Kushta Mayn, la mia Costantinopoli

Film | 2025 | Italia | 19 minuti

Kushta Mayn, la mia Costantinopoli è un film del 2025 prodotto in Italia di genere cortometraggio.  La durata complessiva è di 19 minuti. La regia è firmata da Nicolò Folin, mentre la sceneggiatura è stata scritta da Francesco Bravi, Michael Campisano, Nicolò Folin. Nel cast principale figurano come interpreti: Roberto Citran, Leo Folin, Hlib Tovstoluh

in Mostra a Venezia 82

Trama

Venezia, 1563. Asher e Aaron sono due adolescenti ebrei inseparabili, fuggiti dai massacri dell'Europa centrale. Feriti, raggiungono la Casa dei Catecumeni, dove gli "infedeli" che desiderano convertirsi vengono curati, nutriti, istruiti e integrati nella società cristiana... ma una volta dentro, non si può più tornare indietro. 

Informazioni Tecniche

  • Titolo italiano: Kushta Mayn, la mia Costantinopoli
  • Titolo originale: Kushta Mayn, la mia Costantinopoli
  • Durata: 19 minuti
  • Formato audio/video: Colore
  • Genere: Cortometraggio
  • Lingua: yiddish, dialetto veneziano, arabo, giudeo-spagnolo
  • Anno: 2025
  • Nazione: Italia
  • Case di Produzione: Centro Sperimentale di Cinematografia

Cast Tecnico e Artistico

Dietro la macchina da presa, per la realizzazione di Kushta Mayn, la mia Costantinopoli con la regia di Nicolò Folin, si segnala la presenza di Simone Sadocco per la direzione della fotografia, Alessandro Zucchelli al montaggio, Sofia Salomoni per la direzione della scenografia, Giovanni Costanzo, Livia Giacone ai costumi, con la sceneggiatura firmata da Francesco Bravi, Michael Campisano, Nicolò Folin, Pal Kolndrekaj.

Interpreti e Ruoli

Produzione

Cast Aggiuntivo

  • Suono: Tommaso Libero Di Lorenzo.


✖ crediti non completi

Articoli

Video

Commento di Regia da Venezia 82

Il cortometraggio mette in scena i verbali di un processo tenutosi a Venezia a metà del Cinquecento. Nello studiare la vicenda, ho percepito che la sua portata emotiva non era stata attenuata dal tempo e che mi permetteva di indagare la crisi di un rapporto simbiotico attraverso i labirinti dell'identità. Credo che per rendere vero e quindi universale un racconto non si possa che partire dalla sua singolarità irripetibile; per questo mi affido ai documenti e cerco di restituirne il respiro più autentico. Frasi intere sono tratte dai verbali e ciascun personaggio usa la propria lingua, che ne racconta la provenienza e il percorso di vita. Ho poi cercato un'immagine imperfetta, frutto di obiettivi invecchiati e di una cinepresa sempre un passo indietro rispetto ai personaggi e quindi incapace di anticiparne i movimenti. Tutto ciò, per restituire il filtro opaco che sempre si frappone fra noi e la realtà quando cerchiamo di catturarla.

Eventi

Mostra del Cinema di Venezia 2025

Sezioni/Presentato in:
• Orizzonti Cortometraggi - In Concorso