Il silenzio degli altri è un acclamato esordio che arriva nelle nostre sale dopo aver già ricevuto molti riconoscimenti internazionali, dal Festival di Berlino dove è stato presentato in anteprima nella sezione Panorama, ai Goya, i premi più importanti del cinema spagnolo, e tanti altri ancora.
Al centro della storia troviamo Ángela (Miriam Garlo), una donna sorda fin dalla nascita, e il suo compagno Héctor (Álvaro Cervantes), in attesa della loro prima figlia; i due appaiono come una coppia realmente felice e affiatata, ma l'arrivo della bambina pone la neomamma di fronte a una serie di nuove sfide, paure e difficoltà per le quali si sente impreparata, portando cambiamenti negli equilibri familiari e quotidiani che non sa bene come affrontare, rischiando così di provocare una crisi anche con Héctor.
Il film, che in originale si intitola semplicemente Sorda, è stato scritto e diretto da Eva Libertad a partire da un omonimo cortometraggio da lei realizzato qualche anno prima, scegliendo come protagonista sua sorella Miriam Garlo, attrice e artista realmente non udente: il progetto infatti nasce proprio dall'osservazione in prima persona degli aspetti legati a questa condizione, in particolar modo da alcune conversazioni sulla maternità.
Abbiamo visto come al cinema sia stato già affrontato il tema della sordità, a volte anche con grande successo di pubblico o critica, pensiamo a Figli di un Dio minore (1986) o più di recente al francese La famiglia Bélier (2014) e ai remake che ha generato, dall'americano premio Oscar CODA-I segni del cuore (2021), alla recente versione italiana Non abbiam bisogno di parole (2026).
Il silenzio degli altri offre dunque uno sguardo sicuramente personale e veritiero sulla materia che racconta, adottando in larga parte il punto di vista della protagonista stessa per mostrarci la propria realtà attraverso il suo sguardo, evidenziando così quei dettagli magari all'apparenza minimi e che quindi si potrebbe sottovalutare o dare per scontati.
Il film infatti illustra inizialmente come Ángela abbia una sua stabilità a casa, al lavoro e negli affetti, con una comitiva di amici e amiche non udenti, così come con i propri genitori e con Héctor, che si esprimono per lei nella lingua dei segni, anche quando parlano tra di loro, in modo da farle sempre seguire la conversazione.
La nascita della figlia, però, oltre a presentare la tipica e complicata fase post-parto, catapulta anche Ángela in una nuova realtà in cui si sente inadeguata: un mondo fatto di suoni, rumori, voci, parole, filastrocche e canzoncine, domande e richieste delle altre mamme, all'asilo come al parco, tutte situazioni da cui lei si sente inevitabilmente esclusa, fino a temere che non riuscirà a stabilire una comunicazione efficace con sua figlia; in questa nuova quotidianità, è Héctor quello che comincia ad apparire come la figura genitoriale più solida e adatta alle esigenze della bambina e non solo, e Ángela inizia a sentirsi incompresa e messa da parte anche da lui.
Il modo di mettere in scena la storia propone delle scelte interessanti anche dal punto di vista formale, soprattutto nel mostrare una comunicazione non verbale e che consente anche di vedere sotto una nuova luce, in modo efficace e potente, alcune azioni apparentemente banali (ad esempio un'accesa discussione senza urla), o quando ci immerge nello stesso silenzio che circonda la protagonista.
Così, seppure con una sceneggiatura un po' ellittica e scarna di dettagli o spiegazioni in più punti, Il silenzio degli altri è un film che propone uno sguardo sincero, personale e sentito sulla materia che racconta, mescolando con delicatezza ed empatia momenti dolorosamente crudi ad altri più commoventi.