Il critico - Crimini tra le righe, recensione del crime drama con Ian McKellen

Un film in costume ambientato nel mondo del teatro con un perfido e cinico Ian McKellen per una storia che mescola dramma, thriller e commedia nera, con un risultato parzialmente raggiunto.
Ian McKellen in Il critico - Crimini tra le righe

Nella Londra del 1934, il veterano Jimmy Erskine (Ian McKellen) è da più di quarant'anni il critico teatrale del Chronicle, che spesso e volentieri si diverte a stroncare con i suoi giudizi al vetriolo spettacoli e interpreti; il suo stile però non è particolarmente apprezzato dal nuovo proprietario del giornale, il visconte Brooke (Mark Strong), che decide per questo di licenziare Erskine; Il critico però, oltre alla perdita del lavoro, rischia anche il carcere a causa della sua omosessualità. Per riavere indietro la sua posizione, Jimmy elabora così un piano che lo porta a stringere un'inaspettata alleanza con l'attrice Nina Land (Gemma Arterton), la quale era stata vittima delle sue spietate stroncature ma che si rivela il punto debole per Brooke e la sua famiglia.
Il critico-Crimini tra le righe è il film che segna il ritorno alla regia di un lungometraggio per Anand Tucker, dopo la debole commedia romantica Una proposta per dire (2010) con Amy Adams, con un film che si ispira al libro Curtain call di Anthony Quinn, adattato per il grande schermo da Patrick Marber, acclamatissimo autore teatrale e cinematografico (Closer e Diario di uno scandalo) che dunque torna a occuparsi di intrecci sentimentali e infatuazioni pericolose, bugie e tradimenti.
Forse è doveroso premettere che il film ha subìto diversi cambiamenti in corsa, in particolare dopo l'anteprima a Toronto nel 2023, che ha spinto i produttori a chiedere la modifica di alcune scene e un nuovo montaggio, compreso il finale, con l'effetto quindi di vedere un'opera che forse mostra qualche pecca di compattezza stilistica e narrativa.

Ecco dunque una storia sulla carta sicuramente intrigante, che fra thriller, commedia nera e dramma mette in mostra segreti, vizi e debolezze dell'animo umano; interessante anche il fatto che la trama sia parzialmente ambientata nel mondo del teatro, il che spinge in un certo senso i personaggi principali a sovrapporsi alle peripezie accorate di finzione a cui di norma si assiste sul palcoscenico, alludendo all'ambizione di fare carriera e trionfare in un ambiente altamente competitivo, quasi spietato.
Un protagonista amorale come in questo caso è di solito potenzialmente accattivante per lo spettatore che vuole vedere fino a che punto sia disposto a spingersi, portando scompiglio nelle vite altrui per proteggere se stesso senza farsi troppi scrupoli; a interpretarlo troviamo un McKellen che, sebbene ormai ultraottantenne, continua attivissimo a inanellare ruoli di primo piano come in questo caso, e che qui si diverte a gigioneggiare esageratamente col suo personaggio, sempre accompagnato da un ghigno sardonico e malizioso che però finisce per farlo rimanere spesso sopra le righe, togliendo qualche sfumatura di credibilità.

Fra rivelazioni, inganni, ricatti, e perfino vittime, l'intreccio inizia ad appesantirsi togliendo un po' di respiro a personaggi e situazioni, mentre la commedia nera sfocia in tragedia: il senso di disinvolta perfidia si tinge di disperazione e disgrazia che richiederebbero un tasso più alto di partecipazione emotiva. 
Anche per quanto riguarda la confezione estetica del film, tra scenografie, luci, costumi e colori l'effetto a volte è quello di un affollamento visivo, tutto ostentatamente molto in linea con l'epoca ma un po' scontato. 

Forse nelle mani di un altro regista, e con meno traversie produttive alle spalle, la storia sarebbe stata valorizzata in altro modo, mentre così Il critico-Crimini tra le righe resta una pellicola dal sapore di un'opera vintage, un divertimento cerebrale che incuriosisce con una storia intricata ma accessibile, anche se poi non mantiene la sua presa coerentemente fino alla fine.