Le Aquile della Repubblica, recensione del thriller politico di Tarik Saleh

'Le Aquile della Repubblica' di Tarik Saleh è un film che, muovendosi tra realismo e fantasia racchiude in sé tanti generi, cosa che può essere considerata tanto un elemento a suo favore quanto un punto debole.
Le Aquile della Repubblica di Tarik Saleh, scena da trailer

Dopo aver debuttato lo scorso anno al Festival di Cannes ed essere stato poi scelto dalla Svezia come proprio contendente agli ultimi premi Oscar, arriva anche nelle sale italiane il film Le Aquile della Repubblica, scritto e diretto da Tarik Saleh.
Il protagonista, George Fahmy (Fares Fares) è uno degli attori più popolari d'Egitto, star di film commerciali di successo ma la cui carriera rischia di arenarsi, anche perché ritenuto non sufficientemente leale e rispettoso nei confronti del regime; così George, seppur di malavoglia, viene praticamente costretto col ricatto a interpretare il ruolo del presidente egiziano al-Sisi in un film fortemente voluto e controllato dal governo. Il protagonista si ritrova così alle prese con inganni, doppiogioco, spionaggio, tradimento e altro ancora, durante la lavorazione di un film in cui la posta in gioco si fa sempre più alta e rischiosa e lo metterà di fronte a più di un dilemma.

Le Aquile della Repubblica conclude una ideale trilogia dello stesso autore, cresciuto in Svezia ma con un padre egiziano, iniziata con Omicidio al Cairo (2017) e proseguita con La cospirazione del Cairo (2022), tutti interpretati da quello che si può definire il suo attore feticcio, il libanese Fares (salito alla ribalta internazionale con commedie come Jalla! Jalla! e Kops, dirette da suo fratello Josef): i tre film, sebbene con storie e personaggi diversi, vogliono proporre una riflessione su regime, corruzione, muovendosi tra i vertici del potere, tanto politico quanto religioso, denunciando anche i pericoli della mancanza di democrazia e di vera libertà in uno Stato (lo stesso regista ha avuto problemi con i controlli del regime e ha dovuto effettuare le riprese a Istanbul invece che al Cairo, dove è ambientato il film).

Il soggetto permette al film, usando l'espediente sempre intrigante di "cinema nel cinema", di affrontare anche l'aspetto dell'arte come mezzo di propaganda, di come creatività e vena artistica possano essere pesantemente condizionate da fattori esterni, come un'opera possa rispecchiare non solo la realtà ma anche idee e convinzioni di chi vi ha preso parte e non ultimo il potere della manipolazione dei mezzi audiovisivi per distorcere i fatti.
Nel caso del protagonista ci viene mostrato dunque l'intreccio tra la vita lavorativa e quella privata: separato dalla moglie, ha un rapporto teso e complicato con suo figlio e ha una relazione con una giovane aspirante attrice (Lyna Khoudri), che molti scambiano per sua figlia, e sembra portarsi dietro un'insoddisfazione che si riverbera anche sul set; lì cerca di mantenere la sua integrità artistica ed etica, mentre il suo nuovo impegno lo porta a stringere un pericoloso legame con Suzanne (Zineb Triki), la moglie di un politico, mentre tenta anche di proteggere e salvaguardare i propri cari, fino a che realtà e finzione andranno a sovrapporsi sempre più, in maniera alquanto rischiosa. Nonostante la sua centralità, però, George rimane anche un personaggio in parte enigmatico, questo forse anche per via dell'interpretazione del protagonista, che non sempre sfoggia tutta la gamma delle corde espressive appropriate.

Le Aquile della Repubblica è un film che, muovendosi tra realismo e fantasia racchiude in sé tanti generi, dal dramma alla commedia, dal thriller al film d'azione, dal noir alla satira politica, e questo può essere considerato tanto un elemento a suo favore, nel senso di renderlo più ricco e sfaccettato, quanto un punto debole, come se fosse indeciso sulla sua vera identità e non avesse ben chiaro quale strada privilegiare; anche la sceneggiatura dunque accumula temi e spunti con il rischio di diventare, specie nella seconda parte, sempre più ingarbugliata senza saper annodare alla perfezione tutti i suoi fili, come nel caso di alcuni personaggi che escono di scena bruscamente.

Il risultato finale è quindi una pellicola che, partendo dalle vicende interne di una specifica nazione, cerca un respiro più ampio e dal richiamo internazionale, che possano renderla appetibile a un vasto pubblico; è un'opera che, al netto di una riuscita artistica magari imperfetta, probabilmente ha più impatto come denuncia di un regime tuttora molto controverso, e per la scelta sempre troppo poco sfruttata e dunque interessante, di avventurarsi nella fantapolitica, seppure non osando fino in fondo.