Il Mio Amico Pinguino, recensione del film con Jean Reno ispirato a una storia vera

L'attore francese è il protagonista di questo film per famiglie ispirato a una toccante storia vera, ambientata tra i paesaggi suggestivi delle coste brasiliane e argentine, che racconta il legame di amicizia e fedeltà tra un uomo e un pinguino.
Il Mio Amico Pinguino, scena dal film di David Schurmann

Il mio amico pinguino è il film che porta al cinema un'emozionante vicenda realmente accaduta: l'anziano João (Jean Reno) conduce una vita ritirata insieme alla moglie Maria (Adriana Barraza) nella loro casa su una spiaggia brasiliana, affacciata sull'Atlantico, quando un giorno l'uomo trova in acqua un pinguino ricoperto di petrolio, evidentemente smarritosi durante una rotta migratoria. João lo porta a casa, per lavarlo e accudirlo, nonostante l'iniziale perplessità della moglie, finché l'animale (a cui nel frattempo viene dato il nome Dindim) recupera le forze ed è pronto a ripartire. Qualche tempo dopo, però, il pinguino stupisce tutti ritornando a casa del suo amico umano, nuotando per migliaia di chilometri, inaugurando così una tradizione che si ripeterà anno dopo anno. Questo avvenimento comincia a destare curiosità non solo negli abitanti del luogo, ma anche in un gruppetto di ricercatori che studiano le colonie di pinguini in Argentina.

La storia vera del brasiliano João Pereira de Souza e del suo amico pinguino aveva fatto qualche anno fa, comprensibilmente, il giro del mondo e qui è diventata un film con il protagonista interpretato da un attore francese, ma da sempre attivo e popolare in tutto il mondo, affiancato da un cast internazionale, e diretto dal brasiliano David Schurmann.
Gli eventi sono stati, com'era prevedibile, parzialmente romanzati nella trasposizione sul grande schermo ma mantenendone il nucleo essenziale, che costituisce l'aspetto più affascinante e commovente della vicenda: il rapporto unico e speciale che si viene a creare tra l'animale e l'uomo che gli ha salvato la vita, un legame che non ha bisogno di parole ma si regge sulla fedeltà e la riconoscenza, tanto da sfidare apparentemente quelle che sarebbero le leggi della natura; la sceneggiatura del film inoltre mette in relazione questo evento con una tragedia (mostrata nel prologo) che ha segnato indelebilmente la vita di João e della moglie, la perdita del figlioletto in un incidente tanti anni prima, un peso che soprattutto l'uomo si porta dietro da allora e che diventa in parte il motore dietro la sua voglia di salvare il pinguino.

Il regista ha realizzato in passato alcuni documentari sull'ambiente, collaborando anche con il National Geographic, e ha probabilmente messo a frutto la sua esperienza in quel campo, specialmente per le scene che raffigurano gli spostamenti dell'animale (ci sono alcuni momenti in cui viene perfino adottato il punto di vista del pinguino stesso, mostrandoci il mondo dalla sua prospettiva), esaltando paesaggi e panorami anche con l'aiuto di un direttore della fotografia pregevole come il premio Oscar Anthony Dod Mantle (collaboratore ricorrente, tra gli altri, di Danny Boyle e Lars Von Trier) ma senza comunque eccedere in sequenze naturalistiche.

Il risultato finale è quello di un classico film per famiglie, con qualche difetto e cliché del genere, compresi alcuni personaggi secondari che restano appena abbozzati, cercando un equilibrio tra leggerezza e commozione, tra i momenti umoristici e quelli più dolorosi. Punto di forza della pellicola è ovviamente il connubio tra uno Jean Reno che mostra il suo lato più sensibile benché ruvido in superficie, e il tenerissimo Dindim, interpretato da una decina di pinguini veri, dato che solo per poche scene si è fatto ricorso agli effetti speciali.
Il mio amico pinguino è quindi un film adatto a grandi e piccini che permette, a chi già non la conoscesse, di scoprire una toccante vicenda che ci ricorda il valore dei legami e dell'altruismo, oltre alla forza e alla maestosità, talvolta magiche e misteriose, della natura.