La Storia: il romanzo dello scandalo
Trama
Nell'estate del 1974 in Italia viene pubblicato 'La Storia' di Elsa Morante, romanzo attorno al quale si sviluppa per almeno un anno tutto il dibattito culturale, politico, letterario e mondano del Paese. L'opinione pubblica si divide sul libro, che segue le vicende di personaggi comuni durante il conflitto e gli anni immediatamente successivi nella città di Roma, tra il 1941 e il 1947.
L'autrice è la prima donna ad aver vinto nel 1957 il Premio Strega, famosa anche per essere stata la moglie di Alberto Moravia e nota per il suo carattere difficile, schivo e prepotente al tempo stesso. È una donna controcorrente, che si inserisce nel dibattito culturale dell'epoca con un romanzo che richiama lo stile ottocentesco e narra la realtà dei vinti dal punto di vista dei suoi personaggi, perlopiù donne, giovani uomini e bambini. Nonostante lo straordinario successo di pubblico, La Storia viene accolto con pesanti critiche da parte del mondo letterario e culturale, che legge i fatti narrati e i suoi protagonisti in contrasto con le istanze politiche della contestazione, con la rivoluzione femminista e con le rivendicazioni che animavano il dibattito dell'epoca. La guerra era percepita come un evento superato in un'Italia divisa tra gli slanci del '68, le ideologie e i conflitti sociali del pieno degli anni '70. Nel contesto, Morante è una voce fuori dal coro, che non si schiera con nessuna fazione, che ai proclami delle ideologie preferisce la scrittura solitaria. Una scrittrice che interroga gli eventi storici con umanità, attraverso una protagonista femminile apparentemente rassegnata e rinunciataria, Ida, in cui il pubblico immediatamente si identifica.
Nonostante il successo di pubblico, l'Italia degli anni '70 non è pronta al confronto con una visione del mondo così lontana dalle coordinate politiche del momento e non è in grado di cogliere l'universalità de La Storia. Il Paese non è pronto a riconoscere il talento e il successo di una donna determinata a dar voce al proprio universo letterario e alla propria visione del mondo al di là delle ideologie. Come reazione, Morante risponde poco o nulla alle critiche aperte che i colleghi le muovono dalle pagine dei giornali, e chiude dolorosamente alcune relazioni molto importanti, come quella con Pier Paolo Pasolini, carissimo amico e suo punto di riferimento intellettuale. Lentamente si defila dalla mondanità dei salotti letterari per rifugiarsi nella scrittura, dando alla luce Aracoeli nel 1982 e spegnendosi poco dopo.
In realtà, possiamo riconoscere oggi che alla base dell'accanimento verso l'autrice ci sono almeno tre ordini di pregiudizi: una certa invidia verso l'enorme successo commerciale del libro, un rifiuto del pathos e della commozione che suscita, e un pregiudizio di genere.
La Guerra del '74 è dunque quella pubblica dichiarata dal mondo letterario e politico e quella privata che spinge l'autrice all'isolamento, facendo arrivare 'il dilemma Morante' fino a noi. Ma la storia, come direbbe Elsa Morante, continua. Nell'intreccio dei materiali d'archivio, delle testimonianze e degli estratti del romanzo, il documentario rilegge l'opera e la figura della scrittrice contestualizzandola nel presente, facendo emergere la potenza e la contemporaneità di un romanzo senza tempo che ha saputo raccontare quanto di più crudo si possa vivere, restituendo voce ad Elsa Morante, che con poesia e disincanto riscrive la Storia mettendo al centro donne e uomini, attraverso i suoi personaggi che cercano di sopravvivere nell'incertezza drammatica degli eventi.
TRATTAMENTO - Le violente critiche all'indomani della pubblicazione del romanzo e la grande ammirazione mista al riserbo che ancora oggi circonda la figura di Elsa Morante, ci parlano di una scrittrice che non è stata capita dagli intellettuali del suo tempo, che l'hanno aspramente criticata proprio mentre il grande pubblico la osannava come la più grande scrittrice contemporanea. Ma ci parlano anche di una donna rigorosa, sofferente e regale, capace di ire terribili e di grandi generosità, circondata dagli amici e bisognosa di loro, che negli ultimi anni della sua vita appare sempre più sola e severa. La Storia diventa in breve il libro dell'anno: esce con una tiratura iniziale di centomila copie che dopo sei mesi diventano seicentomila e quasi un milione un anno dopo, accompagnate da innumerevoli recensioni, stroncature, articoli e saggi su tutti i quotidiani e periodici italiani, con un battage pubblicitario mai visto prima e un marchio indelebile, il successo. Gli intellettuali si scatenano, considerando il libro poco moderno e troppo popolare in un decennio fortemente politico, in cui il dibattito è assorbito dal conflitto sociale, dagli anni di piombo, e da un dibattito culturale concentrato sul contesto politico e sugli avvenimenti che esplodono nel post '68 italiano. Morante è dunque accusata di non tenere conto del presente storico, di vendere disperazione e, come spiegò Italo Calvino, di aver scritto un romanzo che commuove e fa piangere il lettore in più passi, parlando ad un pubblico trasversale che aveva vissuto direttamente la guerra o che l'aveva sentita raccontare da parenti e familiari.
