Maschi veri, la nuova serie Netflix tra patriarcato e mascolinità tossica
Massimo (Matteo Martari), Riccardo (Francesco Montanari), Mattia (Maurizio Lastrico) e Luigi (Pietro Sermonti) sono quattro amici di vecchia data, con un gruppo WhatsApp attraverso il quale organizzano le loro "rimpatriate" e si confrontano sui problemi della loro vita quotidiana. Soprattutto, tutti e quattro gli uomini, sono alle prese con la messa in discussione della loro idea di mascolinità, affrontando i tanti strascichi del patriarcato e della ricerca da parte della società di una mascolinità che non sia tossica. Massimo ha perso il lavoro dopo aver organizzato una compagnia sessista, ed è stato sostituito da una donna, mentre la sua compagna (Laura Adriani) si improvvisa influencer e content creator. Luigi è alle prese con una vita matrimoniale che sembra aver perso il suo fascino, mentre sua moglie (Thony) cerca costantemente un rapporto fisico che possa soddisfarla. Riccardo è il classico maschio alfa, convinto della sua virilità e alle prese con una relazione adultera, ma il suo equilibrio viene meno quando la compagna (Sarah Felberbaum) gli chiede di avere un rapporto aperto. Infine c'è Mattia, alle prese con il divorzio e la scoperta degli incontri casuali su Tinder. Questa, in breve, è la trama di Maschi Veri, nuova serie targata Netflix in otto episodi che farà il suo debutto il prossimo 21 maggio.
Con una durata episodica che raramente supera la mezz'ora, Maschi veri si presenta soprattutto nella struttura della comedy intinta di sarcasmo e disillusione. Il tono generale della serie diretta da Matteo Oleotto e Letizia Lamartire è leggero, scanzonato, a tratti goliardico. Ma sotto questa prima epidermide si cela, neanche troppo in profondità, un'idea precisa di racconto. Al centro della narrazione, infatti, non ci sono solo le relazioni tra i vari personaggi, ma soprattutto l'idea di una certa mascolinità in affanno. Un tema, questo, che non è da sottovalutare in un periodo storico come quello in cui stiamo vivendo, in cui la voce delle donne e, in generale, delle persone che subiscono la cultura del patriarcato continua ad alzarsi, per cercare di cancellare secoli di ingiustizie, violente e soprusi. La scelta, però, non è (solo) quella di demonizzare il genere maschile, ma di mostrare le difficoltà di chi deve decostruire se stesso e i bias interiorizzati per cercare di essere al passo con il nostro tempo. Se da una parte è facile riscontrare una certa propensione alla macchietta - soprattutto per quanto riguarda il personaggio di Montanari che serve proprio come maschera della mascolinità tossica e della virilità machista -, dall'altra è interessante vedere come in scena vengono portati uomini che non capiscono dove sbagliano, che non sono né mostri, né violenti, ma semplicemente sono cresciuti in una società che li ha convinti che comportarsi in un determinato modo era accettabile e quasi "dovuto" e che ora si trovano a fronteggiare una rivoluzione che invece sottolinea come molti di quegli atteggiamenti siano sbagliati.
L'uomo che perde il lavoro e si sente un fallito perché non è più in grado di provvedere "alla sua donna" e ha difficoltà ad accettarne il successo, il quarantenne che cerca di stare al passo con le nuove rivoluzioni finendo però a ripetere a pappagallo frasi e parole di cui non capisce interamente il senso e il don Giovanni incallito che scivola nel panico quando si rende conto che anche la sua compagna ha dei desideri sessuali e carnali e che lo porta a mettere in discussione di essere l'unico uomo nella sua vita. Si tratta in parte di stereotipi, naturalmente, che però tutto sommato vengono utilizzati con arguzia per creare un ritratto disilluso e caustico del nostro presente, in cui la lotta sembra non essere mai abbastanza e in cui, molto spesso, le battaglie vengono abbracciate soprattutto per moda. Allo stesso tempo, però, Maschi veri dà spazio anche a quella mascolinità che non accetta il cambiamento, che è arrabbiata proprio perché non può fare tutto come in passato e che si sente messa all'angolo proprio perché gli altri - uomini o donne che siano - hanno deciso di rispondere, di non stare più al gioco, di non accettare più pedissequamente un sistema che è evidentemente sbagliato.
Tutto questo è reso senza rinunciare però alla volontà di raccontare e intrattenere, perciò non ci si trova davanti a quello che potrebbe essere percepito come un saggio su cultura e società. Il risultato è una buona serie tv che ha qualcosa da dire e che lo fa senza rinunciare alla battuta e al ritmo. Nello specifico, otto episodi è il numero esatto per far sì che la storia proceda senza troppi dissanguamenti narrativi, che spesso rappresenta il punto debole delle produzioni nostrane. Maschi veri è invece un prodotto con una sua voce e una sua identità, perfetto per una seduta di binge watching.