La terra promessa, recensione del dramma storico con Mads Mikkelsen
Dopo la presentazione alla Mostra del cinema di Venezia, arriva nelle sale italiane il film La terra promessa (in originale Bastarden), dramma storico d'azione ambientato nella Danimarca del XVIII secolo.
Come ci viene raccontato dalle scritte in apertura del film, la vicenda prende le mosse dalla difficoltà nello sfruttare una gran parte del territorio danese, nello specifico la vasta penisola dello Jutland, ricoperta per lo più da un'ampia brughiera sul cui suolo arido è pressoché impossibile coltivare qualsiasi cosa.
Nel 1775 il capitano Ludvig Kahlen (Mads Mikkelsen), congedatosi dall'esercito dopo una carriera pluriventennale, chiede alla corona l'autorizzazione a stabilirsi su quella terra con l'obiettivo di dare vita a una colonia, proponendo di autofinanziarsi e chiedendo, in caso di riuscita, un titolo nobiliare e il possesso di un maniero; la sua richiesta viene accettata, anche se con un certo scetticismo, considerata tuttavia priva di rischi e di inconvenienze per il sovrano. Giunto sul luogo, Kahlen dà vita al suo progetto, raccogliendo attorno a sé un gruppo assortito di persone: servitori fuggitivi, un prete, un gruppo di fuorilegge e una ragazzina di origini nomadi. La sua impresa però suscita l'attenzione e l'ostilità di un pretore e proprietario terriero locale, Frederik de Schinkel (Simon Bennebjerg, Borgen-Il potere), che decide di contrastarlo attivamente per ritenere il monopolio di quelle terre.
La trama si ispira a vicende realmente accadute, basandosi sul libro di Ida Jessen Il capitano e Ann Barbara, dal nome della domestica, qui interpretata da Amanda Collin (Raised by wolves-Una nuova umanità, House of the dragon) che diventa fondamentale nella vita di Kahlen, ed è diretto da Nikolaj Arcel; il film segna così una nuova collaborazione tra il regista danese e Mikkelsen, che era stato già diretto da lui in A royal affair (2012) con Alicia Vikander come protagonista femminile, altro dramma in costume che romanzava eventi storici, candidato anche all'Oscar tra i migliori film in lingua internazionale.
La terra promessa si muove dunque sulla scia di quel film, rivisitando il passato danese in una maniera che sia in grado di essere appetibile, sia da un punto di vista narrativo che formale, anche da un pubblico ampio e internazionale, similmente anche al respiro epico dei grandi prodotti hollywoodiani (lo stesso regista Arcel, dopo il successo delle sue prime pellicole in patria, ha tentato un'esperienza statunitense dirigendo La torre nera, adattamento dai romanzi di Stephen King, che però non ha avuto un'accoglienza esaltante).
Qui siamo quindi di fronte a un solido dramma storico che ha in sé anche qualcosa del genere western, con tutti gli elementi adatti a costruire una storia in grado di coinvolgere l'attenzione e l'interesse dello spettatore: ci sono l'azione ma anche i legami affettivi, romantici e non solo, con la nascita di quella che diviene una sorta di famiglia insolita e composita, i momenti duri e cruenti ma anche qualche sprazzo di ironia e leggerezza, il riferimento al contesto socio-politico, con la divisione fra classi sociali, il pregiudizio e in alcuni casi anche la superstizione legati alle differenze etniche e culturali; il tutto è incorniciato da una ricostruzione storica accurata, che mette in particolar modo a confronto gli aspri paesaggi naturali della brughiera e le sontuose magioni proprie della nobiltà.
Se alcuni personaggi rimangono comunque caratterizzati in una maniera un po' schematica e dunque senza troppo spessore, e quindi anche alcune diramazioni nella trama risultano tutto sommato poco efficaci o quantomeno prevedibilmente autoconclusive, il film si affida in larga parte alla presenza di Mads Mikkelsen: un attore che ormai è fra i più noti e apprezzati anche sullo scenario internazionale e che, se a Hollywood viene ancora chiamato più spesso a interpretare il cattivo (da Casino Royale ad Animali fantastici, passando naturalmente in tv per Hannibal), nella natia Danimarca continua a interpretare ruoli che invece gli consentono di mettere in mostra anche sensibilità e vulnerabilità, sebbene spesso comunque dietro un'apparenza fredda e composta.
La terra promessa è dunque un buon esempio di un'opera che sappia coniugare spettacolo e cinema d'autore, affidandosi ad elementi di sicura efficacia, per un film scorrevole e alla portata di un vasto pubblico.