Dune - Parte Due, la recensione di un film indimenticabile

'Dune - Parte Due' di Denis Villeneuve è un film capace sia di intrattenere senza sforzo sia di essere un'espressione artistica di un individuo che riesce a guardare al nostro presente.
Dune - Parte due - estratto poster

A volte c'è la credenza snob e a volte un po' arrogante di aspettarsi che ogni film debba essere una sorta di chiamata alle armi, un prodotto pensato per cambiare il mondo o risvegliare le coscienze. A volte ci si dimentica che il cinema nasce, prima di tutto, come forma d'arte adibita all'intrattenimento e si pontifica su quanto un film sia inutile se non abbia chissà quale velleità artistiche. Ma cosa succede quando al cinema arriva un film che risponde ad entrambe le esigenze? Un film capace sia di intrattenere senza sforzo sia di essere un'espressione artistica di un individuo che riesce a guardare al nostro presente? Ecco cos'è Dune - Parte Due, la pellicola diretta da Denis Villeneuve che debutterà al cinema il 28 febbraio e, come si evince dal titolo, rappresenta la seconda parte della trasposizione cinematografica che il regista ha fatto di Dune, il romanzo fantascientifico firmato da Frank Herbert e diventato uno di quei must read che ogni lettore dovrebbe leggere almeno una volta nella vita.

Dune - Parte Due - scena da trailer
Dune - Parte Due - scena da trailer

Se il primo film - uscito nel 2021 dopo essere stato presentato in anteprima mondiale alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia - era stato additato per una lentezza che chiedeva allo spettatore uno sforzo di pazienza, questa Parte Due ne rappresenta il cuore pulsante e grondante, una sorta di chiusura che chiusura non è e che porta sul piatto numerose riflessioni. La storia prende il via più o meno da dove si era concluso il capitolo precedente. Paul Atreides (Timothée Chalamet) si trova senza le sue radici: la casata degli Atreides è stata spazzata via da un complotto e una strage che ha portato via nella sabbia anche l'amato Duca Leto. Sperduto nel deserto tra i Fremen, sotto la guida di Stilgar (Javier Bardem) e affascinato dalla bellissima Chani (Zendaya), Paul è spaventato dall'idea di essere il Messia di cui tutti parlano, spaventato dal potere che i fanatici potrebbero mettere sulle sue spalle. Una paura che viene esacerbata quando Lady Jessica (Rebecca Ferguson) viene scelta per diventare la Reverenda Madre dei Fremen. Incinta di una figlia con la quale parla e grazie alla sua preparazione da Bene Gesserit, Lady Jessica è più che mai determinata a far sì che suo figlio occupi il ruolo che è stato scritto e manipolato per lui. Soprattutto perché in questo modo avrà l'occasione di vendicare la morte di Leto. Muovendosi contro il barone Harkonnen (Stellan Skarsgaard), le mire dell'imperatore Shaddam (Christopher Walken) e la ferocia del più piccolo degli Harkonnen (Austin Butler), Paul dovrà capire non solo qual è davvero il suo ruolo nello schema delle cose, ma anche cos'è che il suo cuore anela davvero.

Dune - Parte Due - scena da trailer
Dune - Parte Due - scena da trailer

Ci sono film di cui non è facile scrivere. Non perché non offrano materiale che si presti all'analisi, ma perché si correrebbe il rischio di scegliere parole troppo banali per opere che di banale non hanno nulla. Dune - Parte Due rientra senza dubbio in questa sfera di pellicole, quelle cioè capaci di sancire una sorta di punto di cesura, un prima e un dopo che getta le basi e gli standard per un determinato genere. Lo avevamo già visto all'inizio degli anni Duemila, quando Il signore degli anelli di Peter Jackson aveva riscritto il genere del fantasy e ora possiamo ammirare Dune fare più o meno la stessa cosa. Di una durata che quasi sfiora le tre ore, il nuovo film di Denis Villeneuve è uno di quelli in cui il tempo non è un nemico, né un fardello pesante da portare sulle spalle: il minutaggio fila via, come se fosse parte di quei granelli di sabbia che sfilano sullo schermo, al punto che quando lo schermo passa a nero e il film si chiude, chi è seduto in poltrona avverte il bisogno e il desiderio di iniziare da capo, di ricominciare subito la visione, di addentrarsi di nuovo tra i segreti del pianeta Duna, della sua Spezia e dei personaggi che si muovono tra religione e fede, tra violenza brutale e speranza incorruttibile. Nato come storia dal valore fortemente ecologista - non a caso Dune è un pianeta desertico con carenza d'acqua e di vegetazione - Dune riflette sulla presenza dell'uomo nell'universo, ma allo stesso tempo non lesina su riflessioni legate alla religione e a come la fede possa trasformarsi in fanatismo. Ancora, il film portato sul grande schermo dal regista di Arrival è una storia profondamente umana, che riflette proprio su ciò che distingue l'umano dal divino, l'eroe dal Messia. Paul Atreides rappresenta entrambi i volti di questa medaglia: un eroe per la sua gente, che però si veste dell'oscuro e necessario mantello della vendetta, ma anche il salvifico Messia i cui poteri lo elevano al di sopra degli altri, sebbene egli sia perfettamente consapevole di come, per citare un altro film molto famoso, "da grandi poteri derivano grandi responsabilità."

Dune - Parte Due - scena da trailer
Dune - Parte Due - scena da trailer

Tutto questo Denis Villeneuve lo ottiene senza rinunciare all'azione, che però non è di quelle roboanti che hanno bisogno di polvere da sparo, bombe o esplosioni assordanti. L'azione di questo film è quella degli intrighi politici, delle alleanze che si fanno nell'ombra, nel senso di colpa e nella corruzione. Un'azione che sembra quasi richiamare la decadente eleganza del western, quando i duelli erano tra due persone che, da sole, dovevano determinare il futuro di un'intera città. Ed è forse "eleganza" la parola che meglio di altre potrebbe descrivere, in sintesi, cosa sia Dune - Parte 2. L'eleganza della messa in scena, l'eleganza dell'uso della cromia, capace di passare da un bianco e nero che sembra omaggiare George Miller e la sua terra ocra di Mad Max: Fury Road, ai contrasti di luce dove le figure si stagliano contro un sole che a volte è ingannevole, che disegna profili di realtà e visioni che si miscelano, che si intersecano, al punto che persino lo spettatore, proprio come Paul, non sa più discernere ciò che è vero da ciò che forse potrebbe solo essere. A questo si aggiunge anche la bellissima colonna sonora di Hans Zimmer, che si fa protagonista aggiunta (come già avveniva nel primo film) e che diventa accompagnamento ma anche elemento (volutamente) di disturbo, che non lascia punti di riferimento, ma aumenta la sensazione di coinvolgimento sensoriale di chi è seduto in poltrona. Non c'è un aspetto che non funzioni in Dune - Parte 2 dalla recitazione ai costumi, dalla costruzione dei personaggi agli effetti visivi. E se forse sarebbe stato interessante approfondire un po' di più il discorso sulla Spezia e la sua importanza, il risultato è un film poderoso e sontuoso, che parla di onore e vendetta, che descrive un eroe che ha paura di diventare un martire e che divide i tratti più spigolosi di chi è chiamato a cambiare il mondo. Imperdibile.