Trama
Se la montagna potesse parlarci, sapremmo ascoltarla? Per silenzio e vento esplora il legame spirituale tra l'essere umano e l'ambiente montano, superando l'idea di alpinismo come conquista o gesto edonistico per tramutarsi in ascolto profondo. Attraverso lo sguardo dello scrittore Matteo Righetto e il suo incontro con alpinisti, studiosi e persone che in montagna vivono e lavorano, il film riflette sul valore etico dell'alta quota in un'epoca di crisi ecologica e di pressione turistica. La montagna non è solo uno scenario, ma un corpo vivo che ci invita a un cambiamento radicale: riscoprire la poesia del silvaticus per ricostruire il senso di comunità. Un percorso collettivo che muove verso una ridefinizione semantica e evocativa del termine "alpinismo" lungo la direttrice: io, montagna, noi.
Informazioni Tecniche
- Titolo italiano: Per silenzio e vento
- Titolo originale: Per silenzio e vento
- Durata: 80 minuti
- Formato audio/video: Colore; 4k
- Genere: Documentario
- Lingua: italiano
- Anno: 2025
- Nazione: Italia
- Case di Produzione: Albolina Film, L'Eubage
- Uscite in Italia: Lunedì 12 Ottobre 2026 (Cinema)
- Prima Uscita al Cinema in Italia:
- Distribuzione: Wanted Cinema
Cast Tecnico e Artistico
- Regia: Marco Zuin
- Sceneggiatura: Matteo Righetto
✖ crediti non completi
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Note di Produzione
Cosa significa oggi conquistare una vetta? Ha ancora senso parlare di eroismo e velocità in montagna? Non dovrebbe la montagna insegnarci qualcosa di diverso?
All'interno di una piccola baita montana, lo scrittore legge le sue riflessioni come appunti per un libro. Questi interventi, presenti lungo il film, sono il filo conduttore del documentario e guidano lo spettatore in un discorso argomentativo, invitandolo a un dialogo intimo, come se lo scrittore stesse pensando ad alta voce, offrendo maggiore trasparenza nel suo processo creativo.
A questi momenti si alternano escursioni, sia solitarie che condivise, e incontri con alpinisti di diverse generazioni: una giovane climber e una leggenda degli 8000. Con loro, Righetto percorre alcuni dei più spettacolari itinerari alpini in cerca di confronto.
Camminando tra boschi e sentieri, lo scrittore riflette insieme a loro su come le Dolomiti siano sentinelle della crisi climatica e sulla necessità di ripensare la montagna come una metafora di una nuova società. Una società dove il tempo viene assaporato senza fretta, riscoprendo il selvatico, in contrasto con la frenesia dell'urbano. «Siamo sempre lì, nel motto olimpico novecentesco: "più veloce, più alto, più forte", mentre dovremmo al contrario lasciarci ispirare dai valori opposti, come diceva Alex Langer: più lento, più profondo, più gentile».Solo stabilendo un contatto diretto con la natura e la sua spiritualità, si può davvero impegnarsi per la sua salvaguardia, passando da osservatori a custodi.
Nel corso del film, emergono anche le disarmonie: auto in coda sui passi, parcheggi affollati, e turisti che affrontano la montagna senza consapevolezza ecologica. Alcuni si avventurano fuori dai sentieri, attraversando aree in cui nidificano specie a rischio, compromettendo l'equilibrio naturale già fragile. Se da un lato si può comprendere che chi non ha mai vissuto l'ambiente alpino non possa percepirne appieno l'importanza, ciò che colpisce maggiormente è la disinteressata indifferenza di alcuni alpinisti che sembrano vedere nello scioglimento dei ghiacciai (come quello della Marmolada) nuove opportunità per aprire vie d'arrampicata, ignorando la necessità di proteggere questi fragili ecosistemi. «Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci. Ogni dieci secondi se ne vanno tre ettari di foresta nel mondo. Ogni dieci secondi nel mondo si fondono 243.000 tonnellate di ghiaccio...».
Attraverso filmati di famiglia in Super8 - risalenti all'infanzia dello scrittore - e le riprese della montagna contemporanea, si percepisce come il paesaggio sia cambiato nel corso di pochi decenni. Questo confronto tra passato e presente genera un dialogo che approfondisce il legame tra il paesaggio alpino e la comunità che lo abita, mettendo in luce i cambiamenti e le trasformazioni che hanno segnato la sua evoluzione.
