A dire il vero, recensione della commedia agrodolce con Julia Louis-Dreyfus

Un tipico esempio di cinema indipendente americano, per una commedia dolceamara molto dialogata che ruota intorno al peso delle bugie nei rapporti, di coppia e non solo, e a paure e ossessioni che riguardano una parte della società contemporanea.
A dire il vero, la commedia agrodolce con Julia Louis-Dreyfus

New York, al giorno d'oggi: Beth (Julia Louis-Dreyfus, star della comicità americana grazie a serie come Seinfeld e Veep) è un'insegnante di scrittura creativa e autrice che qualche tempo prima ha ottenuto un discreto successo con un libro autobiografico, ma attualmente è impegnata nella stesura del suo primo vero e proprio romanzo; suo marito Don (Tobias Menzies, visto in serie come Outlander e The Crown, dove ha interpretato il Principe Filippo) è uno psicoterapeuta che si sente sempre più annoiato e meno motivato di fronte ai pazienti che si presentano nel suo studio; la coppia ha un figlio, Eliot (Owen Teague, tra i suoi film It e Reptile), che lavora come commesso in un negozio di marijuana ma che la madre incoraggia nelle sue ambizioni da scrittore. A completare il quadro, ci sono anche Sarah (Michaela Watkins, le serie Transparent e Casual), sorella di Beth e arredatrice di interni, e suo marito Mark (Arian Moayed, reduce da Succession) di professione attore. Una serie di personaggi principali, dunque, tutti quanti rappresentati, ciascuno a suo modo, in un momento di difficoltà personale, professionale, o entrambe le cose, in cui sono spinti a rimettersi in discussioni e interrogarsi sulle proprie scelte di vita, e a domandarsi come procedere da lì in avanti.

Uno degli avvenimenti che, almeno nelle intenzioni della sceneggiatura, fa parzialmente da perno alla trama facendo precipitare gli eventi, è una conversazione in cui Don, non sapendo di essere ascoltato da sua moglie, confessa al cognato di non aver apprezzato il nuovo libro di Beth ma di non aver avuto il coraggio di dirglielo, rivelazione che arriva come una doccia fredda per la donna, la quale ne rimane scossa nel profondo e si sente tradita nella sua fiducia verso il marito.

A Dire il Vero (You Hurt My Feelings) di Nicole Holofcener - Foto dal set
A Dire il Vero (You Hurt My Feelings) di Nicole Holofcener - Foto dal set [credit: Jeong Park; Copyright 2023 It's Just My Opinion Pictures, Inc; courtesy of Vertice 360]

A dire il vero, il titolo scelto dalla distribuzione italiana, e quello originale You hurt my feelings (letteralmente: Hai ferito i miei sentimenti) sono, in fondo, un po' le due facce della stessa medaglia: il tema centrale del film infatti è l'impatto delle cosiddette "bugie bianche" a casa, sul lavoro, nei rapporti familiari e nelle relazioni di coppia; spesso si ha la tendenza a mentire o a omettere verità scomode e spiacevoli, a volte per proteggere le persone care, a volte per quieto vivere, con il risultato di sottrarre se stessi e gli altri ad alcuni fatti che si ha paura di portare a galla, forse anche perché a quel punto si verrebbe spinti a impegnarsi attivamente per modificare, eventualmente, quello che non piace o che non va bene.
La confessione involontaria di Don, sebbene possa essere un pretesto vagamente debole a livello narrativo, vuole dunque mettere in luce la rete di piccole o grandi bugie in cui ci si ritrova spesso imprigionati nella vita quotidiana, in questo caso alimentata dal fatto che spesso si basa una gran parte della propria identità anche sul mestiere che si svolge, per cui la vita professionale e quella personale vanno a braccetto, ed eventuali tradimenti, insoddisfazioni o delusioni in una delle due sfere vanno inevitabilmente a riversarsi anche nell'altra; a questo si somma la pressione per il voler sempre essere all'altezza delle aspettative, sia quelle proprie che quelle altrui, il tutto impregnato di quella moderna cultura della positività, la ricerca costante del successo e dell'affermazione, il bisogno di approvazione interiore ed esteriore che porta anche, ad esempio, alla rincorsa della perfezione fisica, forse acuita anche dall'avanzare dell'età anagrafica.

A dire il vero è scritto e diretto da Nicole Holofcener, da tempo uno dei nomi di punta del cinema indie americano, che qui ritrova come protagonista Julia Louis-Dreyfus che aveva già diretto in Non dico altro (2013) al fianco di James Gandolfini; la regista e sceneggiatrice realizza qui un film che sta fra la sit-com e le commedie newyorchesi di Woody Allen, dai dialoghi molto fitti, la cui trama procede spesso come un collage di quadretti e situazioni quasi a sé stanti, in cui tanto le grandi questioni esistenziali, quanto le piccole inezie di tutti i giorni, diventano occasione per la lanciarsi in una serie di scambi verbali (e verbosi) svelti e pepati.
Certo, i personaggi principali fanno comunque parte di una fetta elitaria della società, inseriti in un contesto altoborghese intellettuale e artistico, e quindi è facile far notare come i loro problemi e dilemmi siano comunque questioni tutto sommato di poco conto, più che altro espressioni di nevrosi e idiosincrasie privilegiate.

A dire il vero è quindi un film che in più punti rischia l'autocompiacimento e poggia su una struttura narrativa non compattissima, ma si affida alla verve in primis della sua protagonista, supportata dal resto del cast, per una storia che tutto sommato vuole insegnare proprio a tollerare e a sorridere di imperfezioni e debolezze.