Dopo averci riportato nel mondo degli zombie con i due nuovi capitoli di 28 anni dopo, il regista approda per la prima volta al Lido e lo fa con Ink, pellicola basata sulla storia vera del The Sun, giornale britannico che ha avuto il merito (e forse anche la colpa) di cambiare il modo di fare giornalismo. Rupert Murdoch (Guy Pearce) è un imprenditore australiano di successo, che deve però ancora rispondere ai pregiudizi e alle prese in giro di chi, in lui, non vede altro che un pastore ripulito. Per rispondere agli attacchi, ma anche per ampliare di più il suo impero, Murdoch decide di comprare una testata britannica, il The Sun, che di certo non brilla per numero di copie vendute. Con una sfida aperta nei confronti del rivale Mirror, Murdoch assume Larry Lamb (Jack O'Connell) e lo mette alla guida di una redazione da costruire da zero. Lamb, che sulle spalle porta il peso delle umiliazioni subite ma anche di un'ambizione che sembra non trovare alcuno sbocco, decide di accettare la sfida. Insieme a una squadra variegata, che comprende la rivoluzionaria Joyce (Claire Foy) e l'esperto di cronaca nera Brian (Brian Gleeson), Larry Lamb finirà col rivoluzionare il giornalismo, partendo da una premessa tanto banale quanto inaspettata: il pubblico non vuole leggere la verità, ma solo ciò che già sa di amare.
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Il teaser trailer internazionale del film 'INK' diretto da Danny Boyle, e interpretato da Jack O'Connell, Guy Pearce, Claire Foy, Brian Gleeson.
Le tante rivoluzioni in ambito tecnologico e sociale hanno già ampiamente messo in luce lo stato moribondo del giornalismo internazionale: un tema che era stato affrontato anche dal recente Il diavolo veste Prada 2. Invece di guardare al presente, però, il regista di Trainspotting decide di riavvolgere il nastro del tempo e conduce i suoi spettatori nel 1969. Mentre l'umanità affrontava la sfida di poter camminare per la prima volta sulla Luna, in Gran Bretagna si svolgeva una rivoluzione più sotterranea, ma molto più devastante. Con la sua capacità di creare ritmo giocando con le inquadrature e il loro intreccio, unendo una colonna sonora consapevole, titoli pop e una sceneggiatura brillante, Danny Boyle porta sullo schermo l'ideale del vecchio giornalismo: le scrivanie accostate, il rumore assordante delle macchine da scrivere, il trillo dei telefoni che portavano news e innovazioni. Tutto ciò che c'è nell'immaginario legato a una redazione giornalista il regista la mette in campo, dando allo spettatore un sogno e un ideale che comincia a sporcare pian piano. Man mano che il The Sun comincia ad avere successo, svendendo l'informazione a favore dell'intrattenimento, gli oggetti si fanno più costose, ma le inquadrature rallentano, si fermano, i tagli di montaggio diventano più canonici e il quadro in generale si stringe, come se si stesse svilendo esso stesso. L'aspetto interessante - soprattutto nella prima parte del film, che è quella che funziona meglio - è che Danny Boyle non inizia demonizzando il The Sun per aver tolto la morale al pubblico dei lettori. Al contrario, si sofferma sul concetto che questo nuovo tipo di informazione che ci è crollato addosso non è altro che il riflesso dei desideri nascosti, di quelli che la società ci invitava a nascondere. E in questo si apre una riflessione sui pregiudizi che ancora esistono, sulle fazioni secondo cui o si è intellettuali e interessati alla cultura oppure si è superficiali e ci si accontenta dell'intrattenimento. Un aut aut che non avrebbe alcun senso di esistere e che pure ancora dilaga al giorno d'oggi nel mondo della cultura, dove si può essere solo una cosa e le sfaccettature non sono viste di buon occhio.
Man mano che il film avanza qualcosa viene meno: la macchina perfettamente funzionante della prima ora perde qualche pezzo e la sensazione dello spettatore è proprio questa: che manchi qualcosa. Come se, dopo un inizio folgorante, si sia tirato il proverbiale freno a mano per non rischiare di andare a una velocità che minacciava di essere pericolosa. Tuttavia il film scorre senza intoppi, guidato da un Jack O'Connell che è alla migliore interpretazione della sua carriera e che diventa davvero Larry Lamb, condividendone il cinismo e l'essere senza scrupoli. Un uomo descritto come sensibile, che però diventa un lupo dagli artigli affilati quando gli viene finalmente concessa l'occasione di vendicarsi, di mostrare davvero il suo potenziale. A qualunque costo. E se a un primo sguardo sembra che Murdoch ne esca come un personaggio positivo e quasi moraleggiante, basta vedere al di là delle righe per notare il suo essere tanto un codardo quanto un avido, un uomo che si veste della morale del suo tempo solo con vuote parole, dal momento che con i fatti segue ciò che fa il suo agnellino (gioco di parole con Lamb che viene usato anche nel film). Al The Sun doppiamo la giustificazione all'esistenza dell'intrattenimento tout cour, dello spazio sulle pagine dei quotidiani al mondo dello spettacolo, della tv e del cinema. Quegli stessi spazi che ora sono sempre più divorati da qualcosa che forse persino Larry Lamb considererebbe troppo vuoti per invogliare qualcuno a leggere. La stessa testata, però, viene neanche troppo celatamente incolpata di tutto ciò che ha smesso di funzionare: le fake news, il clickbait selvaggio alla rincorda di qualche visualizzazione in più, la pornografia del dolore e la spettacolarizzazione della violenza. Ink ci ricorda che l'inchiostro usato per raccontare la verità potrebbe facilmente essersi trasformato in un veleno che scorre nella linfa della nostra società, avvelenandola e facendola diventare una creatura nera, marcia, che tuttavia non riusciamo a smettere di guardare. Un messaggio, questo, che viene sintetizzato alla perfezione dai titoli di coda, che vi invitiamo di rimanere a guardare.