Trama
Vyan, una cecchina curda, è sopravvissuta alla guerra reprimendo le proprie emozioni. Quando scopre che la sorella minore, creduta morta nell'assalto dell'ISIS del 2014, potrebbe essere ancora viva a Mosul, torna in una città segnata dalla morte e dalla distruzione. La sua ricerca si trasforma in una missione di salvataggio, ma anche in un doloroso confronto con il trauma che per anni ha tentato di seppellire.
Informazioni Tecniche
- Titolo italiano: No paradise if you are killed by a woman
- Titolo originale: No paradise if you are killed by a woman
- Durata: 110 minuti
- Formato audio/video: Colore
- Genere: Drammatico
- Lingua: curdo
- Anno: 2026
- Nazione: Norvegia, Kurdistan Iracheno
- Case di Produzione: Hene Films
Cast Tecnico e Artistico
Dietro la macchina da presa, per la realizzazione di No paradise if you are killed by a woman con la regia di Halkawt Mustafa, si segnala la presenza di John Erling H. Fredriksen per la direzione della fotografia, Wibecke Rønseth al montaggio, Mikael Varhelyi per la direzione della scenografia, Rojiar Tahmoores Nia ai costumi, Trond Bjerknes per le musiche, con la sceneggiatura firmata da Halkawt Mustafa.- Regia: Halkawt Mustafa
- Sceneggiatura: Halkawt Mustafa
- Fotografia: John Erling H. Fredriksen
- Montaggio: Wibecke Rønseth
- Musiche: Trond Bjerknes
- Scenografia: Mikael Varhelyi
- Costumi: Rojiar Tahmoores Nia
Interpreti e Ruoli
Cast Aggiuntivo
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Suono: Mattias Eklund, Jan Kasskawo.
- Makeup: Dimitra Drakopoulou.
✖ crediti non completi
Articoli
Video
Note di Regia da Venezia 83
«La mia ispirazione sono state le donne curde che hanno scelto di opporsi all'oscurità e di combattere l'ISIS. Il loro coraggio mi accompagna dal 2014, quando le ho incontrate in prima linea: donne costrette a convivere con la paura, la perdita e l'incertezza, eppure decise a non arrendersi. Per me, questo film è anche un ritratto delle donne curde che da generazioni lottano per la propria dignità, la propria libertà e il diritto di esistere. Sebbene la storia si svolga in una zona di guerra, parla innanzitutto di speranza, di amore e di forza. Nel cuore di un conflitto brutale ho visto anche gesti di cura, solidarietà e umanità, e sono immagini che non ho mai dimenticato. Questo film è anche profondamente personale. Sono nato nel Kurdistan iracheno e da bambino sono fuggito in Norvegia. So cosa significa perdere la propria casa e vivere nell'incertezza. Attraverso la storia di Vyan, voglio rendere omaggio alle donne che hanno rifiutato di piegarsi all'oscurità e hanno scelto di combattere non solo per se stesse, ma anche per la libertà degli altri.»
Eventi
Mostra del Cinema di Venezia 2026
Sezioni/Presentato in:• Open - Fuori Concorso - Fiction