AfrAId, recensione del thriller sci-fi sui rischi dell'intelligenza artificiale

John Cho e Katherine Waterston sono i protagonisti di un film che vede una famiglia alle prese con una nuova, avanzata, pericolosissima forma di intelligenza artificiale, un fenomeno di stretta attualità in una trama che però non brilla per idee.
AfrAId, scena da trailer

Ormai quasi non passa giorno senza ascoltare notizie che ci informano delle ultime innovazioni in fatto di tecnologia, in particolar modo per tutto ciò che riguarda sviluppi e utilizzi dell'intelligenza artificiale, della robotica, la cui evoluzione si fa sempre più sfaccettata: un potenziale che regolarmente genera stupore e fascino quanto, allo stesso tempo timori, riserve, quando non proprio reazioni fortemente contrarie.

Questi cambiamenti hanno già da molto tempo influenzato naturalmente anche il grande e il piccolo schermo, con una serie di titoli a cui ora si va ad aggiungere AfrAId, in arrivo da noi in home video.

Nel film, Curtis (John Cho, della saga di Star Trek) è un uomo che lavora nel campo del marketing e viene così spinto a testare AIA, un nuovo prototipo di intelligenza artificiale: il dispositivo viene installato nella casa in cui Curtis vive insieme alla moglie Meredith (Katherine Waterston, vista nella saga di Animali fantastici e Alien: Covenant) e i loro tre figli, e promette di aiutare la famiglia a gestire tutte le incombenze quotidiane; inizialmente AIA si dimostra effettivamente una risorsa preziosa, saggiamente comprensiva e amichevole, ma ben presto comincia a rivelare un lato più oscuro, possessivo e soprattutto incontrollabile.

Sono gli stessi coniugi protagonisti a ricordare scherzando come Hal, il computer di 2001: Odissea nello spazio, non fosse esattamente un esempio positivo di una forma di tecnologia senziente, e di certo siamo ormai preparati ad aspettarci scenari non esattamente rosei quando si affronta questo soggetto, che si tratti della malinconia struggente di Joaquin Phoenix innamorato del sistema operativo con la voce di Scarlett Johansson in Lei (anche AIA ha una voce femminile, modellata su quella della giovane e graziosa impiegata dell'azienda produttrice, interpretata da Havana Rose Liu), fino all'horror vero e proprio come quello dell'inquietante bambola M3gan, altro successo cinematografico della Blumhouse, la stessa società di produzione dietro ad AfrAId.

Il film raccoglie così una serie di elementi tipici della società contemporanea, che vede l'essere umano sempre più dipendente dalla tecnologia con tutto ciò che ne consegue, e in particolar modo si concentra su alcuni dei pericoli più ricorrenti e potenzialmente dannosi: la perdita di privacy per cui foto, video e altri contenuti affidati alla rete rischiano di non rimanere più segreti, algoritmi in grado di intercettare, e quindi anche anticipare, informazioni personali degli utenti, la perdita della privacy a causa di dispositivi sempre pronti a osservare e ascoltare ogni minimo movimento, la facilità nel creare contenuti che, a causa di una maestria tecnica sempre crescente, rendono pressoché impossibile distinguere ciò che è vero da ciò che è falso, come nel caso dei deepfake.

Un po' come succede con l'introduzione di AIA nell'abitazione dei protagonisti, anche lo spettatore segue e impara a conoscere difficoltà e paure dei componenti della famiglia, dalla frustrazione di Meredith per aver messo da parte i suoi studi e la sua carriera per fare la mamma a tempo pieno, fino alle tribolazioni dei figli, che comprendono fidanzati poco raccomandabili e problemi di salute: si svelano così i rispettivi punti deboli, che saranno anche poi quelli su cui andare a far leva, emotivamente e non solo, al momento opportuno. Se nella prima parte del film vengono dunque poste le basi per andare a generare la suspense, quando poi l'azione entra nel vivo, con l'arrivo anche delle sequenze d'azione vere e proprie, la storia si ingolfa in più fili narrativi di cui non riesce a tenere pienamente il filo, accumulando scoperte drammatiche ed eventi confusi, che si susseguono senza avere una spiegazione ben definita.

La trama ricorre quindi a situazioni in parte già viste e di stampo artefatto, anche dal punto di vista emotivo e psicologico, con una scarsa definizione di alcuni personaggi, compreso lo stesso Curtis, e il riferimento a fenomeni di strettissima attualità il cui potenziale però è appena accennato.

AfrAId è scritto e diretto da Chris Weitz, autore eclettico tra le cui regie ricordiamo About a boy-Un ragazzo, La bussola d'oro e The Twilight Saga: New Moon e che però qui forse non sembra particolarmente a suo agio con il genere e con il linguaggio stilistico: il risultato è un film che si lascia guardare, ma soffre della mancanza di una vera personalità filmica e di una trama più solida.