Deadpool & Wolverine, recensione del film di cui avevamo bisogno
Ci sono recensioni che non sono così facili da scrivere. A volte perché un film - o, comunque, un prodotto - non hanno molto da dire. Altre perché il lungometraggio che devi recensire dice così tante cose e in modo talmente brillante che non sai come analizzarle senza correre il rischio di spoilerarle o di rovinare l'esperienza di visione al pubblico che ancora deve vederlo. Deadpool & Wolverine, che arriva oggi al cinema, rientra senza dubbio in questo secondo insieme. Tranquilli, però, questa recensione sarà completamente spoiler free, non vi anticiperemo nulla né sveleremo alcunché della trama, ma sappiate che le cose più belle di questo film risiede proprio in ciò che non verrà detto, in ciò che nasconderemo tra queste righe. Diretto da Shawn Levy per i Marvel Studios, Deadpool & Wolverine riporta sul grande schermo il supereroe sboccato e fuori controllo interpretato da Ryan Reynolds che stavolta, per salvare il mondo, ha bisogno di fare squadra con Wolverine (Hugh Jackman), l'eroe drammatico che avevamo già visto cadere e perire nello splendido film Logan. Non diremo altro della trama, perché Deadpool & Wolverine è uno di quei film che va vissuto nella quasi completa ignoranza, che deve essere fruito come se fosse una continua gita in un parco giochi pieno di sorprese, svolte e exploit geniali. E questo è forse il primo punto che dobbiamo affrontare in questa recensione.
È indubbio che, negli ultimi anni, l'interesse del pubblico intorno al Marvel Cinematic Universe ha subito un rallentamento che ha quasi rasentato il fallimento. Dopo Avengers: Endgame è stato davvero come se si fosse assistito alla fine di un'epoca. Nonostante gli sforzi della casa di produzione, delle strategie di marketing, dello storytelling che ha trasferito le storie dal cinema al piccolo schermo e viceversa, la mole di prodotti ha finito con lo spingere il pubblico verso una vera e propria indigestione che ha portato a un crescente disinteresse verso tutto ciò che era targato Marvel. Oltre alla quantità di prodotti da dover seguire per poter essere in linea con la narrazione, il problema degli ultimi film sono riscontrabili in una sorta di fanservice a ogni costo. La produzione era così "preoccupata" di accontentare gli spettatori che ha finito con l'andare contro la regola aurea delle narrazioni: avere una storia da raccontare e raccontarla per come è stata pensata e non sperando di accontentare tutti senza, di fatto, entusiasmare nessuno. Deadpool & Wolverine, al contrario, dimostra quanto sia importante la scrittura quando si decide di portare una storia sul grande schermo. Nonostante la presenza di grandi effetti speciali, infatti, è la sceneggiatura il punto di forza di questo film che è destinato a sbancare il botteghino. Durando poco più di due ore, snellendo il più possibile la tendenza odierna di voler allungare il brodo a ogni costo e giocando proprio su questo status quo, il film di Levy mantiene la sua natura metacinematografica, la distruzione della quarta parete e l'introduzione di battute metalinguistiche, che miscelano realtà e finzione e che fanno della parodia la propria arma prediletta. A farne le spese è Hollywood nella sua interezza: Deadpool si scaglia contro il merchandising, contro la Disney, contro la cultura woke, contro gli incel. Prende in giro tutto e il contrario di tutto, dimostrando come sia necessario, oggi, imparare di nuovo che niente è sacro e che tutto può essere il bersaglio di una critica, soprattutto in un contesto come quello odierno in cui qualsiasi dialogo è sempre più polarizzato.
Oltre a quanto già affermato, inoltre, Deadpool & Wolverine si fa forte di due elementi che diventano fondamenti architettonici su cui costruire l'intero impianto narrativo. Il primo è l'effetto nostalgia, un sotterfugio emotivo che va sempre più per la maggiore nel mondo della settima arte (e non solo). Anche in questo caso ci troviamo davanti a un prodotto che, con una consapevolezza invidiabile, scrive una lettera d'amore (un po' sboccata, certo) verso coloro che hanno sempre letto e amato i fumetti Marvel e i personaggi di Stan Lee. Quelle persone che non si sono mai curate troppo di essere etichettati come nerd o sfigati e hanno deciso che le storie sono più importanti del giudizio degli altri, che le belle storie sono quella calce che ci permette, giorno dopo giorno, di mettere insieme i tanti mattoni che la vita adulta e quotidiana porta con sé. La nostalgia è un elemento fondamentale in questo film: gli amanti dei fumetti ritroveranno omaggi, richiami e cameo che, secondo Deadpool, potrebbero spingere all'onanismo. Dall'altra il film prende per mano anche coloro che erano più o meno adolescenti quando è uscito il primo X-Men, quando Hugh Jackman ha dovuto dimostrare a tutto il mondo (pieno di scetticismo) che aveva le carte in regola per interpretare Wolverine.
Il secondo elemento imprescindibile di questa operazione cinematografica è senza dubbio la colonna sonora che, come piace tanto dire ai critici, si fa personaggio aggiunto. La musica extradiegetica e di commento è da sempre parte integrante della cinematografia, permettendo un maggior coinvolgimento emotivo. Nel caso di Deadpool & Wolverine diventa a sua volta uno strumento metalinguistico, che accompagna le scene e, allo stesso tempo, analizza la realtà e affonda in essa le proprie dita fatte di note. Anche in questo caso è difficile spiegare quanto sia geniale l'utilizzo della colonna sonora senza correre il rischio di rovinare l'esperienza a chi vedrà il film, ma il punto è proprio questo: la colonna sonora è studiata così bene che persino essa può trasformarsi in uno spoiler da voler saltare a pié pari, un'anticipazione che non merita di essere svelata all'interno di una recensione. Ma, credeteci, è davvero, davvero ben fatta, studiata e realizzata.
E arriviamo così al punto più emotivo dell'intera vicenda: l'incontro tra Deadpool e Wolverine. Non staremo certo qui a spiegare come il film abbia aggiraro l'ostacolo della morte di Wolverine in Logan. Quello che interessa è soprattutto il modo in cui la sceneggiatura fa interagire il logorroico, goliardico e sboccato Deadpool, che non chiude la bocca nemmeno (e soprattutto) quando ne va della sua vita, con un Logan silenzioso, arrabbiato, che sulle spalle porta un peso enorme che lo ha trasformato in qualcuno che non cerca giustizia, ma il fondo di una battaglia. Se è vero che "gli opposti si attraggono", il carattere opposto di Wade e Logan li rende una coppia perfetta, assolutamente irresistibile, anche perché dietro le loro evidenti differenze nascondono non solo un cuore buono, ma anche un certo e costante ricorso all'ironia che rende la loro bromance uno degli aspetti migliori d questo lavoro, che si fa forte di alcuni cameo d'eccezione e di un cast che include Emma Corrin e Matthew MacFadyen che risultano incredibilmente verosimili pur nel loro essere al di sopra di qualsiasi proverbiale riga. Quasi postmoderno nella sua capacità di miscelare cultura pop, citare film più o meno recenti, Deadpool & Wolverine ci ricorda che il cinema è soprattutto coinvolgimento e passione, abilità di raccontare e di far credere alle storie più assurde come se fossero solo una lista di fatti provati scientificamente. E il film, inoltre, ci ricorda che il "nostro mondo", a volte, non è altro che sette persone che sono sempre lì. Per noi.