Durante un'escursione a Mondeval, dove a metà degli anni '80 è stata scoperta una sepoltura mesolitica di 8000 anni fa, Righetto riflette sulle spinte profonde che portarono i cacciatori del Mesolitico, i primi alpinisti, a esplorare e affrontare le vette alla fine dell'ultima glaciazione. Quei popoli percepivano un legame intimo e animistico con la natura: l'uomo non dominava la montagna, ma ne faceva parte, condividendo con gli animali un'anima comune, pur in involucri diversi. Era un rapporto basato sull'umiltà e la reverenza verso la forza della natura. «Quando parliamo di "civiltà" ci riferiamo solo alla vita stanziale e sedentaria, prendendo in considerazione l'1% della storia umana, trascurando il 99% precedente. Quel 99% della nostra esistenza sul pianeta è quello che ha lasciato il segno nella nostra natura». Siamo davvero così cambiati in pochi centinaia di anni o possiamo riscoprire ancora quel senso selvatico che ci lega alla natura?
Il film si proietta verso il futuro nel suo finale, in un'attesa all'alba tra le montagne durante un festival musicale in natura, un momento di condivisione tra persone. Mentre si osserva la maestosità dell'alpe, immersi nel silenzio e nel vento, la montagna ci rimanda alla nostra essenza, evocando ciò che c'era prima di noi (la traccia fossilizzata di un pesce preistorico impressa nella roccia), chi siamo oggi e chi desideriamo diventare in futuro. Custodi, non padroni.
Durante le scene del film, lo scrittore delinea un ritratto della montagna non solo come sfida fisica, ma come uno spazio di connessione esistenziale, dove l'uomo può riscoprire un contatto profondo con se stesso e con la natura.
Il documentario invita a un ascolto profondo delle montagne, che Righetto vede come una metafora per comprendere meglio il presente e i comportamenti futuri. In un mondo dominato dalla frenesia, la montagna offre una via di fuga, un luogo dove il tempo rallenta, dove si riflette e si impara a custodire ciò che ci circonda. La sfida non è più quella di conquistare la vetta, ma di preservare il mondo naturale, esplorando temi urgenti come il cambiamento climatico, l'impatto del turismo di massa e la necessità di riscoprire un equilibrio con la natura.
«Di animale o di uomo. Se le orme dicono chi siamo e dove andiamo, le tracce svelano cosa abbiamo fatto veramente. Per questo sarebbe bene che le seconde non contraddicessero le prime. Se il nostro passaggio ha un senso, le orme buone che lasciamo devono essere forti, incisive. Devono rimanere per sempre». Il film ci lascia con una domanda: saremo in grado di ascoltare la montagna senza esaurirla?
Note di Regia
Perché ascoltare la voce di uno scrittore? Perché le storie ci aiutano a capire il mondo e abbiamo bisogno di chi sa trovarle e raccontarle. Le storie non sono fatte solo di trame e personaggi, ma trovano la loro vera forza nello stile e nel modo in cui vengono narrate.
Il film nasce da una riflessione a metà tra il saggio cinematografico e il diario personale: lo scrittore si interroga sulla possibilità che la montagna possa diventare una guida verso un nuovo modo di vivere, ripensando l'alpinismo e superando l'idea tradizionale di competizione ed eroismo, a favore di una connessione più intima e rispettosa con la natura.
Il documentario ha un forte elemento meta-narrativo, rendendo esplicito il processo all'interno della narrazione stessa: Matteo Righetto alterna passeggiate ed incontri tra le montagne con momenti di lettura delle sue riflessioni e degli autori e pensatori che rappresentano il fondamento del suo immaginario alpinistico. Queste letture avvengono nella sua piccola baita di montagna, dove lo scrittore condivide i suoi pensieri dalle pagine dei suoi scritti, creando un ponte tra esperienza personale e riflessione intellettuale. La baita diventa un simbolo, un rifugio dove i suoi pensieri e le sue parole prendono vita.
Questi momenti sono alternati a incontri con alpinisti, climatologi e abitanti dei luoghi. Immagini di paesaggio e atmosfere delle Dolomiti si alternano a momenti spezzati dalla disarmonia causata dal turismo di massa (over tourism) e dalla mancanza di rispetto per la biodiversità. Il film ci offre così una visione che unisce scienza a spiritualità, invitandoci a un cambiamento radicale nel modo in cui concepiamo e interagiamo con la natura.
Partendo dalle parole dei suoi scritti, Righetto ci accompagna nella riflessione su come la montagna non sia solo una sfida fisica, ma una dimensione etica, un luogo di connessione e cura verso la natura. Il desiderio è quello di offrire non solo un viaggio nei paesaggi delle Dolomiti, ma anche un viaggio interiore, in cui lo spettatore è invitato a riflettere sulla propria relazione con la natura e sul ruolo che essa può avere nella costruzione di una società più consapevole e rispettosa.
Il documentario, attraverso questi elementi che guidano il ragionamento del suo protagonista, esplora una nuova visione dell'alpinismo: non una lotta contro la natura, ma amore per l'alpe e dialogo rispettoso con essa, un percorso che parte dall'individuo e arriva a un significato più ampio: io > montagna > noi.
Curiosità
- Il budget di produzione è di 120.000,00 euro circa.
dal pressbook del film