L'accident de piano, la recensione del film presentato alla Festa del cinema di Roma
Alla Festa del Cinema di Roma, nella sezione competitiva Progressive Cinema, è stato presentato il film L'accident de piano, film diretto da Quentin Dupieux che negli anni ha catturato l'attenzione degli addetti ai lavori con la sua tendenza a realizzare pellicole e storie che tendono verso l'assurdo e l'esagerato. L'Accident de piano è una pellicola divisa in capitoli, con una struttura quasi a scatola cinese, che implica il dover andare sempre avanti, sempre verso la "scatola" successiva per avere il quadro d'insieme e comprendere tutti i dettagli a disposizione del pubblico. Il film si apre con l'immagine di un pianoforte che cade nel vuoto, con lo sfondo di una sonorità quasi fastidiosa e piena di note di suspence. Prima che il pubblico abbia però la possibilità di comprendere il significato di ciò che ha appena visto, l'azione si sposta in un remoto chalet di montagna dove la star del web Magalie (Adèle Exarchopoulos) si ritira in compagnia del suo assistente personale Patrick (Jérôme Commandeur). La ragazza ha un braccio legato al collo e un collarino ortopedico. I suoi denti sono stretti nella morsa di un apparecchio ortodontico e la sua dita consiste solo in vasetti di yogurt. All'arrivo allo chalet, però, una notizia spezza il sonno di Patrick: qualcuno sta ricattando Magalie e ben presto scopriamo che si tratta di una giornalista di nome Simone (Sandrine Kiberlain), che vuole qualcosa da Magalie e che, per ottenerla, minaccia di divulgare con l'autorità tutti i dettagli che conosce del cosiddetto "incidente del pianoforte" (da qui il titolo del film).
Commedia nerissima che deve tanto anche alle commedie da camera, con una Adèle Exarchopoulos quasi del tutto irriconoscibile, L'accident de piano è una pellicola che guarda molto da vicino i tempi in cui viviamo, il periodo storico che stiamo attraversando, il cui valore di una persona non è dato dalle qualità della persona stessa, ma dalla sua capacità di diventare famosa. Non importa nemmeno come la si raggiunge, la celebrità. Ciò che conta è la fama tout cour. Ed ecco che persone anonime, senza alcun vero talento, diventano i simulacri di un divismo sempre più vuoto e sempre più legato all'idea di performance, all'idea di far vedere la propria stra-ordinarietà. Magalie è un "mostro" nato proprio da questo ambiente, una maschera vuota che però si fa piena grazie ai milioni di utenti che visualizzano i suoi video e che, in questo modo, la rendono al di sopra di chiunque altro. Il suo talento? Avere una malattia congenita e rara che le impedisce di sentire il dolore fisico. Una vera e propria esclusione, una "anormalità" che la rende simile al monstrum che viene dalla letteratura, un corpo che esula dagli standard, un prodigio che si separata in modo netto da quello che la società considera "normale". Da questo punto di vista sarebbe stato senz'altro più facile giocare sul tema della diversità, sul sentimento di esclusione e solitudine. Ma Dupieux è famoso proprio per i suoi toni nerissimi e grotteschi, per queste commedie che ti fanno sentire quasi a disagio, perché non sai se ridere o se essere infastidita da quello che avviene sul grande schermo.
Il personaggio di Magalie è senza dubbio un personaggio negativo, difficile da digerire, una "persona orribile," per usare le stesse parole della pellicola. Eppure in lei c'è comunque un barlume di luce che, tuttavia, viene solo dalla consapevolezza con cui accetta la sua oscurità, con cui scende a patti con ciò che è, odiando tuttavia quando è qualcuno di esterno alla sua sfera a farglielo notare. Coi suoi tempi a tratti lunghi e rarefatti - nonostante il film duri appena 88 minuti - L'accident de piano non è un film che funziona in maniera "continuativa": ha dei picchi veramente coinvolgenti e ben strutturati e altre intuizioni che rischiano di rimanere solo sullo sfondo e che dunque si perdono in un certo marasma che potrebbe lasciare l'amaro in bocca a chi guarda. Anche tutti i personaggi messi in campo, fatta eccezione forse solo per la protagonista, non solo altro che maschere, archetipi che calcano la scena per far sì che il regista e sceneggiatura possa portare avanti la sua idea di un mondo dove l'unica cosa che conta sono i soldi e dove anche il più irreprensibile degli eroi ha comunque un prezzo per il quale sarebbe disposto a scendere a patti con la propria coscienza.