Heated Rivalry, recensione della serie tra sport e romanticismo

Arriva dal Canada la prima stagione di una serie diventata già di culto: la storia di un amore segreto e tormentato tra giocatori professionisti di hockey.
Hudson Williams, Connor Storrie in Heated Rivalry 1x01
[credit: Sabrina Lantos/HBO Max]

Arriva finalmente anche sui nostri schermi una delle serie tv più chiacchierate del momento, vale a dire Heated Rivalry: lanciata inizialmente a fine novembre 2025 sulla piattaforma canadese Crave, è stata acquisita per il mercato internazionale da HBO Max, appena sbarcata anche nel nostro Paese, in cui la serie sarà uno dei primi contenuti inediti disponibili ai suoi abbonati.

La serie (che ha già ottenuto il rinnovo per una seconda stagione) si basa sul ciclo di romanzi Game Changers, della scrittrice canadese Rachel Reid, di cui Heated Rivalry è il secondo volume, mentre la trasposizione televisiva è opera dell'attore e sceneggiatore Jacob Tierney ed è diventata in breve tempo, anche grazie al passaparola, non solo un successo di pubblico e anche di critica ma un vero e proprio fenomeno pop, raccogliendo tra i suoi fan entusiasti diversi nomi noti del mondo dello spettacolo e trasformando i suoi protagonisti da attori semi sconosciuti in stelle emergenti di Hollywood.
Al centro della storia ci sono due giocatori di hockey su ghiaccio, il canadese Shane Hollander (Hudson Williams) e il russo Ilya Rozanov (Connor Storrie), rivali in pista ma colti da un'inaspettata e irrefrenabile passione, da cui sboccia una relazione segreta che, tra alti e bassi, li accompagna nel corso degli anni successivi; mentre il tempo passa e si affrontano successi e difficoltà sia a livello professionale che personale, i due dovranno confrontarsi con i loro veri sentimenti e decidere se far trionfare l'amore.

Il grande successo della serie è stato attribuito a diversi fattori, tra cui c'è il grande entusiasmo del pubblico femminile: dietro questa storia di amore al maschile c'è comunque una saga firmata da una donna, e che si colloca in uno specifico genere letterario, quello del romance, solitamente appannaggio per lo più femminile; il fatto che al centro della storia ci siano due uomini però fa in modo anche che ci si possa allontanare dai più convenzionali ruoli di potere che si possono instaurare all'interno di una relazione, permettendo così di concentrarsi maggiormente sull'aspetto più autenticamente romantico del rapporto, condito comunque da diverse scene d'amore che illustrano i momenti di passione in modi più piccanti e audaci della media e, in maniera simile a com'è successo con Bridgerton, hanno probabilmente contribuito all'hype intorno alla serie. 
La trama colloca quindi un percorso di scoperta e iniziazione sentimentale che mette in luce dubbi, timori e vulnerabilità al maschile fra personaggi che sono professionisti affermati e soddisfatti nel loro campo, tra l'altro proprio in un mondo come quello dello sport professionistico considerato tipicamente un ambiente iper-mascolino, in cui infatti fare coming out per gli atleti rimane tuttora un argomento controverso.
Il fatto che i protagonisti siano due uomini è quindi ovviamente determinante nella storia, perché sono frenati proprio dalla paura ad ammettere la verità innanzitutto con se stessi, poi con le rispettive famiglie e anche dalle possibili ripercussioni in ambito lavorativo, tra colleghi e tifosi; sotto altri aspetti, invece, le dinamiche che vediamo sullo schermo sono le stesse di qualunque coppia, che tengono conto delle differenze caratteriali (Shane più riservato e intimidito, Ilya più sbruffone e provocatorio), e che si snodano tra momenti di introspezione, emotivamente seri e pesanti, e quelli più leggeri e gioiosi.

François Arnaud, Robbie G.K. in Heated Rivalry 1x03
François Arnaud, Robbie G.K. in Heated Rivalry 1x03 [credit: Sabrina Lantos/HBO Max]

Questa prima stagione si sviluppa in sei episodi, scelta che probabilmente ha giocato a favore del suo successo, evitando così di allungare inutilmente il brodo con troppi riempitivi, mentre il passare del tempo è incessantemente scandito da scritte in sovraimpressione che segnalano l'avanzare degli anni e delle stagioni: le vicende si snodano con stile svelto, agile e fresco, talvolta con una narrazione molto basica e non priva di stereotipi, ma comunque ricca di dettagli; la confezione estetica è patinata quanto basta, con i colori squillanti e spesso saturi, e se le sequenze in cui vediamo effettivamente i protagonisti giocare a hockey rimangono marginali, la serie si concentra di più sul mostrarci interni lussuosi e squisitamente arredati (tra cui il cottage in mezzo a boschi e laghi che è già luogo di culto). 
Gran parte della riuscita si deve naturalmente anche all'alchimia tra i due protagonisti Williams (che ricorda un giovane Keanu Reeves) e Storrie (che ha dovuto imparare il russo appositamente per il personaggio, essendo in realtà texano di nascita); un ruolo di rilievo è affidato poi al canadese François Arnaud (I Borgia, Yellowjackets) e nel cast troviamo anche la giovane Sophie Nélisse (Yellowjackets in tv, Storia di una ladra di libri al cinema), oltre a volti più navigati come Dylan Walsh (Nip/tuck) e Christina Chang (CSI Miami, The good doctor).

Heated Rivalry è quindi una serie che ha fatto breccia nel cuore del pubblico andando evidentemente a soddisfare la voglia di storie e personaggi queer narrati in una maniera parzialmente inedita, che riesce a essere sdolcinata ma al tempo stesso autoironica; in un panorama televisivo sempre più ambizioso e affollato di proposte, questo è un titolo che è riuscito comunque a imporsi con una sua originalità e freschezza accattivanti e piacevolmente poco pretenziose, grazie a storie e personaggi per cui è facile emozionarsi e fare il tifo.