Un libro così amato dal pubblico e inviso all'intellighenzia diventa dunque uno straordinario caso letterario, che domina la scena per lungo tempo generando pettegolezzi, elogi, adorazioni e rese dei conti personali ed ideologiche. Da un lato la commozione, l'entusiasmo e l'ammirazione. Dall'altro l'invidia e lo svilimento, lo snobismo, la chiusura di un establishment che rifiuta la poesia che Morante posa sulla violenza dei fatti e il confronto con l'universalità della storia, sentendosi superato - da destra come da sinistra- dal pubblico dei lettori: comunisti, extraparlamentari, socialisti, cattolici leggono e piangono sul destino di Iduzza Ramundo, dei suoi figli Useppe e Nino e degli altri personaggi. Morante riesce nello sforzo titanico di rielaborare per intere generazioni le macerie della guerra e degli anni successivi, con il lutto, la povertà e l'abbandono che si viveva in quegli anni in Italia e nella gran parte dei paesi europei coinvolti nel conflitto.
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Elsa e l'Italia degli anni '60-'70
La scrittrice diventa il punto focale della guerra del '74, la guerra a La Storia: un romanzo di 661 pagine venduto al prezzo popolare di 2000 lire per volere dell'autrice, sicuramente fuori moda e apparentemente fuori tempo, che incide sulla storia di un Paese e lo costringe a guardarsi in faccia, ad analizzarsi, a giudicarsi. Morante sconta sicuramente il fatto di essere una donna e una scrittrice di successo non assoggettata a diktat ideologici. Un'autrice cosciente dei propri mezzi, poco reverente verso le parole d'ordine di un decennio infuocato in campo letterario e politico. Diventa una calamita per critiche e pregiudizi che non fanno che rafforzare la fama di una delle più grandi scrittrici del '900, anche se questa definizione non le sarebbe stata gradita e avrebbe al massimo potuto accettare quella di cantastorie, poeta e scrittore come voleva farsi chiamare. In lei infatti non prende mai piede un femminismo formalizzato, convinta com'è che non debbano esistere a priori differenze di genere di fronte all'arte.
"La distinzione che si usa fare tra scrittori e scrittrici risente ancora della società degli harem", asserisce fuori dal coro, in un momento in cui le donne italiane lottano e ottengono le leggi che permettono il divorzio, l'aborto, l'uso degli anticoncezionali.
La sua non-adesione al femminismo, il rifiuto di essere inserita in un'antologia di poesia femminile, fanno il paio con la sua idiosincrasia verso il potere in qualunque sua forma. Irriducibile, insubordinata e soprattutto libera, Morante attraversa il decennio che va dal '68 al '78 convinta che la scrittura, più che l'ideologia, fosse la vera forma di lotta.
In Europa sono gli anni della contestazione e in Italia la lotta politica prende una forma particolarmente violenta e duratura. La rivolta degli studenti si salda a quella degli operai e mentre settori deviati dello Stato insieme a gruppi neofascisti inaugurano la strategia della tensione, le Brigate Rosse e altri gruppi clandestini si convincono che le proteste non servano e danno il via alla lotta armata. Il mondo culturale fa da eco al momento storico, e dalla letteratura, all'arte, al cinema gli autori prendono apertamente posizione.
La letteratura esplosa nel dopoguerra è appassita, il neorealismo è solo un ricordo, è fuori moda e le discussioni si concentrano su un cambiamento decisivo, una rivoluzione che non ha spazio per un sentimento di compassione considerato troppo femminile, prossimo al romanzo di appendice. Morante è cosciente che la feroce condanna del suo registro, considerato ai limiti del sentimentale, sconta un pregiudizio e insieme una forma di misoginia. Dopo l'uscita del libro sceglie di non parlare mai in pubblico, non risponde alle critiche e si chiude sempre più in un silenzio infastidito, addolorato, che per molti fu considerato superbo.
