Blood for dust, recensione del crime thriller con Scoot McNairy e Kit Harington
È arrivato sui nostri schermi in video on demand, dopo la presentazione al Tribeca Film Festival nel 2023, il crime thriller Blood for dust: la storia, ambientata nei primi anni '90, ha per protagonista Cliff (Scoot McNairy, visto nella scorsa stagione in Speak no evil e A complete unknown), commesso viaggiatore nel cui passato figurano traffici poco leciti che hanno avuto un tragico epilogo; ora l'uomo, alle prese anche con una dolorosa vicenda familiare, sta cercando di lasciarsi quella vicenda alle spalle, ma il lavoro scarseggia e i soldi sembrano non bastare mai. Un giorno Cliff incontra l'ex collega e socio Ricky (Kit Harington, l'ex Jon Snow ne Il trono di spade), il quale lo convince a rientrare nel giro e prendere parte a una serie di affari di contrabbando illegali per una gang criminale: una proposta che porterà gli uomini su una strada fitta di rischi, inganni e tradimenti, da cui può essere sempre più difficile tornare indietro.
Il film è diretto da Rod Blackhurst (già regista del documentario Netflix su Amanda Knox e anche sceneggiatore dell'horror Night swim) e propone una storia di per sé piuttosto classica e quindi anche già vista; Blood for dust è un noir che, per temi e ambientazioni, ha suscitato in patria paragoni lusinghieri con titoli come Fargo e Breaking Bad: lontano dalle grandi metropoli, la pellicola ci porta in quell'America più provinciale e rurale (principalmente tra Wyoming e Montana, fino al confine col Canada), fatta di grandi spazi scarsamente frequentati, ricoperti da ghiaccio e neve, gelidi e cupi e non solo per quanto riguarda il clima, con la realtà fatta di anonimi motel, solitudine, infiniti chilometri macinati in macchina, cabine telefoniche, ma anche locali di strip, che caratterizzano il mestiere del protagonista.
In questo scenario si muovono i personaggi principali, a partire dallo stesso Cliff, che per tutta la durata del film mantiene la sua natura di uomo ricco di chiaroscuri e dunque anche di contraddizioni: da un lato non sembra avere un'indole volutamente duplice o ambigua per malvagità, quanto semmai trovarsi alle prese con circostanze più grandi di lui che non sa più gestire, d'altro canto è una persona i cui confini morali sono quantomeno dubbi o molto sfumati, disposto a deviare più volte dalla retta via; intorno a lui si muovono una schiera di personaggi senza scrupoli tra cui appaiono, in brevi camei, anche Stephen Dorff (Blade, Somewhere, True Detective) e Josh Lucas (American Psycho, Tutta colpa dell'amore, Yellowstone).
Nella storia si legge anche una riflessione amara sul fallimento del cosiddetto Sogno americano, quel mito di ricchezza e benessere, di una famiglia felice da crescere in una bella casa, schiacciato e infranto a confronto con una dura realtà di corruzione, miseria, avidità, in cui la via del crimine sembra essere l'unica valida alternativa ad affrontare debiti e banche.
Blood for dust è un film in cui si può ammirare la resa visiva degli ambienti, dalla fotografia alle location che espongono bene l'atmosfera cupa e livida della storia, e le sequenze d'azione sono ben realizzate, ma manca di ritmo e anche di vera e propria suspense nei momenti clou, con una sceneggiatura piuttosto anonima e prevedibile, anche nei dialoghi seppure corretti; sono apprezzabili le interpretazioni di McNairy, che mette il suo aspetto di uomo normale e ordinario al servizio del personaggio, e anche di un inedito Harington in un ruolo negativo, che sfoggia un paio di baffoni e, in versione originale, anche un convincente accento americano.