La Bambola, recensione della commedia surreale francese

Arriva dalla Francia un esordio alla regia che sta tra realtà e fantasia, con una bambola che prende improvvisamente vita costringendo il suo proprietario a rimettersi in discussione.
La Bambola di Sophie Beaulieu - Immagine Ufficiale
[credit: Renaud Konopnicki/Novoprod Cinema]

"But I'm a creep, I'm a weirdo"… forse non è casuale la scelta del film La Bambola di piazzare in apertura una cover del celebre brano dei Radiohead, in versione ironicamente swing, vivace e ritmata, che anticipa il tono di quello che stiamo per vedere: la definizione di tipo strambo e sfigato potrebbe adattarsi al protagonista Rémi (Vincent Macaigne), un uomo che dopo la fine della sua ultima relazione, per combattere la solitudine ma senza il rischio di soffrire nuovamente per amore, ha acquistato una bambola a grandezza naturale chiamata Audrey; insieme a lei Rémi dorme, guarda la televisione, mangia, commenta le notizie del giorno, mentre al lavoro parla di lei come se fosse una persona reale, raccontando a tutti della sua idilliaca vita coniugale. Quando in ufficio arriva una nuova collega, Patricia (Cécile De France), le cui domande e i cui modi di fare mettono improvvisamente in difficoltà Rémi, la sera stessa Audrey (Zoe Marchal) prende inaspettatamente e inspiegabilmente vita. Così, mentre il protagonista tenta di adattarsi alla nuova e imprevista convivenza, è costretto a fare i conti con se stesso e con le presenze femminili che popolano la sua vita, scoprendo nuovi aspetti che spingono a rimettersi in discussione.

A qualcuno lo spunto narrativo potrebbe portare alla mente il film Lars e una ragazza tutta sua (2007) con un giovane Ryan Gosling, per non parlare di tanti titoli che negli ultimi anni ci hanno mostrato l'impiego anche in questo senso di androidi dalle fattezze perfettamente umane, ma La Bambola, scritto e diretto dall'esordiente Sophie Beaulieu, si spinge di più nel territorio del fantasy e del surreale con l'obiettivo di usare i toni leggeri e scanzonati della commedia per affrontare anche temi e riflessioni più profondi e attuali nelle intenzioni: il passaggio di Audrey da bella presenza muta e decorativa a donna pensante e parlante, anche se pur sempre obbediente, vuol portare infatti inevitabilmente a considerazioni sul ruolo previsto dalla società per una donna, tra aspettative, canoni che ci si sente spinti a rispettare, e di conseguenza anche il contrasto fra l'adeguarsi a degli schemi e il cercare invece una propria individualità, aspetti accentuati dai dialoghi con i personaggi di Patricia e di Domi (Adèle Journeaux), sorella non binaria di Rémi.
I momenti più divertenti sono quelli che scaturiscono dal candore di Audrey, nella sua inadeguatezza condita di stupore quando si tratta di apprendere e mettere in pratica alcune norme e abitudini sociali, mettendo allegramente alla berlina ciò che si tende a dare per scontato senza discussioni, grazie anche al contributo di una divertita Zoé Marchal; risulta invece più pigramente prevedibile la parte sentimentale che non valorizza neanche al massimo una solitamente brillante Cécile De France, mentre il protagonista maschile appare di fondo come nevrotico un po' misogino, oltre che goffo e impacciato.

La Bambola è quindi una commedia innocua, che scorre via veloce senza mai andare troppo a fondo, e che può essere consigliabile agli amanti dell'umorismo tipicamente francese.