Trama
Claudio Ritossa è un medico palliativista che svolge il suo lavoro con grande empatia nei confronti di chi è al termine della vita. Accanto all'esercizio della sua professione nell'Hospice Anemos di Torino, dedica tanto tempo al giardinaggio, un'attività che, a ben vedere, rimanda al senso della sua professione. Le piante e gli alberi, all'interno di un solo anno, mostrano (incidenti di percorso compresi) le tappe naturali della vita, esattamente come fanno le diverse età dell'uomo. Claudio trasmette in profondità questa verità ai degenti, conducendoli sulla strada, meno accidentata e più serena possibile, del Finale di Partita.
Protagonista di "In ultimo" è il medico palliativista Claudio Ritossa che, con grande empatia, svolge il suo lavoro nell'Hospice Anemos di Torino. Qui, con umanità e dedizione, accompagna i pazienti nel delicato tratto finale della loro vita, alleggerendo il peso dell'imminente dipartita grazie anche al sostegno spirituale che riesce a infondere una lieve serenità.
Attraverso lo sguardo del dottor Ritossa, il regista Mario Balsamo esplora il tema della morte come parte integrante del ciclo della vita, in parallelo a quello emblematico delle piante, di cui il medico è appassionato cultore. La narrazione, grazie alle voci dei testimoni, celebra il valore delle cure palliative e si muove all'interno di un dialogo intenso tra i degenti e le persone che li assistono. Ne esce con forza l'importanza di un percorso di consapevolezza e dignità per vivere con pienezza gli ultimi istanti su questa Terra.
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Curiosità
Il film segna il ritorno in concorso del documentarista Mario Balsamo per la terza volta al Torino Film Festival, dopo "Noi non siamo come James Bond", presentato nel 2012 al Torino Film Festival dove ha vinto il Premio della Giuria presieduta da Paolo Sorrentino, e "Mia madre fa l'attrice", sempre in concorso al Torino Film Festival nel 2015, premiato come miglior documentario al Bellaria Film Festival 2016 e che ha guadagnato, oltre alla nomination come miglior film documentario, il Nastro d'Argento (2016) a Silvana Stefanini, in quanto migliore attrice di docufilm.
Note di Regia - Mario Balsamo
"Ho scelto la resilienza, perché l'hospice e le persone che vi lavorano e vi vivono spingono verso tale risoluzione dell'animo. In quel luogo che accoglie i malati terminali c'è molto di inaspettato, un pieno di cose che ha a che fare proprio con l'esistenza. Lì più che altrove, si percepisce la morte non in contrapposizione alla vita, bensì come sua parte. Se ci si pensa, il termine della Corsa può essere l'occasione per fare un bilancio della propria esperienza terrena: cosa ho fatto di cui sono soddisfatto? Di cosa no? Che lascio alle persone care delle mie azioni, dei miei valori, delle mie conquiste?
Chi lavora all'Anemos di Torino non nasconde le difficoltà di operare in un ambiente così delicato e complesso, però, al contempo, sente di mettere a disposizione dei degenti la possibilità di una pacificazione, per quanto tenue possa essere, con sé stessi e con i propri cari".
Eventi
• Anteprima mondiale, in concorso, alla 42a edizione del Torino Film Festival nella Sezione Internazionale Documentari.
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