La sala professori, recensione del dramma tedesco candidato all'Oscar

La sala professori, candidato dalla Germania ai prossimi premi Oscar, è un teso thriller drammatico sugli eventi a catena innestati da una serie di furti all'interno di una scuola media, che si fa specchio della società moderna.
La Sala Professori di Ilker Çatak, scena da trailer

Gli istituti scolastici sono stati spesso, e continuano tuttora a esserlo sia sul grande che sul piccolo schermo, un luogo d'osservazione privilegiato e dunque uno scenario molto appetibile e particolarmente idoneo alla narrazione; a questo filone va ora ad aggiungersi il film La sala professori, già vincitore di diversi riconoscimenti in giro per il mondo e selezionato dalla Germania come proprio candidato nella corsa all'Oscar tra i film in lingua straniera.
La vicenda è interamente ambientata in una scuola tedesca, all'interno della quale si sono verificati dei furti di denaro, di cui è accusato uno studente di origini turche; la giovane docente Carla Nowak (Leonie Benesch), che in quell'istituto insegna matematica ed educazione fisica agli studenti del settimo anno, non è convinta della colpevolezza dell'alunno e decide di indagare per conto proprio, ricorrendo anche a qualche metodo non proprio ortodosso. Quando Carla si convince di aver individuato la persona effettivamente responsabile dei furti, a cui offre la possibilità di confessare e discolparsi nella speranza di lasciarsi così rapidamente alle spalle il problema, i suoi gesti innescano invece una spirale di eventi che faranno precipitare la scuola intera nel caos.

La Sala Professori di Ilker Çatak - Poster
La Sala Professori di Ilker Çatak - Poster

La sala professori è scritto e diretto da İlker Çatak, cineasta cresciuto tra Berlino e Istanbul che infatti aveva ambientato alcuni dei suoi lavori precedenti a cavallo tra Germania e Turchia, portando in scena l'incontro e anche lo scontro tra luoghi e culture diverse. 
Questa volta al centro del racconto c'è la scuola, un microcosmo che si fa specchio della società, un luogo governato dalle proprie regole e norme, ma al cui interno si muovono tanti individui ben distinti gli uni dagli altri, e in cui dunque la sfida ultima è trovare il giusto equilibrio tra le leggi della collettività e la responsabilità del singolo.
Le aule, i corridoi, gli uffici di un edificio scolastico sono infatti luoghi in cui si porta avanti uno scambio non solo didattico, ma anche umano, sociale e culturale, e in cui al di là delle nozioni apprese e insegnate nelle singole materie, la scuola ha anche il compito di formare e preparare gli adulti di domani a fare i conti con il mondo che li aspetta al di fuori di quelle mura. Allo stesso tempo i giovani alunni portano a scuola quello che apprendono e assorbono a casa, in famiglia, riproducendone così una loro versione: ci sono così i genitori ansiosi di proteggere e difendere i propri figli ma accade anche il contrario.

In tutto ciò è cruciale la figura della protagonista, perché è proprio attraverso il suo sguardo che seguiamo gli eventi narrati, non potendo fare a meno di assimilarne anche le contraddizioni: la signorina Nowak appare fin dall'inizio come una docente appassionata e in un certo qual  modo idealista, probabilmente anche troppo, per l'ambiente in cui si muove; si nota da subito come sia pronta a schierarsi dalla parte degli studenti, anche fino all'autolesionismo, e di come invece sia forse poco propensa a fare squadra con il resto dei docenti e del personale scolastico, probabilmente troppo incline, ai suoi occhi, a un cinismo troppo pragmatico, da cui non si escludono punte di pregiudizio o di razzismo. La giovane insegnante sembra infatti seguire o trasgredire le regole in base ai propri princìpi morali nella convinzione di arrivare a trovare la soluzione più giusta per tutti, finendo per trovarsi sempre più isolata; con il procedere del film, infatti, vediamo come Carla, con i capelli stretti in un codino e una frangetta che rimandano, forse volutamente, a una pettinatura più infantile, finisca per sembrare più indifesa e sprovveduta dei suoi stessi piccoli alunni, con lo sguardo che si fa sempre più determinato eppure teso e ansioso.

È così che una vicenda apparentemente semplice si trasforma quasi in un thriller, in cui però alcune domande sono lasciate volutamente senza una risposta chiara e definitiva, e la cui atmosfera si fa sempre più ansiogena, come sottolineato anche dalla regia, che spesso segue la protagonista alle spalle, mentre si sposta all'interno dell'edificio scolastico, e dalla musica incalzante che l'accompagna.
La trama si concentra quindi su quanto rapidamente e violentemente si possa arrivare a perdere il controllo all'interno di una situazione in cui si verifica una reazione a catena, tra dubbi, sospetti, accuse, illazioni velate o esplicite, che fanno vacillare anche concetti come il diritto alla libertà di opinione e di parola (l'arrivo del giornalino scolastico che vanta la sua inchiesta scottante è un chiaro riferimento agli organi di stampa e, in generale, alla potenza mediatica che può innalzare o affossare delle reputazioni).

La sala professori è dunque un film efficace grazie soprattutto all'interpretazione di Leonie Benesch (già comparsa in titoli di richiamo internazionale come Il nastro bianco e Lezioni di persiano al cinema, e serie come The Crown e Babylon Berlin in tv) e a una regia che sa mantenere la tensione, con una storia che si fa allegoria di vizi, debolezze e pericolose derive della società contemporanea.