È l'Ultima Battuta?, recensione del film di Bradley Cooper

Al terzo film da regista, Cooper realizza un film di cui è anche interprete a fianco dei protagonisti Will Arnett e Laura Dern, per una storia dolceamara ispirata a una vicenda reale.
E' l'ultima battuta di Bradley Cooper, scena da trailer

Non è insolito a Hollywood che amicizie di lunga data possano dare vita, nel tempo, a collaborazioni professionali. Succede così per È l'ultima battuta?, terzo film da regista per Bradley Cooper che stavolta non ne è anche protagonista, ma sceglie per sé un ruolo secondario e affida la parte principale a Will Arnett, suo grande amico da più di vent'anni, in un film di cui firmano anche la sceneggiatura assieme a Mark Chappell.

Alex (Will Arnett) e Tess (Laura Dern) hanno da poco deciso di separarsi dopo molti anni di matrimonio e due figli; è chiaro che fra marito e moglie ci siano ancora affetto e stima, e stanno cercando di affrontare questo momento delicato in modo piuttosto civile e armonioso. Una sera, prima di tornare nel suo nuovo appartamento da scapolo, Alex si imbatte casualmente in un club dove è in corso un'esibizione di stand-up comedy, cioè comici cabarettisti o aspiranti tali e, quasi senza rendersene conto, anche lui si ritrova davanti a un microfono, intrattenendo e divertendo il pubblico proprio con aneddoti legati alla sua vita e alla sua recente separazione. Alex decide così di ripetere l'esperienza e questo nuovo hobby diventa una valvola di sfogo per lui in questa fase della sua vita, mentre naviga i rapporti con amici, familiari e Tess, un'ex atleta professionista la quale a sua volta sta tentando di capire come rimettersi in gioco e sentirsi di nuovo appagata.

Il film è liberamente ispirato alla biografia del comico britannico John Bishop e dunque Bradley Cooper, dopo l'esordio dietro la macchina da presa con il remake di A star is born (2018) e il biopic su Leonard Bernstein Maestro (2023), torna in un certo modo a occuparsi di personaggi che utilizzano l'arte e la creatività come performer, come forma di espressione; quei due precedenti lavori però erano titoli dalla portata più ampia e ambiziosa, destinati alla stagione dei premi, stavolta invece si dedica a un progetto più intimo, che vuole flirtare con il cinema indipendente nella forma e nel contenuto.
Più che un convenzionale biopic, dunque, È l'ultima battuta? è una dramedy dalla prospettiva obliqua sulla crisi coniugale di una coppia di mezza età in cui la stand-up comedy diventa uno spunto per affrontare questioni esistenziali, sentimentali, familiari, che non riguarda personaggi appartenenti specificamente al mondo dello show business ma più vicini a una famiglia ordinaria.
Il film sembra per certi versi voler fare allo stesso tempo troppo e troppo poco, affidandosi a una sceneggiatura parzialmente ellittica, che a tratti appare forse un po' incerta su quali aspetti mettere a fuoco, lasciandone più fuori campo altri: ci troviamo in un contesto apparentemente benestante, tra spaziose villette suburbane e appartamenti comunque più che dignitosi, anche per un padre separato; sappiamo che il protagonista svolge un generico lavoro nel campo della finanza, senza che ci vengano forniti ulteriori dettagli; i motivi dell'allontanamento tra lui e la moglie sono esposti in parte nel corso della storia, ma anche qui senza addentrarsi troppo in momenti cruciali o rivelazioni fondamentali, forse per permettere una maggiore identificazione da parte del pubblico.

Nel ruolo principale, Arnett (interprete principalmente comico molto noto in patria principalmente per la serie Arrested development-Ti presento i miei e per il suo lavoro come doppiatore in BoJack Horseman e la serie Lego Movie) si rivela una scelta azzeccata, così come la sua accoppiata con Dern, nei panni di questi personaggi medio-borghesi, genitori premurosi ma anche un po' nevrotici, adulti posati ma a volte anche immaturi, supportati da una cerchia di amici variamente assortita: tra questi c'è lo stesso Cooper, che ha ritagliato per sé la parte di Balls, migliore amico di Alex, attore di scarso successo e anche lui con qualche difficoltà coniugale; il suo è uno di quei ruoli eccentrici e sopra le righe che sembrano progettati per rubare un po' la scena e dare un tocco di verve alla storia, ma rimane poco sviluppato, così come quello di sua moglie Christine (Andra Day), ma ancora peggio va alla coppia composta da Sean Hayes (indimenticato Jack di Will&Grace) e suo marito (anche nella vita reale) Scott.
Come regista, Cooper ricorre spesso alla camera a spalla e a primi piani stretti, cercando un effetto di realismo un po' nervoso in opposizione a un look troppo patinato, sceglie veri performer di stand-up comedy, a rendere ancora più autentiche le scene nel club, e utilizza sapientemente lungo tutto il film la magnifica Under pressure dei Queen e David Bowie, così come la fotografia avvolgente e satura del veterano Matthew Libatique.

È l'ultima battuta? è quindi un film che parte da una vicenda reale per diventare una storia universale sulla coppia, i sentimenti, la famiglia, la realizzazione di sé, e come tutto questo possa cambiare ed evolversi con il passare del tempo: tematiche già portate più volte sullo schermo, in versione dolceamara, dallo sviluppo compiuto ma che forse non lascerà un segno duraturo e indelebile nello spettatore.