Flow-Un mondo da salvare, la recensione del film d'animazione dall'animo ambientalista
Presentato in anteprima al Festival di Cannes nella sezione Un certain regard e più di recente proiettato nella rassegna Alice nella città nell'ambito della Festa del Cinema di Roma, arriva anche nelle sale italiane il film d'animazione Flow-Un mondo da salvare. La storia segue le peripezie di un gatto che all'inizio vediamo scorrazzare per boschi e prati, schiacciare un pisolino in una casetta, andare in cerca di cibo nei pressi di un fiume, quando all'improvviso viene travolto da un'inondazione, che investe e sommerge tutto ciò che incontra sul suo cammino; è così che il gattino cerca di mettersi in salvo, imbarcandosi in un viaggio per la sopravvivenza denso di pericoli e incontri.
Nell'ampio e variegato mondo dell'animazione, a fianco dello strapotere dei ben noti colossi statunitensi, è sempre interessante andare ad osservare altre forme di creatività e di espressione artistica provenienti dal resto del mondo: nel caso specifico, Flow arriva dalla Lettonia (che lo ha selezionato come proprio film da sottoporre agli Oscar nella categoria Miglior film in lingua straniera) ed è frutto dell'estro del regista e animatore Gints Zilbalodis, che lo ha scritto, diretto ed è anche co-autore della colonna sonora.
Come per il suo debutto Away (2019), che aveva realizzato interamente da solo, anche per questo suo secondo lungometraggio l'autore ha scelto di realizzare un film interamente privo di dialoghi: non ci sono dunque animali parlanti, canterini o eccessivamente antropomorfizzati, ma è una di quelle opere che affermano il potere anche unificatore dell'arte, capace in casi come questi di arrivare ed essere comprensibile a un pubblico il più vasto possibile.
Si potrebbe definire Flow una favola post-apocalittica dallo spirito ambientalista, con una storia ambientata in un luogo e un tempo indefiniti in cui la presenza umana sembra completamente assente, sebbene vediamo quelle che paiono tracce del suo passaggio. Anche la sopravvivenza delle creature rimaste sul pianeta, però, è minacciata dall'arrivo del flusso d'acqua che li spinge a mettersi in salvo su una nave (nuova simbolica arca di Noè) e soprattutto a fare squadra tra di loro, tentando di superare differenze e rivalità nel nome di uno spirito di solidarietà che diventa indispensabile di fronte a un pericolo maggiore.
Da un punto di vista estetico e formale, troviamo un'animazione in 3D curata e dettagliata, anche se con un'impronta volutamente più artigianale rispetto ai canoni di perfezione cui ci ha abituati la CGI ormai tecnicamente impeccabile dei grandi nomi; qui però è stato comunque fatto un grandissimo lavoro anche nella resa dei paesaggi, soprattutto per quanto riguarda luci e colori: gli scenari in cui si muovono i personaggi sono dettagliati, realistici eppure originali e con un tocco fiabesco, con una grande ricchezza anche simbolica, che ammiriamo mentre davanti ai nostri occhi scorrono ambienti e oggetti che rimandano a varie epoche e aspetti della civiltà, tra Storia, fiaba e mitologia.
Le scenografie sono messe in risalto al massimo anche da una regia che asseconda il ritmo della storia, con movimenti fluidi e agili, piani sequenza e inquadrature panoramiche e iper dinamiche che seguono lo spostarsi di animali e oggetti, con una resa finale avvolgente e che esalta anche la struttura circolare della trama.
Sebbene non venga mai fornita una spiegazione sul perché della grande ondata, o dell'assenza degli esseri umani, è chiaro in filigrana il monito sulle possibili conseguenze dei cambiamenti climatici, sui pericoli che minacciano uomo e natura, e quindi il messaggio di solidarietà tra creature diverse.
Flow-Un mondo da salvare è quindi sicuramente un film che farà riflettere gli adulti, ma anche gli spettatori più piccoli ne potranno apprezzare l'avventura e gli animali, a partire dal protagonista, il felino dal pelo grigio scuro e gli occhioni gialli, fino ai suoi compagni di viaggio, come il sonnacchioso capibara, il giocoso labrador e soprattutto gli scatenati lemuri che non possono non ricordare (con tanto di corona sulla testa) re Julien e i loro omologhi di Madagascar.