Modi - Tre giorni sulle ali della follia, recensione del film di Johnny Depp
C'era molta attesa per Modi - Tre giorni sulle ali della follia, il nuovo film diretto da Johnny Depp, che torna dietro la macchina da presa dopo l'esperienza non esaltante de Il coraggioso, in cui l'attore e regista lavorava al fianco di Marlon Brando. All'epoca le doti registiche di Depp vennero quanto meno criticate, portandolo a prendere le distanze dal ruolo di metteur en scene. Da allora è passata molta acqua sotto i ponti e la carriera di Johnny Depp è cambiata: dopo essere diventato il volto rassicurante della Disney, l'interprete di Jack Sparrow si è visto buttato fuori da Hollywood a causa delle accuse mosse dall'ormai ex moglie Amber Heard, poi "annullate" in tribunale. Costretto a ricostruire quasi interamente la sua carriera, a recuperare la sua reputazione e la fiducia degli spettatori, Johnny Depp ha deciso di tornare dietro la macchina da presa. Ed è così che è nato Modi - Tre giorni sulle ali della follia.
Dopo essere stato più o meno misteriosamente bocciato dalla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia e dopo l'anteprima al festival di San Sebastian, Modi - Tre giorni sulle ali della follia è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma, dove Johnny Depp ha anche ricevuto il premio alla carriera dopo aver saltato la conferenza stampa programmata a causa di un contrattempo aereo. La storia del film è incentrata sulla figura di Amedeo Modigliani, interpretato da Riccardo Scamarcio, seguito in tre giorni di fughe, bevute, incontri e prese di consapevolezza. Non si tratta di un film biografico comunemente inteso. A Johnny Depp non interessava raccontare pedissequamente la vita dell'artista trapiantato a Parigi: al contrario, è lo spirito di Modigliani quello che voleva fermare sulla pellicola. Quel sentimento di essere davvero un pesce fuor d'acqua, un artista che si agita in un mondo che cambia e che sembra volerlo rendere invisibile e insignificante. Una non-creatura buona solo per essere giudicato e criticato, la cui arte diventa qualcosa senza valore, buono solo per fare una bevuta.
Non bisogna necessariamente essere critici cinematografici per ritrovare nella trama e nello svolgimento di Modi - Tre giorni sulle ali della follia alcuni elementi che Johnny Depp ha potuto accostare alla sua vita. La figura dell'artista al limite, deriso dai propri contemporanei, tenuto fermo ai box perché non corrispondente agli standard e alla moda del momento... Johnny Depp, come attore e come "personaggio pubblico" è quasi sempre stato una figura scomoda, impossibile da imbrigliare, che ha sempre combattuto per difendere se stesso da chi lo voleva diverso, da chi voleva appiattirlo in uno standard rassicurante e "spendibile". In questo senso, Depp è Modigliani e attraverso il film si sta prendendo il proprio riscatto, quella rivincita che veste anche la figura di Modigliani, le cui opere sono ben lontane dal valere solo quei sessanta franchi offerti nel 1916, quando la guerra faceva tremare la città di Parigi. Proprio questa vicinanza fa sì che il film somigli molto al suo regista: è libero, divertente, incurante delle regole (c'è anche una bestemmia in apertura), dedito solo all'arte e a cosa significhi essere un artista, cedere alla follia della creazione e dei risvolti della distruzione.
Johnny Depp gioca con la figura di Modigliani e, allo stesso tempo, gioca con il cinema che ha amato: omaggia il cinema muto, quello del Buster Keaton che aveva già omaggiato, in qualità di attore, con il film Benny & Joon. Omaggia il cinema espressionista, ma anche quello weird, quello delle allucinazioni e dei narratori inaffidabili, in cui lo spettatore non sa più se credere o meno a quello che viene mostrato sullo schermo. Riccardo Scamarcio si presta davvero bene al ritratto di Amedeo Modigliani, regalando quella che forse è la migliore interpretazione della sua carriera, a prescindere dai pregiudizi che lo accompagnano da sempre, per via dei primi ruoli della sua carriera. Al suo fianco un cast molto ricco - tra cui spiccano Al Pacino, Luisa Ranieri, Stephen Graham, e Antonia Desplat - rende credibile e tridimensionale la galleria di freaks che sembrano voler avvicinare quest'opera di Johnny Depp alla poetica dell'amico regista Tim Burton. Nota di merito per gli altri due comprimari, Bruno Gouery e Ryan McParland, che formano una versione sui generis dei Tre Moschettieri, pronti a "combattere" a modo loro al fianco di Modigliani.