Disclosure Day, la recensione del nuovo film di Steven Spielberg

'Disclosure Day' non è un film canonico sugli alieni, è un film che auspica il coraggio di guardare in faccia la realtà ed esalta il coraggio di chi vuole conoscere la verità a ogni costo, anche se questa potrebbe cambiare tutto quello che conosciamo. Dal minutaggio appena un po' eccessivo, in generale l'ultima fatica di Steven Spielberg è un vero e proprio film d'azione, fatto di inseguimenti e intrighi, che non rinuncia ad alcuni cliché poco credibili del genere.
Disclosure Day di Steven Spielberg, scena da trailer

A quattro anni di distanza dal racconto autobiografico costruito in The Fabelmans, Steven Spielberg torna sul grande schermo con un lungometraggio che celebra ancora una volta uno degli argomenti preferiti del regista: quello dell'incontro tra gli esseri umani e realtà aliene. Che sia un incontro basato su un crescente sentimento d'amicizia (come nel caso di E.T.) o che sia uno scontro per la libertà (come ne La Guerra dei Mondi), Spielberg si è spesso interrogato su come potrebbe andare quello che viene definito l'incontro ravvicinato del terzo tipo. Disclosure Day, che arriva al cinema a partire da domani 10 giugno, torna dunque a muoversi tra le righe della fantascienza, immaginando un discorso sulle possibili conseguenze legate alla rivelazione dell'esistenza degli alieni. Dal momento che anche nella realtà ci troviamo vicino a un possibile e limitato disclosure day, con il Pentagono che rilascia immagini inedite sugli oggetti volanti non identificati, il nuovo film di Spielberg sembra ben immerso nella realtà storica del nostro tempo, ma, a guardare con più attenzione, si può capire come il film sia in realtà uno specchio in cui possiamo spiare il decadimento dell'umanità ma anche la speranza di una possibile rinascita.

Da una parte c'è Daniel Kellner (Josh O'Connor), un esperto di cybersicurezza militare e informatico che collabora con una divisione della difesa del governo degli Stati Uniti d'America. Questo, almeno, finché non entra in possesso di prove e testimonianze inerenti non solo all'esistenza degli alieni, ma anche il modo in cui le creature vengono trattate. In fuga dal suo capo che vuole insabbiare ogni cosa (Colin Firth), insieme alla fidanzata Jane (Eve Hewson), Kellner è la chiave di volta per comprendere il destino dell'umanità, tra insabbiamento e verità. Il ragazzo segue gli ordini e i consigli dell'amico e collega Hugo (Colman Domingo), che è più che mai determinato a far sapere al mondo che "non siamo soli" e che, per parafrasare le parole di Fox Mulder di X-Files c'è davvero qualcosa là fuori. Intanto, a Kansas City, Margareth (Emily Blunt) sta procedendo con la sua vita: lavora come addetta al meteo per una delle emittenti televisive più importanti della città e sta cercando di far carriera come anchorwoman, mentre è ancora alla ricerca del suo posto nel mondo. Ed è proprio mentre è in diretta che la donna comincia a emettere suoni strani, prima di stramazzare al suolo. Ben presto Margareth si rende conto che c'è qualcosa che non va in lei: ma non si tratta di niente di medico e ha invece a che fare con la capacità di leggere dentro le persone, di individuare le loro paure e di muoversi tra i loro ricordi. Il cambiamento della donna, per qualche ragione, la spinge a voler cercare proprio Kellner, come se loro due fossero i pezzi di uno stesso puzzle.

Quello interpretato da Emily Blunt è un personaggio che come arma segreta ha l'empatia. La sua conoscenza - che già di per se rappresenterebbe un super potere - non è data da un'intelligenza sopra la norma o da qualche veleno radioattivo che ha modificato la sua genetica. Il vero potere di Margareth, infatti, è quello di mettersi nei panni degli altri, di scivolare all'interno delle loro vite e condividere con loro esperienze di vita, paure, lutti e insicurezze. Mentre parla dell'importanza della verità, Steven Spielberg, con Disclosure Day sta in realtà osservando l'umanità stessa. In un mare dove l'indifferenza e l'egoismo timona sempre di più le navi, il regista di Incontri ravvicinati del terzo tipo usa come bussola la speranza che l'essere umano possa imparare di nuovo a pensare e a vivere in comunità: accettare l'aiuto degli altri, ma anche i loro limiti e quelle battaglie silenziose che tutti affrontiamo giorno dopo giorno. Il film è un chiaro ed evidente invito (quasi letterale, sarebbe da dire) ad accettare ciò che è diverso o, almeno, a non esserne spaventati a priori. Ma per far sì che la differenza non spaventi c'è bisogno anche dell'apertura mentale necessaria a comprendere chi è altro da noi. Come fa spesso nei suoi lungometraggi, Spielberg racconta una storia che può saziare il nostro bisogno di intrattenimento, mentre dall'altro ci costringe a guardare noi stessi, intesi come tessere di un quadro più grande. Un po' come fa Stephen King coi suoi romanzi dell'orrore in cui fa l'autopsia della provincia americana, Spielberg prende ciò che è più distante da noi - gli alieni - per ricordarci ciò che davvero ci rende essere umani. 

Disclosure Day non è un film canonico sugli alieni: il vero tema centrale della narrazione non è l'alieno in sé, ma il bisogno di scoprire la verità e, soprattutto, l'importanza di essere liberi di decidere cosa farne della realtà, senza che governi e istituzioni facciano da filtro, decidendo per noi. Disclosure Day, in questo senso, è un film che auspica la libertà di stampa, il coraggio di guardare in faccia la realtà ed esalta il coraggio di chi vuole conoscere la verità a ogni costo, anche se questa verità potrebbe cambiare tutto quello che conosciamo. Forse il film pecca di un minutaggio appena un po' eccessivo, che soprattutto nell'ultima parte fa sì che la storia si trascini un po', ma in generale l'ultima fatica di Spielberg è un vero e proprio film d'azione, fatto di inseguimenti e intrighi, che non rinuncia ad alcuni cliché poco credibili del genere (come le sparatorie in cui nessuno viene mai davvero colpito), e che poi ti prende alla sprovvista virando verso una parte più intensa ed emotiva che abbandona l'eco roboante delle macchine in corsa e lascia solo l'eco lontana del cuore che batte davanti all'ignoto. Sicuramente il vero punto forte del film è il cast, guidato da una straordinaria Emily Blunt, che non ci sorprenderebbe di poter rivedere come protagonista nella stagione dei premi.