Millers in Marriage, recensione del film di e con Edward Burns
In arrivo nel nostro Paese su Paramount+, Millers in marriage è il nuovo film scritto, diretto, interpretato e prodotto da Edward Burns, che torna alla regia di un lungometraggio dopo sei anni; la trama, come lascia intendere il titolo, segue le tormentate vicende matrimoniali dei membri della famiglia Miller: Andy (lo stesso Burns), e le sue sorelle Eve (Gretchen Mol) e Maggie (Julianna Margulies). Andy ha un matrimonio finito alle spalle, ma la sua ex (Morena Baccarin) continua a essere molto (troppo) presente nella sua vita, intralciando la relazione con la sua nuova compagna (Minnie Driver); Eve era una cantautrice che ha abbandonato la carriera per dedicarsi alla famiglia e adesso si ritrova in un matrimonio infelice con il suo ex manager (Patrick Wilson); Maggie è una scrittrice che ha più successo di suo marito (Campbell Scott), il che è fonte di tensione e frustrazione.
Fin dal suo esordio con I fratelli McMullen (1995), Edward Burns si è affermato come una delle voci del cinema indipendente nordamericano, mettendo solitamente al centro delle sue pellicole i rapporti familiari, le relazioni sentimentali, l'amicizia, il lavoro, con stile generalmente agrodolce che agli inizi della carriera gli era valso paragoni con Woody Allen.
Anche Millers in marriage rientra a tutti gli effetti nella definizione di dramedy, con dei protagonisti umanamente imperfetti alle prese con una serie di difficoltà che li vedono bloccati, ciascuno a suo modo, in una fase di stallo, in cui ci si chiede se sia meglio voltare pagina o lasciare le cose così come stanno; il film mette in scena queste dinamiche di coppia con dei momenti di leggerezza, soprattutto in certe situazioni che hanno qualcosa di tragicomico, ma in generale l'atmosfera è pervasa da un senso di malinconia, e da una visione complessivamente piuttosto cupa, cinica e poco speranzosa dei rapporti coniugali, e non solo.
Il film, date anche le professioni svolte da alcuni dei personaggi, è ambientato quindi in uno scenario socio-culturale altoborghese, intellettualmente artistico e creativo, come dimostrato anche dalle location che ci portano tra eleganti appartamenti di città e le residenze di campagna chic in cui vediamo muoversi i protagonisti, e dunque si potrebbe far notare, per riprendere le parole di uno dei personaggi, che si parla comunque dei "problemi allo champagne" di gente ricca.
Burns continua comunque correttamente a raccontare situazioni che conosce, dato che le sue storie e i suoi personaggi negli anni sono cresciuti anagraficamente insieme al loro stesso autore e al suo pubblico, confermandolo così come uno dei cantori della cosiddetta Generazione X.
In questo caso però le vicende affrontate dalla sceneggiatura non sono originalissime di per sé e non acquistano più spessore proponendole nello stesso film come storia famigliare; soprattutto sul finale sembrano concludersi in una maniera piuttosto pigra, fiacca e poco emozionante, che lascia con un po' d'amaro in bocca ma anche in parte di noia, il che rende Millers in marriage un film serio, adulto e ben confezionato ma che non spicca all'interno del suo genere.