Bagman, la recensione dell'horror con Sam Claflin

L'attore inglese è il protagonista di un horror che propone una nuova variante dell''uomo nero' che spaventa i bambini e le loro famiglie, ma che non aggiunge molto di nuovo al genere.
Sam Claflin in Bagman, scena da trailer

Una nuova creatura spaventosa è pronta a turbare la serenità di bambini e anche adulti: si tratta di Bagman, il villain che dà il titolo all'omonima pellicola in arrivo nelle nostre sale. 
Patrick McKee (Sam Claflin) è un uomo che, nel mezzo di un difficile periodo lavorativo che lo sta privando anche della sicurezza economica, torna a vivere nella sua casa d'infanzia insieme alla moglie Karina (Antonia Thomas) e al figlioletto Jake (Caréll Vincent Rhoden); ben presto però la famiglia comincia a essere tormentata da una presenza minacciosa, che costringe Patrick a fare i conti anche con alcuni ricordi di bambino, in particolare quello di uno scampato pericolo e di un mistero che da allora continua a tormentarlo.
Quella di Bagman, "l'uomo col sacco" del titolo, è una figura che, spiegano nel film, viene utilizzata dai genitori come ammonimento per i propri figli a comportarsi bene e non disobbedire alle regole, ed è presente in varie forme e con diversi nomi in molte culture in giro per il mondo: raccogliendo e portando con sé giocattoli e altri cimeli infantili, si nasconde nell'ombra e il suo arrivo è preannunciato dall'inquietante rumore della cerniera del borsone, sporco e logoro, con cui sottrarre i bambini alle loro famiglie.

Il film è diretto dallo scozzese Colm McCarthy, già regista di episodi per numerose serie televisive, fra cui Sherlock, Peaky Blinders e Black Mirror, oltre che del thriller-horror distopico La ragazza che sapeva troppo (2016) il quale realizza qui un horror dall'impianto piuttosto classico, con molti aspetti tipici del genere: come spesso accade, per buona parte della storia si punta principalmente sulla suspense, ritardando così il più possibile il momento in cui il villain si mostra al pubblico in favore di elementi più allusivi come rumori misteriosi, oggetti che scompaiono, porte e finestre che si aprono o chiudono apparentemente da sole, luci che si spengono all'improvviso, e così via.
Inoltre, come per le storie dell'orrore su un male che si tramanda, la sceneggiatura di Bagman cerca anche di collocare le azioni del mostro all'interno di una sorta di ciclo che si ripete, come dimostra anche il prologo; se si voleva creare una specie di mitologia del personaggio, si sarebbe però dovuto calcare maggiormente la mano su questo aspetto, con caratteristiche più forti ad accomunare le vittime, mentre viene rapidamente messo da parte, e la trama lascia invece qualche perplessità su alcuni sviluppi apparentemente poco coerenti.
Un altro elemento che spesso nel cinema horror ha un certo peso sono le ambientazioni, a partire dalle abitazioni dei personaggi: in questo caso però, con l'azione che ruota attorno alla casa dei protagonisti ma si trasferisce anche in una grotta in mezzo ai boschi, fino a un appartamento in un condominio -a prima vista- iper protetto, tuttavia nessuna di queste location riesce davvero a lasciare il segno con l'effetto, semmai, di diluire e disperdere un po' di tensione.

Sam Claflin, attore dalla carriera fin qui eclettica ma ancora in cerca della consacrazione definitiva (attualmente anche protagonista sul piccolo schermo della miniserie Il conte di Montecristo) cerca di conferire una certa malinconia drammatica al suo personaggio, in quella che di fondo è anche una storia sul rapporto padre-figlio, la paura di perdere le persone care all'improvviso e senza un apparente motivo accettabile, e il conseguente istinto di protezione che si trasmette dai genitori ai figli.
Nonostante qualche premessa interessante, però, Bagman rimane un horror generico e piuttosto blando, che riesce solo parzialmente a generare inquietudine e pochi spaventi veri e propri, e che si guarda senza lasciare il segno.