E mentre l'Italia che inneggia al cambiamento resta ingabbiata in un certo snobismo, lei è convinta che non abbia senso scrivere contro, che lo scrittore non è un giudice ma un testimone. E che nelle faccende del mondo è impossibile stabilire non solo di chi sia la colpa, ma se una colpa esista davvero. Morante ha in sé la convinzione che il tempo tutto travolge e che ci sia un potere con il quale tutti dobbiamo fare i conti, ma resta una voce isolata, perché tra la fine degli anni sessanta e l'inizio dei settanta del secolo scorso ogni cosa sembra invece di nuovo a portata di mano, e l'aria che si respira, il cibo che si mangia, le lacrime che si versano, tutto rientra nel discorso politico, spesso con la rabbia delle rivendicazioni e degli schieramenti.
La Storia, le polemiche e i pregiudizi
La Storia è un racconto di violenza, amore e morte ambientato nella Roma della seconda guerra mondiale ed è una cronaca feroce ed attuale che si costruisce sulla figura di Ida e la sua fisicità: vedova violata da un giovane soldato tedesco che potrebbe essere suo figlio, Ida nasconde una maternità non voluta e la propria femminilità in un corpo giovane, già sfiancato dalla fatica del vivere. Attraverso Ida l'autrice formula una critica durissima al potere, contrapponendo la Grande Storia alle piccole storie, la guerra tra nazioni alla guerra quotidiana e silenziosa di chi prova a resistere e sopravvivere nel quotidiano.
Il romanzo arriva nelle librerie italiane con una foto del celebre Robert Capa in copertina e una frase mutuata dal poeta peruviano César Vallejo: un corpo riverso su un mucchio di rovine e la dedica "por el analfabeto a quien escribo", per l'analfabeta a cui scrivo.
Il giornalista Paul Hoffman, scrivendo da Roma per il New York Times, riferisce: "Per la prima volta da quando qualcuno può ricordare, le persone negli scompartimenti delle ferrovie e nei bar discutono di un libro piuttosto che del campionato di calcio o dell'ultimo scandalo. I critici scrivono incessantemente sul significato de La Storia e sulle ragioni dell'eccezionale scalpore che sta suscitando".
La Storia non guarda allo scorrere del tempo come occasione di salvezza, e tra le sue pagine gli uomini sono esseri inermi, non certo eroi. In parte, le stroncature del libro furono dettate dalla gelosia e dall'invidia per il riscontro commerciale dell'opera che dura fino ai nostri giorni, ma anche dall'incapacità di accettarne il linguaggio semplice ed emotivo, dal pregiudizio di genere, e dalla convinzione da parte del mondo intellettuale che popolare sia sinonimo di scadente.
Al pregiudizio sulla natura popolare del romanzo, si unisce poi l'idea che un narratore contemporaneo possa far ridere o far paura al suo lettore, ma non debba mai farlo piangere. Al momento della pubblicazione, infatti, sorprende e scandalizza il fatto che tanti lettori siano commossi, sentimento che in molti ritengono fuori luogo per il momento storico.
Il pregiudizio contro il pathos si lega infine a filo doppio con il pregiudizio di genere.
In quanto romanziere donna, Morante ha sempre suscitato diffidenze, anche perché rappresentava una donna che seppur schierata politicamente a sinistra, non si riconosceva pienamente all'interno di gruppi costituiti.
Come traspare anche dai suoi romanzi, aveva un'idiosincrasia verso qualsiasi forma di potere e sosteneva la libertà intellettuale e politica dell'essere umano e dunque dello scrittore, atteggiamento considerato ambiguo e poco assimilabile in anni di schieramenti considerati necessari.
Le interviste (tbc)
Angela Borghesi - professoressa di Letteratura Italiana Contemporanea presso l'Università Bicocca di Milano, autrice del saggio "L'anno della Storia", individua e dà corpo al dibattito culturale e intellettuale che si crea intorno al romanzo. Borghesi ricostruisce quella stagione politica e culturale arricchendola con lettere private e con la completa antologia della critica al romanzo.
Carlo Cecchi - attore e regista teatrale, tra le personalità più all'avanguardia del panorama nazionale, definito da Elsa Morante 'il mio più caro amico'. Vicino alla scrittrice fino agli ultimi giorni, ne è l'unico erede materiale.
Angela Bubba – ricercatrice e scrittrice. Vince il Premio Morante per la critica nel 2016. Studiosa dell'autrice de La Storia, il suo ultimo libro 'Elsa' è un'autobiografia in prima persona di Elsa Morante.
