Longlegs, recensione del thriller-horror con Maika Monroe e Nicolas Cage

Dagli Stati Uniti arriva un misto tra crime thriller e horror satanico che ha conquistato pubblico e critica, con la nuova regina del genere Maike Monroe affiancata da un misterioso e irriconoscibile Nicolas Cage nell'ennesima trasformazione della sua carriera.
Maika Monroe in Longlegs
[credit: courtesy of NEON]

Arriva nelle sale cinematografiche italiane in tempo per Halloween il film Longlegs, preceduto da un'accoglienza lusinghiera e da giudizi più che positivi: lanciato con largo anticipo da un'astuta campagna di marketing divenuta virale, il film ha ottenuto un ottimo successo sia di critica sia al box office in patria.

Negli anni '90 lo stato dell'Oregon è scosso da una serie di omicidi-suicidi apparentemente inspiegabili, accompagnati da simboli satanici e legati all'occulto, e contrassegnati dal nome in codice "Longlegs". Lee Harker (Maika Monroe) è una giovane agente del FBI che sembra esibire possibili doti di chiaroveggenza, uno dei motivi per cui viene assegnata al caso dai suoi superiori; cominciando a indagare, la ragazza scopre alcuni collegamenti tra i delitti, ma soprattutto indizi e legami che rimandano alla sua storia personale, e ai segreti sepolti nel suo passato e nella sua famiglia.

Longlegs è scritto e diretto da Osgood "Oz" Perkins, che oltre ad aver già diretto film di genere come February-L'innocenza del male (2015) e Sono la bella creatura che vive in questa casa (2016), porta egli stesso in sé un pezzo di storia del cinema di paura, essendo il figlio di Anthony Perkins, il protagonista del leggendario Psyco (1960) di Alfred Hitchcock.

Longlegs di Osgood Perkins - Immagine dal set
Longlegs di Osgood Perkins - Immagine dal set [credit: courtesy of NEON]

Al netto dell'hype generatosi attorno al film ancora prima del suo arrivo nelle sale, si può dire che Longlegs si presenta come una curiosa miscela di generi tra crime, thriller psicologico e horror soprannaturale, e che ciò può essere considerato sia il suo punto di forza che il suo punto debole: forse a volte sembra fare lo slalom tra le strade narrative che intraprende, senza sapere quale privilegiare fino in fondo, indeciso tra spiegazioni logiche e razionali e, al contrario, il ricordo all'assurdo e al paranormale, rischiando così qualche passaggio più forzato o frettoloso; d'altro canto, cerca di evitare troppi stereotipi del genere concentrandosi invece su dettagli più distintivi, sia nel copione che nella messa in scena visiva, e quindi riuscendo a spiazzare il pubblico, con qualche jump scare in momenti mirati, ma anche e soprattutto facendo montare un'inquietudine che vuole infiltrarsi sottopelle nello spettatore.

Dopo un inizio accattivante come il prologo realizzato in 4:3 con una fotografia granulosa che ricorda i vecchi filmini di famiglia amatoriali, il film porta avanti a suo modo una ricerca di espressività estetica che si mostra nella composizione delle inquadrature, nell'utilizzo dei colori e della musica, oltre che nei riferimenti cinematografici.

Longlegs di Osgood Perkins - Immagine dal set
Longlegs di Osgood Perkins - Immagine dal set [credit: courtesy of NEON]

Un altro aspetto interessante del film è la scelta di una protagonista apparentemente atipica: se il fatto di avere una detective donna che si trova a stabilire una sorta di connessione con una mente criminale non può che rimandare alla Clarice de Il silenzio degli innocenti, qui Lee (interpretata da una Monroe che, dopo It follows e l'imminente seguito They follow, Malvagi e Watcher, si conferma come una delle attuali reginette del genere horror) colpisce perché è ben diversa dalla tipica eroina della situazione che potremmo aspettarci in una storia del genere: mostra da subito una difficoltà quasi patologica nell'interagire con le altre persone, con atteggiamenti e dialoghi che sfociano nel paradossale, spesso accompagnati da un'espressione che sembra suggerire una quasi apatia, e che fa ovviamente pensare a qualcosa di irrisolto o di non detto nel proprio passato, a cominciare dal rapporto con la madre Ruth (Alicia Witt).

Gran parte della curiosità si deve però anche, naturalmente, alla presenza di Nicolas Cage, attore noto da sempre per una certa predilezione per l'eccesso, spesso palesata nella scelta di progetti anche bizzarri e oscuri, e ruoli spesso sopra le righe, e che qui aggiunge alla sua galleria un altro nome già divenuto iconico, un personaggio decisamente sui generis che entra davvero in scena solo a storia già avanzata, e di cui non sveleremo troppo per non rovinare la sorpresa.

Longlegs è quindi un film che vive anche di opposti e contraddizioni, in bilico tra un impianto denso e ambizioso e uno più minimalista e frettoloso, tra l'opera d'autore e di nicchia e le aspirazioni anche commerciali di poter raggiungere un vasto pubblico.