Il bacio della donna ragno è un titolo importante nel mondo della cultura e dell'arte da ormai mezzo secolo, e che continua evidentemente ancora adesso a far sentire il suo impatto: tutto ha inizio con il romanzo omonimo firmato dallo scrittore argentino Manuel Puig nel 1976, adattato prima in una pièce teatrale, portata in scena sui palcoscenici londinesi, e poi nel film del 1985 diretto da Héctor Babenco e interpretato da William Hurt (premiato con l'Oscar per il suo ruolo) e Raùl Julià. Negli anni '90 il romanzo è stato trasposto in un musical di grande successo a Broadway, con libretto di Terrence McNally e canzoni di John Kander e Fred Ebb, ed ecco che arriviamo al presente con la versione cinematografica del musical, per la regia di Bill Condon, che approda nelle nostre sale un po' in sordina e in ritardo rispetto all'uscita in patria, dove era previsto come un possibile contendente forte nella stagione dei premi, e invece è stato un flop colossale.
La storia si svolge nell'Argentina dei primi anni '80, verso la fine del regime, nella cella in cui è rinchiuso il prigioniero politico Valentin Arregui (Diego Luna), viene condotto anche Luis Molina (Tonatiuh), vetrinista arrestato con l'accusa di atti omosessuali, che il direttore del carcere vuole utilizzare come informatore, affinché possa riferire dettagli sulla cella di rivoluzionari con cui è coinvolto il dissidente. Valentin inizialmente è infastidito dalle chiacchiere e dai modi disinvolti e sopra le righe del suo compagno di cella, che fra le altre cose gli racconta con entusiasmo della sua passione per l'attrice Ingrid Luna (Jennifer Lopez) e in particolare del suo film preferito, Il bacio della donna ragno: così mentre lui ne espone la trama, le sequenze di quel film immaginario prendono vita davanti ai nostri occhi in forma di musical, con gli stessi protagonisti a interpretarne i personaggi al fianco della diva Luna-Lopez.
Rispetto al film precedente, quello che sarà il termine di paragone per la maggior parte degli spettatori, a esclusione di chi abbia visto il musical a teatro, qui i protagonisti sono leggermente più giovani e di origini latinoamericane, mentre la trama rimane essenzialmente la stessa: se all'epoca della sua uscita il romanzo e lo scrittore subirono contestazioni, modifiche e censure a causa delle tematiche considerate scomode (politica e omosessualità), adesso queste arrivano in un periodo dove sono attuali ma anche costantemente a rischio, come hanno sottolineato gli stessi realizzatori del film rimarcando l'importanza di vedere rappresentati sullo schermo personaggi e storie che affrontano argomenti come l'identità di genere e intrecci sentimentali che sfuggono a una precisa categorizzazione; sotto questo aspetto, comunque, sceneggiatura e messa in scena non si dimostrano particolarmente innovative né offrono una nuova prospettiva o dimensione ai fatti, e il film rimane essenzialmente composto e quasi cauto.
Sul versante musical, invece, si scatena tutta la passione e l'inclinazione per il genere di Condon, già regista di adattamenti musicali per il grande schermo come Dreamgirls (2006) e il live action di La Bella e la Bestia (2017), ma anche sceneggiatore di The Greatest Showman (2017) e Chicago (2002), da cui tra l'altro riprende l'idea della storia che si svolge su due piani, quello realistico e quello dell'immaginazione in cui avvengono i numeri di danza e canto; qui le sequenze musicali sono una festa per gli occhi, dai colori sgargianti, le scenografie ricercate, i costumi e i trucchi e le pettinature fastose, anche se i brani, che sono quelli originari della versione teatrale, sono ben eseguiti ma non particolarmente memorabili. Queste scene sembrano cucite su misura per la Lopez, da sempre vera diva dentro e fuori dallo schermo per la quale effettivamente, avendo portato avanti in parallelo con successo la carriera di cantante, attrice e ballerina, un musical in curriculum sembrava proprio necessario; per quanto riguarda i protagonisti maschili, a fianco di un nome ormai affermato come Diego Luna, la vera sorpresa (e quello che potremmo definire il cuore del film) è Tonatiuh (visto nel thriller Carry-On del 2024), che cerca saggiamente di non ricalcare le orme di Hurt, e il suo Luis è più dolcemente ingenuo e innocente, meno cinico ma carico di affetto e compassione.
Nonostante gli sforzi, dunque, questa nuova versione di Il bacio della donna ragno non riesce a svecchiare del tutto il materiale originale, restando un ibrido fra il realismo più crudo delle parti drammatiche e il look patinato che tende a semplificare e appiattire in parte la storia.