Marino Sinibaldi – giornalista, critico letterario, figura centrale nel dibattito culturale italiano, è membro del direttivo del Premio Strega. Grande conoscitore dell'opera di Elsa Morante, che ha incontrato più volte nel corso degli anni '60.
Jan-Noel Schifano – scrittore e intellettuale francese di origini italiane è il traduttore tra gli altri di Elsa Morante, Umberto Eco e Italo Svevo. 'E.M. La Divina Barbara' pubblicato nel 2013 è un libro di confessioni raccolte al capezzale di Elsa Morante durante l'ultimo anno di vita.
Archivi
Il documentario è un tessuto di materiali differenti per epoca, formato e utilizzo. Innanzitutto un archivio pubblico che racconta eventi dal punto di vista istituzionale: i cinegiornali della guerra che ambientano le pagine del romanzo lette dalla voce narrante, i telegiornali che narrano lo scontro sociale e il terrorismo, i dibattiti televisivi pro e contro La Storia, le stroncature di Pasolini e gli elogi di Natalia Ginzburg. All'archivio istituzionale si lega quello dell''Italia intima, quella delle case, dei mercati rionali, delle donne del sud vestite di nero. Il footage privato delle famiglie italiane è un materiale prezioso composto da archivi di famiglia che raccontano la vita quotidiana italiana all'epoca dell'uscita del romanzo. La funzione dell'archivio nel documentario è dunque la stessa utilizzata da Morante ed ha la medesima struttura del romanzo: la Grande Storia che si interseca con le piccole storie permettendoci di comprendere il decennio 68-78, fatto di lotte e anni di tensione in cui si intrecciano il cambiamento dei costumi, la condizione femminile, il perbenismo bigotto di un Paese fortemente cattolico.
Agli archivi sopracitati si aggiungono le immagini degli appunti privati e dei manoscritti di Elsa Morante, i suoi quadri e il suo mondo oggi custodito nella stanza di Elsa ricreata nella Biblioteca Nazionale Centrale di Roma nel 2015 (in base alle ultime volontà della scrittrice) sulla base della sua casa di Via dell'Oca 27 a Roma.
Note di Regia
La forma del documentario richiama l'impianto narrativo caro a Elsa Morante e prova a interpretarne e tradurne il punto di vista. La regia avrà uno stile diretto e suggestivo, a partire dalle pagine lette dall'interprete e ambientate nei luoghi descritti nel romanzo: il quartiere San Lorenzo e quello di Testaccio. Poi la stanza di Elsa, un luogo simbolico e immateriale e, ovviamente, la città di filmata all'alba, anche lei vittima della Storia, sarà a tratti una città onirica, dalla colorimetria morbida, contraltare dei materiali d'archivio degli anni '70, saturi e sgranati, e di quelli in bianco e nero.
Le location dove saranno ambientate le interviste non saranno solo sfondi impersonali. I dettagli degli appartamenti, i ritratti degli intervistati, gli oggetti privati legati in qualche modo a Elsa Morante, saranno messi in risalto così da amalgamare le parole e il volto dei testimoni al senso ultimo del documentario e al romanzo dell'autrice.
Gli archivi saranno il mezzo attraverso il quale potremo avvicinarci alla volontà di Morante di creare un racconto popolare che non si vergogna di far emozionare. E così i materiali istituzionali serviranno a riportare alla memoria fatti lontani a cui il tempo ha restituito la dimensione di mito, mentre gli archivi privati delle famiglie italiane coglieranno l'intimità conosciuta da tutti, capace di provocare identificazione e vicinanza. L'intenzione di regia ricalca infatti l'idea originale dell'autrice che scelse di distribuire il suo romanzo più ambizioso nelle edicole ad un prezzo popolare per renderlo accessibile a tutti. Il documentario renderà dunque accessibile il capolavoro letterario anche ad un pubblico europeo che ha meno familiarità sia con l'autrice, sia con la storia d'Italia.
La Storia di Elsa Morante è un romanzo dall'attualità schiacciante e non solo per il racconto delle barbarie della guerra, ma anche per l'attenzione alla condizione femminile e a certe sacche sociali troppo spesso dimenticate. La sua rielaborazione in chiave filmica sembra inoltre cogliere perfettamente l'interesse sempre crescente verso la rilettura della storia di un Paese, e più di tutti l'Italia, come specchio della storia universale, come testimonia il successo planetario dell'Amica Geniale di Elena Ferrante, prima serie di romanzi poi serie televisiva.
dal pressbook del film
Eventi
• Anteprima al Biografilm Festival, come Evento Speciale, mercoledì 12 giugno 2024 alle 19:15 nella Sala Mastroianni del cinema Lumière di Bologna.
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