Memory, recensione del film con Jessica Chastain e Peter Sarsgaard

Un melodramma sentimentale e familiare con un pizzico di thriller psicologico, per raccontare l'incontro tra due persone sole e ferite in diverso modo dalla vita, accomunate dal tema dei ricordi, sia quelli perduti che quelli fin troppo presenti.
Memory con Jessica Chastain e Peter Sarsgaard, scena da trailer

Dopo la sua presentazione in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2023, dove si è aggiudicato la Coppa Volpi a Peter Sarsgaard per la migliore interpretazione maschile, arriva adesso nelle sale italiane il film Memory: Sylvia (Jessica Chastain), un'assistente sociale che lavora in un centro diurno per adulti, è la mamma single di una figlia adolescente e con un passato da alcolista. Una sera è trascinata controvoglia da sua sorella a una rimpatriata scolastica, a cui è presente anche Saul (Peter Sarsgaard), un vedovo afflitto da una forma precoce di demenza, affidato alle cure del fratello e della nipote. Inizialmente molto turbata da quell'incontro che sembra risvegliare in lei ricordi spiacevoli, Sylvia comincia a trascorrere del tempo insieme a Saul, il che porterà alcune rivelazioni inaspettate e alla possibilità di un cambiamento per entrambi.

Memory è scritto e diretto da Michel Franco, autore messicano che è ormai un habitué dei Festival cinematografici: sempre a Venezia erano stati presentati anche i suoi ultimi lavori Nuevo Orden (2020), thriller distopico vincitore del Gran Premio della Giuria, e Sundown (2021) con Tim Roth e Charlotte Gainsbourg; stavolta il regista, che dunque non è nuovo a dirigere un cast internazionale, ambienta per la prima volta un suo film a New York, mettendo al centro della trama un atipico rapporto sentimentale. Non è la prima volta che il cinema ci racconta l'incontro tra personaggi fondamentalmente feriti e danneggiati dalla vita, quando la domanda sottintesa è se e in che modo le rispettive ed eventuali sensibilità, mancanze e disfunzioni possano trovare una loro compatibilità e portare a un esito positivo o se, al contrario, rappresentino un ostacolo insormontabile.

In questo caso, come suggerito a partire dal titolo, è centrale il tema della memoria, in modo speculare per i due protagonisti: lei è tormentata da un passato doloroso, i cui ricordi sono sempre presenti, appena sotto la superficie, magari frammentari o a volte imprecisi, ma comunque impossibili da reprimere completamente; lui è condannato a rimuovere dalla propria mente nomi, volti, fatti e luoghi, magari a distanza solo di pochi minuti, e spesso i ricordi più lontani nel tempo sono quindi l'unico elemento a cui aggrapparsi. da una parte, quindi, chi probabilmente vorrebbe poter dimenticare, dall'altra chi non riesce a ricordare. Questo comporta anche l'essere ritenuti non completamente attendibili, anche dai propri cari: entrambi infatti hanno accanto a sé dei familiari mossi da affetto e premura, dalla voglia di proteggere quelli che vedono come gli esseri più fragili, fino a limitarne, in qualche caso, la libertà e il potere di decidere per se stessi.

Quello che potrebbe essere un classico mélo sentimentale sul connubio tra amore e malattia, qui però viene narrato con alcuni tocchi più originali, che in alcuni punti lo fanno somigliare quasi a un thriller psicologico o addirittura, brevemente, a una storia di vendetta: un esempio è la prima sequenza in cui Sylvia e Saul compaiono insieme, che mantiene efficacemente un alone di mistero mentre ci si chiede se i due si siano già conosciuti e, in quel caso, cosa sia successo in un eventuale passato che li accomuna. Se l'autore avesse spinto su questo tasto, il risultato sarebbe stato un film del tutto centrato sull'ambiguità, sul confine tra verità e bugie, tra ricordi e illusioni della mente; con il procedere della storia, invece, si rivelano affetto ed empatia verso i due protagonisti, per i quali si spera in un finale che porti loro quella serenità e sensazione di protezione che probabilmente a entrambi è mancata per troppo tempo.

Anche quando la trama va a toccare scottanti segreti e rivelazioni che spostano il racconto sul versante del dramma familiare, il film cerca di evitare gli eccessi di retorica o di furbizie ricattatorie grazie a una regia che riprende scene e personaggi da angolazioni insolite, il tutto ambientato in una New York dall'aria malinconica e sotto certi aspetti inedita, e accompagnato dalle note ricorrenti di "A whiter shade of pale" dei Procul Harum.

Sorretto dalle performances centrali dei due protagonisti, che esprimono un misto (sebbene in maniera diversa per ciascuno dei due) di vulnerabilità, pudore, distacco e dolcezza, Memory è un film che racconta in maniera delicata e profonda l'incontro di anime sole e imperfette, in una variazione sul tema personale e sincera.