Flight Risk - Trappola ad alta quota, la recensione del film con Mark Wahlberg
Bisognerà attendere ancora la prossima settimana - e nello specifico l'8 maggio - per avere l'occasione di vedere al cinema Flight Risk - Trappola ad alta quota, il nuovo film diretto da Mel Gibson che, per l'occasione, confeziona un thriller da camera all'interno della cabina di un elicottero. La vicenda prende il via in una remota zona dell'Alaska, in un motel che sembra sperduto nei boschi. Qui troviamo un uomo (Topher Grace) che è intento a prepararsi dei pop-corn, probabilmente per vincere la noia di un luogo tanto isolato. Ben presto, però, lo spettatore scopre che l'uomo è un contabile in fuga, ex collaboratore a libro paga di un boss molto in vista della malavita. Sulle sue tracce c'è un'agente della U.S. Marshall appena rientrata in servizio dopo un terribile incidente (la Michelle Dockery famosa per la sua partecipazione a Downton Abbey). Il contabile, dopo l'arresto, deve essere trasportato a New York per testimoniare contro l'ex capo e ottenere così un patteggiamento. Il primo tratto di questo lungo viaggio si svolge a bordo di un elicottero guidato da un pilota (Mark Wahlberg) che dovrebbe portare l'agente e la sua "preda" al punto di incontro in novanta minuti. Tuttavia le cose prendono presto una piega inaspettata: mentre i radar sembrano non funzionare e le montagne si chiudono intorno al veicolo in volo, le identità si svelano e il viaggio si trasforma in un incubo da cui sembra impossibile uscirne vivi.
Da una parte, Flight Risk - Trappola ad alta quota mantiene alcuni stilemi del genere da cui nasce: perciò c'è una netta divisione tra bene e male - talmente netta da sembrare tagliata con l'accetta -, c'è un vero e proprio conto alla rovescia, con il tempo che diventa un nemico quando le possibilità di sopravvivenza si fanno sempre più esigue e ci sono scontri corpo a corpo. Tanto per fare qualche esempio. Quindi, secondo questa chiave di lettura, il film di Mel Gibson riesce nel suo intento di essere un "thriller da camera" che ha il solo scopo di intrattenere, costruendo una storia tutta all'interno di un luogo estremamente circoscritto, che serve ad acutizzare il senso di pericolo e claustrofobia. Il vero problema di questo film è da ricercarsi nella sceneggiatura, che dire superficiale e poco credibile sarebbe usare un eufemismo per eccessiva pigrizia. Molte scene all'interno del film sono così assurde e così sciocche, da spingere il pubblico a chiedersi come sia possibile che nessuno si sia accorto che determinate scelte narrative sarebbero risultate o involontariamente comiche oppure così sbagliate da far dubitare che gli autori credessero nell'intelligenza del proprio pubblico. Dal punto di vista della scrittura tutto è estremamente scialbo, superficiale e alcune cose risultano inspiegabili e inaccettabili anche con il più alto livello di sospensione dell'incredulità. Si ride, vedendo Flight Risk, ma non sempre il riso è qualcosa che regia e sceneggiatura volevano far scaturire in chi è seduto in poltrona. Rimane molto viva la curiosità di sapere se i protagonisti riusciranno a toccare terra e come riusciranno a cavarsela in una situazione che sembra senza via di uscita. Di fatto, nel vedere il nuovo film di Mel Gibson non ci si annoia mai e il ritmo riesce a essere sempre molto lineare (in senso positivo).
L'aspetto più interessante del film forse è proprio Mark Wahlberg, che si diverte come un pazzo (è il caso di dirlo!) nel regalare a Mel Gibson un personaggio esagerato, sopra le righe, che è volutamente una macchietta, proprio per portare all'esasperazione l'assurdità della situazione in cui i protagonisti si trovano. Anche nel suo aspetto posticcio e artificiale, finto e lontano anni luce dalle pose fitness a cui l'attore di Daddy's Home ci ha abituato, Mark Wahlberg dimostra di aver preso parte al film soprattutto per divertirsi, per cimentarsi con qualcosa lontano dalla sua comfort zone e che rappresenta l'elemento più riuscito dell'operazione: far divertire chi guarda, senza prendersi troppo sul serio.