All Her Fault, recensione della miniserie thriller con Sarah Snook e Dakota Fanning

Da un romanzo best-seller arriva una nuova miniserie thriller che ruota attorno alla sparizione di un bambino, in una storia densa e complessa che va a scoperchiare segreti familiari e dinamiche di coppia.
All Her Fault - Poster

Tra le nuove proposte in arrivo su Sky troviamo All her fault, miniserie in otto episodi tratta da un omonimo best-seller della scrittrice irlandese Andrea Mara (infatti il romanzo è ambientato a Dublino, mentre nella trasposizione televisiva la vicenda è stata trasferita a Chicago), un mystery thriller che ruota attorno alla sparizione di un bambino.
La trama ci fa entrare da subito nel vivo dell'azione, quando una donna di nome Marissa Irvine (Sarah Snook, consacrata dalla serie Succession) va a riprendere il figlio di cinque anni Milo, invitato a giocare a casa di un compagno di scuola: di Milo però non c'è traccia e anche Jenny Kaminski (Dakota Fanning, l'ex bambina prodigio ormai passata con successo a ruoli adulti come questo), la madre dell'altro bambino, si dichiara totalmente all'oscuro del presunto invito.  Inizia una lotta contro il tempo per Marissa e suo marito Peter Irvine (Jake Lacy, che ricordiamo nella prima stagione di The white lotus) per scoprire chi e perché possa aver rapito il bambino, in un'indagine che porterà alla luce ben più di qualche segreto fino a quel momento sepolto o rimosso.
La storia che segue infatti va a scavare nelle vite di una serie di persone coinvolte a vario titolo dalla sparizione di Milo: oltre naturalmente ai suoi genitori ci sono anche il fratello e la sorella (Daniel Monks e Abby Elliott) di Peter, Jenny e suo marito Richie (Thomas Cocquerel, The gilded age), le giovani ragazze che lavorano come baby-sitter per le due famiglie, Ana (Kartiah Vergara) e Carrie (Sophia Lillis, da It e Dungeons & Dragons - L'onore dei ladri), amici e colleghi delle famiglie, e anche il detective Alcaras (Michael Peña), che indaga sul caso.

All her fault rientra quindi nel genere, sempre molto rigoglioso, del thriller che partendo da un evento drammatico e spiazzante, in questo caso per l'appunto il rapimento di un bambino, si sviluppa poi principalmente in ambito domestico: la vicenda infatti vuole svelare cosa si nasconde dietro la facciata di famiglie benestanti e all'apparenza rispettabili, capaci però di macchiarsi di colpe le cui ripercussioni possono venire a galla anche a distanza di molto tempo.
In sostanza la storia si chiede fino a che punto si sia disposti a spingersi per proteggere la propria famiglia, con tutte le sfide e le paure insite nell'essere genitori; in particolar modo la trama si concentra sulla pressione che ricade sempre molto di più sulle donne e madri, specialmente coloro che cercano di conciliare famiglia e carriera: accusate di non aver fatto abbastanza, di aver trascurato qualcosa e, soprattutto in una situazione complicata, bersaglio di critiche da parte delle mamme casalinghe ma anche da un punto di vista mediatico. In realtà la sceneggiatura evidenzia la forza e il coraggio delle donne, capaci di slanci di solidarietà e altruismo, mentre chi ne esce peggio sono proprio, tranne qualche rarissima eccezione, i padri e mariti, svogliati ed egoisti quando non proprio bugiardi e inaffidabili.

La serie è costruita in maniera tale che gli episodi si concludano solitamente con un cliffhanger, man mano che emergono nuovi indizi che spingono a sospettare, alternativamente, di più personaggi; la trama così si arricchisce di colpi di scena riservando le scoperte più succose, anche con l'aiuto di flashback, agli ultimissimi episodi.
La storia quindi è di quelle che mettono molta carne al fuoco, e dunque è inevitabile che qualche tematica venga introdotta per poi passare più in secondo piano, mentre alcuni personaggi secondari risultano vagamente ridondanti senza essere mai davvero approfonditi per poi sparire definitivamente dalla sceneggiatura, in un'abbondanza di sottotrame e finali plurimi che forse in qualche momento rischiano di sopraffare lo spettatore e di sviare l'attenzione, arrivando così un pizzico in affanno alla conclusione.
All her fault è quindi una serie che si affida a temi e spunti in parte già visti, ma riesce comunque a mantenere l'attenzione dello spettatore fino alla fine contando anche sulle interpretazioni di attori validi e sulla cresta dell'onda.