28 anni dopo, recensione film di Danny Boyle con Aaron Taylor-Johnson

28 anni dopo di Danny Boyle è un film riuscito, che rende onore al primo film (28 giorni dopo, 2002) ma che allo stesso tempo lo rinnova sia visivamente che narrativamente, affronta tante tematiche, tra cui la morte, la malattia, l'isolamento e il senso di comunità, oltre a sviluppare la figura dell'infetto, che cambia e si evolve in diverse nuove forme.
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Finalmente, dopo anni di attesa e di promesse, arriva nelle sale 28 anni dopo, terzo capitolo della saga iniziata nel 2002 con 28 giorni dopo e seguita nel 2007 con 28 settimane dopo. Ci sono voluti quasi venti anni per fare in modo che lo spettatore potesse tornare nel mondo creato da Alex Garland (sceneggiatura) e Danny Boyle (regia) ma finalmente il progetto ha visto la luce, grazie anche alla presenza di Cillian Murphy (protagonista del primo capitolo), oggi attore famoso e acclamato, nel ruolo di produttore. Il progetto comprende la realizzazione di tre film, quella iniziata con 28 anni dopo sarà quindi una trilogia e il secondo capitolo, 28 anni dopo: Il tempio delle ossa, è stato già girato (diretto da Nia DaCosta, sempre su sceneggiatura di Alex Garland), e uscirà molto probabilmente ad inizio 2026. Il cast comprende Jodie Comer, Aaron Taylor-Johnson, Jack O'Connell, Alfie Williams e Ralph Fiennes.

Come si può intuire dal titolo, la storia si svolge 28 anni dopo le vicende del capitolo originario, quando cioè il virus della rabbia, dopo essere arrivato nel mondo esterno, sfuggito da un laboratorio di armi biologiche, ha contagiato l'Inghilterra, creando un mondo popolato dagli infetti, esseri che si trasformano in qualcosa di inumano pronto solamente ad uccidere. Alcuni sono riusciti a sopravvivere e a creare un nuovo mondo dove poter vivere su un'isola collegata alla terraferma solo da un lembo di terra che fuoriesce con la bassa marea. Un giorno un abitante dell'isola (Aaron Taylor-Johnson) porta suo figlio sulla terraferma per fargli vedere com'è il mondo ora e metterlo alla prova davanti la sfida di uccidere gli infetti, ma questo viaggio cambierà per sempre le loro vite e le vite degli abitanti di tutto il villaggio, tra scoperte e segreti a lungo celati.

Nel 2002 28 giorni dopo era stato un film precursore e anticipatore della moda che avrebbe popolato il mondo audiovisivo negli anni successivi, soprattutto con il grande successo di The Walking Dead, così il genere zombie è diventato un filone molto amato dallo spettatore. Grazie a questa nuova saga, Danny Boyle e Alex Garland cercano di riportare in alto il genere anche al cinema, proponendo una storia nuova sia a livello narrativo che visivo. 28 anni dopo ha una prima parte molto potente visivamente, con delle sequenze girate e montate alla perfezione, flash visivi si intervallano al presente, accompagnati da sonoro magistrale e inquietante. La seconda parte del film cala di ritmo e di potenza ma la parte visiva rimane comunque accattivante, nonostante il finale forse un po' esagerato ma che lascia la curiosità di scoprire di più su quello che mette in scena. 

Nel complesso è un film riuscito, che rende onore al primo film ma che allo stesso tempo lo rinnova sia visivamente che narrativamente, affronta tante tematiche, tra cui la morte, la malattia, l'isolamento e il senso di comunità, oltre a sviluppare la figura dell'infetto, che cambia e si evolve in diverse nuove forme. È un film consigliato sia per gli amanti della saga, sia per gli amanti del genere zombie in generale, perché è una storia a se stante, che può essere vista anche senza aver visto i precedenti capitoli, si può avvertire solo una mancanza di contesto e background ma per il resto non ci sono problemi.