In breve: Johana è una giovane clandestina moldava che in seguito della perdita dell'amica Alina rapisce un tassista per fuggire dal racket della prostituzione. La fuga sarà l'occasione per scoprire se stessa.
Johana è una dei tanti migranti sulla rotta balcanica che tenta la sorte cercando di raggiungere l'Europa. Durante il viaggio si imbatte in un'altra ragazza moldava poco più grande di lei, Alina, con cui stringe un rapporto vitale per la sua sopravvivenza. Giunte in Italia, il loro destino è quello di cadere nelle mani del racket della prostituzione, vittime di un sistema di schiavitù brutale. Alla morte improvvisa di Alina, Johana è sola, senza più nulla da perdere e approfitta di un'occasione che le si presenta per ribellarsi e fuggire. Vagando disperata per la città si imbatte in Lorenzo, tassista friulano di mezza età che rapisce puntandogli contro un'arma e costringendolo a guidare verso l'Austria con l'obiettivo di passare il confine e sparire. Durante il viaggio il rapporto violento e disfunzionale tra i due finisce con il maturare; fiducia e rispetto reciproco si fanno strada tra i mondi estranei e lontani dei personaggi, accomunati dal dolore della solitudine. Johana raggiungerà il confine con la consapevolezza nuova di poter finalmente decidere lei stessa se attraversarlo o meno.
Informazioni Tecniche
Titolo italiano: Il canto di Alina
Titolo originale: Il canto di Alina
Formato audio/video: Colore
Genere: Drammatico
Lingua: italiano
Anno: 2024
Nazione: Italia
Case di Produzione: Akita Film, Oxymoro Creative Studio
Uscite in Italia: Giovedì 22 Ottobre 2026 (Cinema)
Il Canto di Alina è il film d'esordio alla regia di Ilaria Braccialini e Federica Oriente.
Prodotto dal collettivo indipendente Oxymoro Creative Studio con Akita Film, Il Canto di Alina è stato inoltre realizzato con il sostegno di Friuli-Venezia Giulia Film Commission, Marche Film Commission e Fondazione Francesco Morelli.
Le registe hanno dichiarato: "Gli universi brutali della tratta umana offrono uno degli spaccati più sinceri e contraddittori della nostra società. Johana è la rivalsa di una delle tante sommerse, capace di ribellarsi e di scoprirsi degna di un futuro diverso. La scelta della coregia nasce dal desiderio di confrontarci con chi condivida la stessa urgenza ma abbia uno sguardo diverso sulla realtà. Non vogliamo cadere nell'etichetta della "regia al femminile" che racconta un dramma femminile. È una sfida che ci spinge a crescere e ad andare oltre la nostra sperienza personale. E il team, ben più ampio della regia, non è mai stato limitato da binarietà di genere, ma arricchito dalle diverse sensibilità di ciascuno".
Cinzia Masòtina e Claudio Puglisi de Lo Scrittoio, che si occupa della distribuzione nei cinema italiani del film nel 2026, hanno dichiarato: "L'incontro con i ragazzi di questo collettivo, con il loro talento e la loro esuberante vitalità creativa ha rappresentato per noi l'ennesima conferma che laddove vi sia da una parte il talento e dall'altra la capacità e le giuste competenze per individuarlo e svilupparlo si può riuscire a realizzare qualità. Pur essendo un piccolo film, Il canto di Alina rappresenta esattamente l'idea di cinema indipendente che da sempre sviluppiamo, sosteniamo e promuoviamo con passione e ostinata convinzione.".
Note di Regia
«Questa storia nasce dalla necessità di raccontare di una forza vitale feroce, resistente e combattiva. Gli universi brutali della tratta umana, offrono forse uno degli spaccati della nostra società più sincero e contraddittorio a questo riguardo. Johana rappresenta la rivalsa di una delle tante sommerse, che riesce comunque a trovare la forza di ribellarsi, di scoprirsi degna di un futuro diverso. Non abbiamo mai voluto raccontare una favola, quanto piuttosto una storia verosimile, che potesse passare di bocca in bocca tra le sopravvissute della strada, come un canto di augurio e di speranza. La nostra ricerca spasmodica di verità, ci ha portato all'incontro con diverse associazioni che combattono lo sfruttamento sessuale, aiutano al reinserimento sociale delle donne sfuggite alla tratta, forniscono assistenza medica e giuridica alle vittime e informano anche circa la libera professione del sexworking. La decisione di unirci in una coregia nasce dalla volontà di un confronto con qualcun altro che condivida la stessa urgenza, ma una diversa visione della realtà; infatti non vogliamo cadere nella scontata etichetta della regia al femminile che racconta un dramma femminile. La co-regia è una sfida che ci sprona a crescere, a non accontentarci mai, a uscire dalla nostra limitata esperienza personale. Il team di lavoro è ben più ampio della regia e non è mai stato limitato da alcuna binarietà di genere, bensì arricchito dalla diversa sensibilità al tema di ognuno. Una volta dichiarati gli interessi e le competenze delle due regie, sono andate delineandosi anche le diverse intenzioni con cui approcciarsi al progetto: la direzioni degli attori, la loro corporeità, il linguaggio della camera e lo styling, tutto mirava alla ricerca di un linguaggio cinematografico sporco, caratterizzato prevalentemente da una camera a mano, che trascinasse dentro l'azione. La ricerca di reference sia d'immagine sia recitative ha coinvolto l'intero reparto creativo: dalla regia fino all'operatore, lo studio del linguaggio ibrido tra fiction e documentario è stato condiviso da tutti. »
Note di Produzione
«Questo film nasce originariamente come lavoro conclusivo del percorso di studi di un gruppo di ragazzi e ragazze appassionati di cinema che unendo competenze diverse hanno realizzato un prodotto audiovisivo che ha rappresentato il nucleo originario di lavoro su quello che successivamente sarebbe diventato il loro primo lungometraggio. La prima fase di attività è stata autofinanziata da loro, attraverso un crowdfunding e ha ottenuto il sostegno dalla Friuli-Venezia Giulia Film Commission in termini di concessione di servizi e individuazione di location. La successiva unione di queste professionalità nel collettivo denominato Oxymoro Creative Studio ha permesso di sviluppare ulteriormente il progetto e ottenere il sostegno dalla Film Commission delle Marche, sempre in termini di ricerca location; infine la vittoria del bando della Fondazione Francesco Morelli ha permesso di finanziare la seconda parte del progetto e, con il supporto di Akita Film, di portare a compimento il lungometraggio. Per il resto Il Canto di Alina è un progetto completamente e orgogliosamente finanziato da tutti quelli che fanno parte di Oxymoro Creative Studio. »
dal pressbook del film
Eventi
Presentato in anteprima internazionale alla 36ª edizione del Trieste Film Festival, dove ha ricevuto il Premio Corso Salani.
Dopo Trieste, il film è stato selezionato in festival internazionali, tra cui Barcelona Indie Filmmakers Festival, Madrid Indie Film Festival, London Director Talent Movie Award, Westminster Film Festival e International Film Gala London. In Italia è stato inoltre finalista ai Fabrique du Cinéma Awards come migliore opera prima e ha vinto il premio per la migliore opera prima all'Asti International Film Festival.