Black Bag: Doppio gioco, recensione dello spy-thriller di Steven Soderbergh dal cast stellare

L'acclamato regista americano torna a dirigere uno spy-thriller radunando un cast di grandi nomi, per una storia che unisce ironia e intrighi, dalla trama intricata e svelta.
Black Bag Doppio gioco, scena da trailer

Black Bag: Doppio gioco è uno spy-thriller che si sviluppa nell'ambiente dei servizi segreti britannici, in cui si indaga su una possibile talpa, colpevole di aver trafugato un software top-secret la cui diffusione illecita potrebbe compromettere la sicurezza internazionale. Chi ha fatto il doppio gioco? Al centro dell'intrigo ci sono l'agente del MI6 George Woodhouse (Michael Fassbender), sua moglie e collega Kathryn St. Jean (Cate Blanchett), l'agente Freddie Smalls (Tom Burke, dalla serie Detective Cormoran Strike, visto al cinema in Furiosa: A Mad Max Saga), il colonnello James Stokes (Regé-Jean Page, lanciato da Bridgerton, poi anche in Dungeons&Dragons-L'onore dei ladri), la psichiatra dell'agenzia dr. Zoe Vaughan (Naomie Harris, dalle saghe di 007, Pirati dei Caraibi e Moonlight) e la specialista in immagini satellitari Clarissa Dubose (Marisa Abela, la Amy Winehouse del biopic Back to black).

Il film è diretto da Steven Soderbergh, uno dei cineasti più eclettici e curiosi del panorama statunitense, che da sempre alterna nella sua carriera grandi blockbuster a minuscole produzioni sperimentali, assembla cast stellari oppure sceglie volti sconosciuti e non professionisti, spaziando tra i generi e le modalità produttive, sia per il grande che per il piccolo schermo e che, sotto pseudonimo, si diverte (come in questo caso) a fare anche da montatore e direttore della fotografia ai suoi film; qui il regista torna a lavorare su una sceneggiatura di David Koepp, come per i precedenti Kimi (2022) con Zoe Kravitz, e Presence (2024), dramma soprannaturale che però non è ancora arrivato nelle nostre sale.
Con Black Bag, Soderbergh si dedica così a uno di quei film a medio budget per un pubblico adulto, considerati quella terra di mezzo oggi spesso trascurata dagli studios ma che cerca dunque un suo riscatto sul grande schermo; il suo è un giochino intricato, omaggio dichiarato ai classici di spionaggio tra cinema e letteratura (a partire dal nome e dal look del personaggio di Fassbender) elegantemente stiloso con le sue abitazioni raffinate dalle pareti di vetro e uffici ultramoderni e accessoriati, denso e tirato (condensa ammirevolmente tutti i suoi eventi in un'ora e mezza di durata), che alle scene d'azione muscolari tutte esplosioni, risse e inseguimenti, preferisce un'ironia sottile, cinica e scanzonata; con i dialoghi fitti, la sceneggiatura esige l'attenzione costante dello spettatore, che a volte si ritrova sopraffatto dalle informazioni e dalla rete disseminata di sospetti e inganni ma si capisce presto che fa tutto parte del gioco: il MacGuffin della situazione si chiama Severus, il misterioso programma rubato che fa gola a tanti, ma come da tradizione non è questo che importa realmente alla trama, che non si concentra tanto sul cosa ma sul come e sul chi.
La storia infatti vuole tracciare un parallelo fra la fedeltà in amore e quella al proprio lavoro e per estensione in questo caso al proprio Paese, ponendo l'inevitabile questione della fiducia tra persone e coppie che per lavoro sono abituate a fingere, mentire e dissimulare, e cui anzi proprio il proprio mestiere fornisce spesso l'alibi ideale (nel film l'espressione Black bag viene usata a indicare un'operazione sotto copertura i cui dettagli non si possono divulgare); questo aspetto viene evidenziato a partire dalla coppia di protagonisti composta da George, il quale viene mostrato come un uomo dai modi glaciali, meticoloso in maniera quasi robotica, a cui si contrappone l'ambiguità più sensualmente misteriosa e allusiva della moglie Kathryn, ma gli intrecci amorosi riguardano anche gli altri personaggi, tutti dalle vite sentimentali piuttosto caotiche.

Certo il gioco è molto cerebrale, svelto e compiaciuto e quindi lascia poco spazio al lato più emozionale e a una vera e propria empatia nei confronti dei personaggi, puntando più semmai a una sorta di soddisfazione intellettualmente arguta; il film può contare sicuramente sullo charme del cast (a cui si aggiunge, nel ruolo del capo, anche l'ex James Bond e dunque veterano del genere Pierce Brosnan), oltre alle ambientazioni ben curate e a una colonna sonora trendy firmata da David Holmes, che rendono Black Bag un titolo adatto a chi cerca un cinema di qualità, con il mestiere di un meccanismo ben oliato.