Libre, il 'Lupin' di Mélanie Laurent alla Festa del Cinema di Roma
Da una parte Robin Hood, che ruba ai ricchi per dare ai poveri. Dall'altra Arsenio Lupin, il ladro elegante e super intelligente che riesce a farsi beffe delle forze dell'ordine che gli danno la caccia. In mezzo, nella storia della Francia, c'è Bruno Sulak, ladro gentiluomo che ha portato a segno numerose rapine dal valore incommensurabile senza sparare mai un colpo e comportandosi sempre come una sorta di aristocratico dai modi affettati ma sinceri. E Bruno Sulak è il personaggio interpretato da Lucas Bravo, nel film Libre, la nuova opera diretta da Mélanie Laurent e presentata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma. Accanto a Bravo (visto recentemente nella serie targata Netflix Emily in Paris) c'è Léa Luce Busato, che interpreta l'amatissima Annie, complice e compagna, trasformata da Mélanie Laurent nella musa e nel grande amore, punto di approdo e miraggio per il futuro.
Libre non è un film biografico: è una pellicola che pur raccontando una storia vera in qualche modo ne prende le distanze per trasformarla in una fiaba, in un racconto che esiste solo nella dimensione dello schermo, dove verità e narrazione diventano un tutt'uno, senza confini netti, ma in una graduale sfumatura che rende pressoché impossibile comprendere dove finisce l'una e inizia l'altra. Allo spettatore - o alla regista, se è per questo - non interessa sapere cosa è vero. Non è l'accuratezza storica quello che si ricerca nel vedere Libre: è invece l'illusione dell'impossibile, la corsa adrenalinica di un criminale che non viene percepito come tale e che, come si diceva all'inizio, sembra quasi una sorta di Robin Hood che ruba ai "potenti", mentre la Francia sembra sempre più determinata a voltare le spalle ai cittadini meno abbienti, ai comuni mortali che negli anni Settanta già avevano problemi ad arrivare alla fine del mese. In questo senso Libre miscela le atmosfere e le ambientazioni di Caccia al ladro alle dinamiche del già citato Lupin, on tanto di rapporto "amichevole" tra il criminale e il detective incaricato di dargli la caccia, in uno scontro fatto di stima e simpatia. Niente che possa essere davvero reale, niente che punti ad essere del tutto credibile. Eppure il film di Mélanie Laurent funziona proprio per questa sua dimensione sospesa, per questa favola dai risvolti inaspettati, per questo suo essere semplice e immediato, senza chissà quali pretese registiche, se non quella di far conoscere una "personalità" forse poco conosciuta fuori dai confini della Francia, che sembra essere uscito da un romanzo di Alexandre Dumas e che, pure, guarda da vicino quell'Henri Charrière che ha regalato alla storia il personaggio/la persona di Papillon, che il cinema ha reso immortale attraverso un film con Dustin Hoffman e Steve McQueen.
Senza dubbio non si tratta di un film indimenticabile né è il primo lungometraggio che "romanticizza" la figura del rapinatore, ma Libre ha un suo grandissimo punto di forza: come il titolo stesso sembra annunciare, è un film libero, che non si lascia incanalare in nessuna etichetta, che non cerca nessuna catalogazione. Un film che è una storia d'amore, un heist movie, ma anche il racconto di grandi amicizie e di accuse contro il sistema civico della Francia degli anni Settanta. Il racconto di un antieroe con una sua morale e un suo orgoglio, ma anche con quella debolezza che, come fosse una gazza ladra, gli impedisce di stare lontano da ciò che brilla e che è prezioso e che, proprio per questo, gli dipinge un bersaglio sulla schiena. Davvero un film piacevole.