Le notti di Salem, recensione dell'horror tratto da Stephen King
Le notti di Salem (in originale Salem's Lot) è il nuovo adattamento dell'omonimo romanzo di Stephen King, che debutta in Italia su Sky e NOW: la storia si svolge nella cittadina di Jerusalem's Lot, in New England, dove un uomo misterioso proveniente dall'Europa, Straker (Pilou Asbæk) ha appena aperto un negozio di antiquariato e si è stabilito a Marsten House, una dimora abbandonata da tempo. Lo scrittore Ben Mears (Lewis Pullman, attualmente in sala anche con il successo di Thunderbolts*, figlio dell'attore Bill Pullman con cui sfoggia una certa somiglianza), torna nella sua città natale in cerca di ispirazione per il suo prossimo libro, dopo anni di assenza e ricordi dolorosi legati alla sua storia famigliare. Quando alcune persone cominciano a sparire o a manifestare strani sintomi, si scopre che Straker e il suo padrone vogliono trasformare gli abitanti in un'armata di vampiri; toccherà a un gruppo di persone fra cui, oltre a Ben, troviamo l'agente immobiliare Susan (Makenzie Leigh), il giovane studente Mark (Jordan Preston Carter), l'insegnante Burke (Bill Camp) e la dottoressa Cody (Alfre Woodard), il compito di provare a fermarli.
Stephen King continua a rivelarsi un'inesauribile fonte di ispirazione per il cinema e la tv, che attingono a piene mani dal suo vastissimo repertorio, pescando fra le sue opere più o recenti ma andando anche a rivisitare i classici: Le notti di Salem infatti è tratto dall'omonimo romanzo che fu appena il secondo pubblicato dal re del brivido (dopo il successo di Carrie l'anno precedente). Quest'ultimo film, che arriva dopo qualche anno di attesa (le riprese erano cominciate nel 2021) saltando l'uscita in sala per approdare infine direttamente sul piccolo schermo, non è la prima trasposizione del libro, già portato sul piccolo schermo in due miniserie tv, la prima nel 1979, diretta da Tobe Hooper, e una seconda nel 2004 con protagonista Rob Lowe.
C'è da dire quindi che il tema scelto originariamente da King per il suo romanzo (che dichiarò di essere stato influenzato anche dal clima socio-politico di quegli anni) adesso può inevitabilmente essere costretto a misurarsi con decenni di letteratura, cinema e tv venuti dopo (e che ne hanno anche chiaramente tratto ispirazione) e che hanno continuato a declinare il genere nelle sue tante varianti, dal comico al romantico, mentre i vampiri continuano così a riaffacciarsi periodicamente sullo schermo (ricordiamo tra le ultime uscite in ordine di tempo la rilettura di Nosferatu fatta da Robert Eggers).
In questo senso il film è una sorta di ritorno alle origini, con una storia ambientata negli anni '70, dunque lontana da tutte le moderne tecnologie, in cui non ci sono smartphone ma libri della biblioteca, e i cui personaggi devono imparare a padroneggiare croci, paletti da conficcare nel cuore, tutto il repertorio che il pubblico ha imparato a conoscere bene.
Il formato scelto per questa trasposizione, che condensa la storia in un paio d'ore, da una parte permette di gettare subito lo spettatore nel cuore dell'azione, ma dall'altra si ha la sensazione che qualcosa vada sacrificato, a cominciare dall'ambientazione e dal contesto generale della vicenda: quel Maine tanto caro a Stephen King, e in particolare la cittadina fittizia detta Salem's Lot in cui ha ambientato più di un racconto e che viene ripetutamente nominata nelle sue opere; qui è raffigurata come il luogo sonnacchioso e claustrofobico da cui si ha voglia di scappare, per realizzarsi e fare qualcosa di nuovo nella vita, oltre a tratteggiare il ritratto della comunità un po' chiusa e dotata di pregiudizi nei confronti dei nuovi arrivati: tutti questi aspetti, però, non servono a dare un vero spessore ai personaggi che rimangono piatti, se non proprio stereotipati, e i cui rapporti interpersonali vengono tracciati frettolosamente e in maniera piuttosto grossolana (compreso lo stesso artefice di tutto, Barlow, a cui manca un background che lo renda più interessante e complesso).
Il film è scritto e diretto da Gary Dauberman, un esperto del genere (ha firmato la sceneggiatura dei due capitoli di It, sempre da Stephen King, oltre che la saga di Annabelle, The Nun-La vocazione del male e il recente Until Dawn-Fino all'alba) sembra a suo agio soprattutto nelle scene più puramente d'azione, dove utilizza meccanismi ed espedienti visivi e narrativi per mostrare la sua attitudine alla materia; la tensione è data quindi più dall'adrenalina e dall'aspetto psicologico che da veri e propri momenti jump scare, che sono più sottotono.
Parte del fascino deriva anche dalla qualità minacciosa delle location, sebbene la magione infestata sia sfruttata troppo poco, a dispetto di una sequenza all'inizio che sembrava promettere di più, ma ci sono momenti fondamentali che si svolgono davanti allo schermo di un drive-in o in una chiesa.
Le notti di Salem è un adattamento che sicuramente incuriosirà i fan dello scrittore e che per i più giovani può avere la funzione di introduzione alle sue opere, ma che difficilmente otterrà un posto di riguardo tra le pietre miliari del genere.