Bridget Jones - Un amore di ragazzo, la recensione
Bridget Jones - Un amore di ragazzo è il quarto capitolo cinematografico della saga di Bridget Jones, iniziata nel 2001 con Il diario di Bridget Jones (tratto dall'omonimo libro scritto nel 1996 da Helen Fielding), campione di incassi e diventato un vero e proprio film di culto e continuata con Che pasticcio, Bridget Jones! (2004) e Bridget Jones's Baby (2016). Mentre la terza pellicola è un'opera originale, non esiste nessun libro da cui è stata tratta, quest'ultimo capitolo invece nasce come la trasposizione dell'ultima opera dell'autrice che, dopo ben quattordici anni dalla seconda pubblicazione, decide di continuare a narrare le avventure della nostra amata Bridget, anni dopo la conclusione del capitolo precedente. Il film, diretto da Michael Morris, vede protagonisti la sempre presente Renée Zellweger e le due new entry Chiwetel Ejiofor e Leo Woodall, insieme all'indimenticabile Hugh Grant, ad un piccolo ruolo di Emma Thompson e ad un piccolo cameo di Colin Firth.
Il film inizia a quattro anni dall'inaspettata morte di Mark Darcy (Colin Firth), venuto a mancare a causa di un tragico incidente. Bridget, per cause di forza maggiore, ha dovuto lasciare il tanto amato lavoro da produttrice televisiva, per occuparsi a tempo pieno dei suoi due figli. Si è così ormai lasciata andare ad una vita domestica fatta di lavatrici, faccende di casa e scuola dei figli, senza preoccuparsi più della sua carriera, del prendersi cura di se stessa e della sua felicità. Spronata dalle sue amiche, decide però che è arrivato il momento di rimettersi in gioco, sia dal punto di vista professionale che sentimentale. Incontra Roxster (Leo Woodall, un ragazzo con molti anni meno di lei, che la fa sentire di nuovo viva e felice, ma è realmente quello di cui ha bisogno?
La prima cosa che bisogna subito dire è che questo sarà un Bridget Jones senza Mark Darcy. È un duro colpo, al quale, ovviamente, i fan della saga erano già preparati avendo molto probabilmente letto il libro, ma che sembra lo stesso inconcepibile visto l'importanza e il ruolo fondamentale che l'uomo ha sempre avuto all'interno della storia e nella vita di Bridget. Dopo aver visto il film però possiamo affermare con felicità che la storia funziona lo stesso, la perdita e la mancanza è stata gestita molto bene, così come la (non) presenza di Colin Firth. È come se iniziasse un nuovo percorso senza però dimenticare tutto quello che di bello c'è stato nel precedente, perché in fondo la vita va avanti e Bridget ci ha sempre dimostrato di sapersela cavare in qualsiasi occasione.
Così, all'inizio del film, ritroviamo con molto piacere una Bridget in difficoltà, goffa, sempre in disordine ma con la solita ironia che la contraddistingue e che riesce a farle conquistare un aitante ragazzo più giovane di lei ma allo stesso tempo ad affascinare un insegnante che sembra essere rigido e chiuso nelle proprie convinzioni. La pellicola funziona nonostante non ci sia Mark Darcy, e funziona anche per chi non ha mai visto i precedenti capitoli, altro punto a favore dell'opera, perché effettivamente sono passati un po' di anni dagli altri film e alcuni potrebbero non averli visti. Quindi, una volta superato lo shock iniziale, ci si può divertire e si possono passare due ore piacevoli in compagnia della coinvolgente e mai banale Bridget Jones.