, prima ancora che da una tecnica, viene di fatto plasmata da una visione del mondo. Se scompaiono i mastri, non scompaiono prodotti, scompaiono mondi.

Eventi

• Presentato in Concorso per il Cinema Italiano al Bif&st di Bari 2025.