I film d'azione che hanno per protagonista Jason Statham sono ormai da tempo, lo sappiamo, praticamente un sottogenere consolidato, con l'attore inglese divenuto sinonimo di personaggi solitamente duri e tosti, burberi e letali, insomma il genere di persona che è meglio non far arrabbiare. Alla soglia dei 60 anni, Statham non sembra aver voglia di mollare la presa o rallentare, come dimostra l'arrivo nelle nostre sale del film Mutiny: qui l'attore interpreta Cole Reed, ex poliziotto segnato da eventi dolorosi che ne hanno inevitabilmente condizionato vita e carriera, e ora è diventato la guardia del corpo privata di un ricchissimo uomo d'affari (Ramon Tikaram), con cui si è stabilito un rapporto di fiducia solido e sincero; così, quando il suo capo cade vittima di un agguato la cui colpa sembra ricadere sullo stesso Cole, quest'ultimo dovrà darsi da fare per sfuggire a chi gli dà la caccia e scoprire i veri responsabili. Il protagonista si imbarca dunque su una nave da carico, dove si troverà alle prese con una pericolosa rete criminale, in una lotta contro il tempo contro il nemico in cui sarà aiutato dalla ufficiale Angie Ellis (Annabelle Wallis).
Mutiny è diretto dal francese Jean-François Richet, regista di successo in patria (ricordiamo il dittico Nemico pubblico N.1 con Vincent Cassel) ma da tempo attivo anche a Hollywood dove si è specializzato in thriller d'azione, come Blood Father (2016) con Mel Gibson e The Plane (2023) con Gerard Butler, di cui il progetto di Mutiny originariamente nasce proprio come un suo sequel, anche se poi ha preso un'altra direzione diventando un film a sé stante senza alcun legame con esso.
Dal momento che la maggior parte del film è ambientata a bordo di una nave, la storia offre l'opportunità di sfruttare l'unità di luogo esaltando gli spazi ristretti e limitati e l'impossibilità quasi claustrofobica a sfuggirne: i personaggi sono quindi impegnati in fughe e combattimenti che si snodano tra corridoi, cabine, pontili e via dicendo, in maniera funzionale e soprattutto tesa e veloce, anche se non particolarmente suggestiva o inventiva a livello di suspense. Di certo questo non è un film che si va a vedere con l'aspettativa di dialoghi brillanti o profondi, ma qui la trama si limita davvero al minimo indispensabile, e anche gli inevitabili accenni a un privato tormentato dei personaggi principali, che dovrebbero in teoria dare loro più spessore, vengono risolti piuttosto sbrigativamente senza lasciare traccia; se il protagonista ripropone senza sorprese il modello dell'uomo deciso a far trionfare la giustizia (anche fatta da sé) contro il crimine e la corruzione, al suo fianco troviamo una presenza femminile alquanto anonima, nel ruolo della donna dall'aspetto delicato ed etereo ma tosta anche lei, con quel tocco di calore materno che vuole aggiungere umanità alla storia, mentre ciò che è assente dal film è l'ironia, che forse invece avrebbe dato un tocco di energia e vivacità in più a scapito della prevedibile noia.
Sappiamo che nel corso della sua carriera Statham ha trovato le sue collaborazioni più felici e riuscite con registi come Guy Ritchie o in saghe come Transporter, I mercenari e Fast&Furious: anche il personaggio di Cole Reed in Mutiny potrebbe diventare il protagonista di un potenziale franchise ed essere destinato al ritorno, ma nel frattempo il film si rivela un prodotto senza grandi scossoni, rivolto allo zoccolo duro dei fan dell'attore.