L'amico fedele, recensione del film con Naomi Watts e Bill Murray

Per tutti gli amanti dei cani, ma non solo, un film dolceamaro sulla perdita e l'elaborazione del lutto attraverso un enorme e malinconico alano che lega i personaggi di Bill Murray e Naomi Watts
Naomi Watts e Bill Murray in L'amico fedele, scena da trailer

New York: l'autrice e insegnante di scrittura Iris (Naomi Watts), dopo l'improvvisa perdita del suo amico e collega Walter (Bill Murray) si ritrova a dover accogliere in casa sua l'amatissimo cane del defunto, un gigantesco alano di nome Apollo; l'animale si rivela da subito un coinquilino impegnativo, che rifiuta di entrare in ascensore, prende possesso del letto e non accetta di buon grado di essere lasciato a casa da solo. Anche Apollo, però, è semplicemente in lutto per la scomparsa del suo padrone, e Iris capisce che entrambi devono elaborare la perdita, e che potrebbero essere un reciproco conforto l'uno per l'altra.

L'amico fedele è tratto dall'omonimo romanzo (2018) di Sigrid Nunez, scritto e diretto dalla coppia di registi Scott McGehee e David Siegel, particolarmente specializzati in trasposizioni letterarie (tra i loro precedenti film, ricordiamo il thriller I segreti del lago e il dramma familiare Parole d'amore).
C'è una lunga tradizione, a Hollywood e non solo, di film "canini", in cui si osserva quel rapporto emotivamente intenso e primario che si viene a creare fra gli esseri umani e i loro amici a quattro zampe; qui il tono è inevitabilmente malinconico ma senza rinunciare a momenti di leggerezza e ironia, cercando di non sfociare mai troppo nella retorica strappalacrime.
Già dal titolo (e soprattutto in quello originale, l'ancor più generico The Friend) si esprime l'ambiguità su chi sia l'amico in questione: potrebbe riferirsi a ciò che Walter e Iris sono stati l'uno per l'altra, e continuano ad esserlo anche dopo la scomparsa di lui, ma potrebbe essere lo stesso Apollo, che porta in sé l'attaccamento al suo vecchio padrone continuando così in un certo senso a tramandarlo e trasmetterlo a chi è rimasto.

Naturalmente, data la professione dei personaggi principali, si tratta originariamente di una storia in cui la parola scritta (ma anche raccontata o letta a voce alta), che si tratti di romanzi, articoli, saggi, o perfino e-mail, ha una grande importanza, mentre sappiamo che al cinema è sempre più difficile esaltare il potere della narrativa in una forma visiva: ecco quindi che rispetto al romanzo citazioni e brani letterari hanno meno spazio e importanza nel film; rimane il tema della vita, la propria e quella altrui, come fonte d'ispirazione per gli autori e dunque come tutte le esperienze (in particolar modo quelle più tristi) possano divenire materia da rimaneggiare e rielaborare in maniera catartica.
Il personaggio di Walter è centrale alla trama, seppure in modo anomalo: appare fisicamente poco sullo schermo ma la sua presenza aleggia per tutta la durata del film, e in questo senso non è casuale la scelta di un attore come Murray (di nuovo in un film con la Watts a dieci anni da St. Vincent), volto trasversalmente noto e che dunque rimane bene impresso nello spettatore; inoltre anch'egli, come il suo personaggio, è sempre rimasto una figura vagamente enigmatica, con le sue contraddizioni anche discusse e controverse. Nel film veniamo a sapere fin dall'inizio che Walter ha alle spalle tre matrimoni, una figlia, e un numero di storie fugaci, ma ci sono altri aspetti che non vengono mai del tutto approfonditi, a partire da quello che si presume fosse un malessere esistenziale che lo ha portato alle sue scelte.

L'amico fedele è un film lunghetto, ma che in certi punti sembra girare un po' a vuoto dilatando i tempi e così lascia in secondo piano alcuni dettagli e personaggi: ci sono ruoli secondari che parrebbero destinati ad avere più spazio e invece si limitano a pochi istanti, come Ann Dowd (una delle colonne portanti della serie The handmaid's tale), gli studenti aspiranti scrittori, tra cui Owen Teague (protagonista del precedente film della coppia di registi, Ritrovarsi in Montana) o il terapeuta interpretato da Tom McCarthy (che oltre ad essere un attore, è un regista di film acclamatissimi come The station agent, L'ospite inatteso o Il caso Spotlight).
Gran parte della riuscita del film si deve all'interpretazione di Naomi Watts, credibile, naturale ed empatica, anche nei suoi duetti con l'alano dagli occhioni (di due colori diversi tra di loro) tristi ed espressivi; a rendere gradevole la visione c'è anche una New York ritratta con una luce limpida ed elegante, di cui vediamo naturalmente gli ambienti più intellettualmente borghesi e agiati, i condomini eleganti (nonostante l'appartamento della protagonista venga un po' crudelmente definito una "scatola da scarpe"), gli appartamenti confortevoli e arredati con gusto, gli uffici discreti e spaziosi.

L'amico fedele è un film dolceamaro sull'elaborazione del lutto e sui legami affettivi che resistono, magari prendendo una forma nuova, consigliato naturalmente in particolar modo agli amanti dei cani in cui può andare a toccare corde emotive commoventi e sentite.